Riceviamo e pubblichiamo
Taglio dei boschi, l’Università Agraria di Tarquinia pubblica i bandi. Attività fondamentale e storica per il bilancio dell’Ente. “In ottemperanza al Piano di Gestione e Assestamento Forestale – spiega l’assessore Attilio Boni – abbiamo già redatto e approvato i progetti di taglio e messo a bando le sezioni boschive.
Siamo in anticipo sui tempi. Seguendo i buoni risultati degli ultimi anni abbiamo ridotto la superficie di comparto oggetto di taglio, così da favorire la partecipazione delle ditte boschive medio piccole e locali. Il settore è in crisi già da alcuni anni, appare giusto trovare soluzioni alternative alla vendita in unico grande corpo del bosco.
Una scelta strategica che favorisce i controlli sul taglio e le attività connesse. Rispettare il piano di gestione di assestamento forestale è indispensabile per la salvaguardia del patrimonio. Il taglio, permette al bosco stesso di vivere e di rigenerarsi. Le matricine lasciate a dote permettono al bosco di rivivere ancor più rigoglioso.
È ormai ampiamente dimostrato che la tipologia di boschi della nostra zona deve avere tagli regolari. Non mancano casi di sezioni, nei comuni circostanti, in cui il bosco è regredito ed è stato irreparabilmente danneggiato dal mancato o ritardato taglio.
I nostri boschi rappresentano un ecosistema in equilibrio. Tagli regolari, ricrescita, pascolo brado del bovino maremmano, hanno permesso di mantenere intatto il patrimonio forestale dell’Università Agraria, che ricordiamo ammonta a quasi 2500 Ettari, il vero polmone verde della nostra città”.
















3 agosto 2012, 17:23 at 17:23
Che significa “il vero polmone verde”della nostra città ? Perchè visto che c’è il polmone fuori mura possiamo continuare ad abbattere alberi in città? Bene comunque per una corretta gestino del patrimonio forestale !
Saluti
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3 agosto 2012, 21:33 at 21:33
Chissà chi lo farà questo servizio?????
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3 agosto 2012, 22:53 at 22:53
Tagliare pini inutili e dannosi non è male se solo si ripiantumassero altri alberi.
Hot debate. What do you think?
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4 agosto 2012, 12:12 at 12:12
@PINO
Sulla inutilità dei pini nutro seri dubbi ; tanto è che la divisione Pinophyta, che ra raggruppa le piante più comunemente chiamate conifere, è un un gruppo antico con fossili che risalgono a 300 milioni di anni fa dal periodo Paleozoico al Carbonifero; anche molti dei generi moderni sono riconoscibili da fossili di 60-120 milioni di anni fa. Altre classi e generi, ora estinti, sono stati trovati come fossili, in particolare dal tardo Paleozoico alle ere mesozoiche. Per quanto riguarda la dannosità,il suo concetto di danno è decisamente differente dal mio ma non si preoccupi anche in dottrina ( codice civile) non vi è unanimità di vedute in ordine alla questione attinente alla possibilità o meno di individuare una nozione unica di danno. Comunque sia, ad oggi ,con opportuni interventi si possono conciliare le 2 cose: conservazione del bene- albero e bene-manufatto. Purtroppo la concezione di Pianta = patrimonio, sia per lei che per altri è ancora lungi da concepire.P.S Chissà quanti oggetti lei manipola quotidianamente grazie al legno prodotto dai pini o provenienti dalle pigne stesse, chissa?
Saluti
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5 agosto 2012, 1:18 at 01:18
@ pino
Senza troppi ed inutili giri di parole a mio avviso è molto più dannosa- oltre che inutile- l’opera pubblica ( marciapiede e muretto di protezione), rispetto alle quattro piante di pino preesistenti ed abbattute recentemente, seppure in ottimo stato vegetativo.
@ Stupsitupsi
Riguardo al danno, in questo caso quello ambientale determinato astrattamente dall’opera pubblica, il codice (e mi riferisco a quello dei beni culturali e del paesaggio di cui al D. Lgs 42/2004), all’art. 181 stabilisce pene ben più gravi e di natura penale nel caso si intraprendano “…opere in assenza di autorizzazione o in difformità da essa…”.
Ciò significa che la non univocità di vedute del danno si trova in vari settori ed a vario titolo.
E’ solo una questione di punti di vista e di sensibilità per la tutela dell’ambiente.