Antonelli: “Sull’IMU l’Agraria fa da capro espiatorio”

Pubblicato il 04 giu 2012 con 5 Commenti

Riceviamo e pubblichiamo

Sull’IMU in agricoltura occorre fare chiarezza. Spostare il problema sulle quote dell’Università Agraria è miope. È solo la punta di un iceberg assai più insidioso che rischia di affondare moltissime aziende agricole peraltro in una stagione impossibile come questa e in un periodo di crisi. Serve una seria mobilitazione.

L’Università Agraria versava al Comune di Tarquinia circa 170.000 Euro di ICI, oggi dovrà versare poco meno di 400.000 Euro di IMU. 157.000 Euro è l’IMU calcolata sui soli terreni ripartiti in quote, dai quali l’Ente introita un totale, compreso IMU, di poco superiore ai 300.000 Euro, al netto di quanto poi girato al Consorzio di Bonifica. Numeri alla mano incassano di più Stato e Comune con l’IMU dalle predette quote di quanto non faccia l’Università Agraria.

Il calcolo eseguito, quello previsto per legge: rendita, rivalutata al 25% per il previsto moltiplicatore di 135 per l’aliquota al 7,6 per mille. L’Università Agraria è infatti equiparata ad un grande proprietario terriero, il suo patrimonio conteggiato in maniera complessiva. Il 7,6 è l’aliquota fissata per legge in assenza di quella scelta dai Comuni, per il pagamento al 18 giugno.

Va ricordato che nella Provincia di Viterbo solo Tarquinia e Montalto di Castro pagano l’IMU e che nel Lazio nessun altra Università Agraria è assoggettata a questo tributo. La circolare n.3/DF del Ministero delle Finanze del 28 maggio specifica che in caso di concessioni il tributo è a carico del concessionario se riguarda demani collettivi. Finanche non riconosciuto dal Comune, l’Università Agraria non può eludere per legge detto principio.

La verità è che stiamo facendo gli esattori per conto di altri, ma non ci si può addossare la colpa della tassa più ingiusta della storia. Le quote dell’Agraria continuano ad avere costi inferiori a quelle di mercato. Non pagare non è la soluzione, se il gettito non sarà quello previsto il rischio è l’aumento dell’aliquota per tutti.

Il Presidente Avv. Alessandro Antonelli

5 Commenti

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  1. Motivo in più per abolire le Università Agrarie. Le competenze sugli usi civici passerebbero al Comune e quindi, oltre a risparmiare sui costi della politica, non si pagherebbe nemmeno l’IMU.

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  2. ma se non paga chi usa la terra chi deve pagare???? quando non c’erano i soldi dell’ENEL ha fatto comodo l’Agraria di tutti, mo che siamo abituati bene e diecimila euro non si negano a nessuno si spara su via garibaldi !!!!!

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  3. Conosco i prezzi di “mercato” degli affitti di terreni dai privati e conosco i canoni fissati dall’Università Agraria, e l’unica cosa che mi chiedo è come mai non ci si lamenta dei canoni di mercato che sono presso a poco il doppio di quelli che offre l’Agraria. L’agricoltore sà bene che i canoni dell’agraria sono ancora di gran lunga i più bassi. Quoto in pieno il commento di tontolo!

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  4. Cari tontolo e Enormi, forse a voi sfugge ( ma non credo) che l’Università Agraria è un bene collettivo che deve andare incontro alle necessità dei cittadini, e se vogliamo dei meno abbienti, per cui ritengo pretestuoso e ridicolo paragonare i canoni a mercato libero con quelli dell’U.A.. Ferma restando la mia convinzione personale che il patrimonio delll’ente dovrebbe essere alienato ed i proventi investiti in opere pubbliche per la collettività.
    Se non ricordo male qualche vecchio tarquiniese che ci ha lasciato da poco tempo suggerì, proprio al presidente Antonelli che se ne fece carico, di valutare l’opportunità di realizzare una casa di riposo per gli anziani. Anche questa finita nell’oblio.

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  5. Il 7,6 è l’aliquota fissata per legge in assenza di quella scelta dai Comuni, per il pagamento al 18 giugno.

    Ma Antonelli dice sul serio? Che fa adesso, se la prende con il nostro Comune ( in assenza di quella scelta )? Quello governato dal sindaco del suo stesso partito e che ha sostenuto a spada tratta in campagna elettorale? Ma dove era prima delle elezioni, a coltivare margherite e papaveri nei pascoli della Roccaccia? Perché non ha chiarito prima della tornata elettorale a quali condizioni lo avrebbe esposto l’amministrazione uscente NON scegliendo le aliquote IMU minime? E adesso, cosa dovrebbero pensare i suoi elettori-utenti? Che prima si salva la baracca elettorale, poi ci si lamenta del destino cinico e baro che ha reso l’ente che amministra “il capro espiatorio” a causa della presente, ma non imprevedibile, ”suppostina” tributaria?
    Si consoli il presidente Antonelli pensando al suo antico mentore e coach, l’inossidabile Memmo, e a come utilizzerà i soldini che, i concessonari/utenti dell’Agraria, verseranno al Comune: hai visto mai che, tra un pezzo di ferro e l’altro, gerani, teatrini e altre “sue” opere, ci scappi anche qualche catena omaggio per l’androne di palazzo Vipereschi?

    Certo è che, di tutte le roboanti ed enfatiche uscite del presidente, questa, di gran lunga, è la più curiosa ed enigmatica.

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