Del “biogas” e altre quisquilie

di Marco Vallesi

biogas

Il mestiere del redattore, come tutti quelli che si svolgono con passione, non è esattamente una passeggiata. Diventa ancor più oneroso quando, al di là delle “normali” difficoltà, si aggiunge all’impegno quotidiano la censura preventiva applicata da chi, pur spargendo a profusione comunicati stampa, interviste e dichiarazioni su ogni foglio – cartaceo o informatico che sia – cerca, vanamente, di tagliarti fuori e negandoti l’accesso diretto alle informazioni.

Il riferimento per chi non avesse compreso (i nostri più affezionati lettori dovrebbero saperlo tutti) è al Comune di Tarquinia e, nello specifico, alla volontà del sindaco Mazzola che ebbe a pronunciarsi apertamente sul suo disprezzo verso la nostra testata “sanzionandola” – da tre anni a questa parte- con l’esclusione della stessa dall’elenco degli indirizzi verso cui il Comune, abitualmente, invia i comunicati stampa e gli annunci di manifestazioni, ecc..

Ed è anche difficile spiegare a chi non vuol capire a cosa può servire il lavoro di chi assorbe, analizza e digerisce, quotidianamente, le migliaia di parole che costituiscono il corpus di una rassegna stampa cercata, inseguita e, qualche volta, raccattata nei cestini dell’immondizia dei bar dove finiscono, verso sera, i vari quotidiani messi a disposizione dai gestori per i clienti.

E proprio ieri sera, togliendo di mano l’edizione viterbese de “Il Messaggero” al barman che lo stava “differenziando”, ho potuto leggere un articolo riportante alcune dichiarazioni di Mazzola sul progetto dell’impianto di trattamento dei rifiuti organici – ormai noto come “biogas” anche se la dicitura ufficiale è “digestore anaerobico per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, con relativa produzione di energia elettrica derivante dalla combustione del gas generato dalla fermentazione dei rifiuti’’ – che, secondo gli imprenditori proponenti, dovrebbe sorgere il località “Olivastro”.

Trascrivo, dall’articolo, il testo con la dichiarazione più significativa e interessante del sindaco: “Non sono un tuttologo – dice con ironia – né posso pronunciarmi a priori: incaricheremo l’Istituto superiore di sanità si valutare il progetto. In base ai rilievi degli esperti, decideremo con l’unico obiettivo di difendere il nostro territorio e la salute dei cittadini, ma senza pregiudizi.”. Non è un “tuttologo”, questo lo sapevamo anche se, spesso, ne veste i panni ma, ancora in questo caso, sembra – e dico sembra… – addirittura uno “smemorato” visto che, rispetto ad altre dichiarazioni, non cita nemmeno la famosa delibera di Consiglio n.33/2004, quella secondo la quale, riassumendo, si “contrasta”, nel territorio di Tarquinia, la costruzione di impianti per trattare rifiuti provenienti da altri comuni.

Eppure, nel Febbraio scorso, riferendosi alla medesima questione “biogas”, rispondendo a non meglio specificati “cittadini”, ebbe a sottolineare: “Ho detto loro – spiega Mazzola – che fa fede la delibera del consiglio comunale del 2004. Il no categorico di questa amministrazione è chiaro” (qui).

Ecco, qui si evidenzia il senso delle parole e l’importanza di rilevarle per fissare, senza troppi fronzoli e senza sconti, una palese contraddizione: quella tra il Mazzola “invernale” categorico, perentorio e quella del Mazzola “estivo” possibilista e “ironico”. Cos’ha cambiato le opinioni del sindaco nell’arco di sei mesi? Sono sopraggiunti o maturati accordi politici che lo hanno fatto deflettere dalle iniziali, escludenti e avverse posizioni al progetto “biogas”? Si stanno già delineando, sulla scorta di eventuali, ulteriori “promesse”, le prime schermaglie per accordi elettorali sulla sua successione?

Come ha pesato o quanto ha accelerato, sulla recentissima sortita “possibilista” del sindaco, l’”interrogazione a risposta scritta” presentata dal Movimento 5 stelle di Tarquinia (in cui sembra essere confluita la frangia più intransigente degli oppositori al progetto del “Consorzio Pellicano” compresi alcuni membri dell’ associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio”) (qui)?

C’è una nesso tra il voto di sfiducia del M5S che ha indotto Celletti alle dimissioni da consigliere e le osservazioni critiche che aveva sollevato sulle modalità di stesura e sul contenuto del documento dell’interrogazione – al tempo scritto altrove – che gli venne sottoposto e per il quale negò la presentazione a sua firma? Perché Celletti si rifiutò di presentarlo?

 Sappiamo già che risposte – chiare – ai quesiti sopra sarà improbabile averne, ma, non per questo intendiamo esimerci dal riproporli aggiornandoli laddove emergano ulteriori sviluppi o novità.