politica
Finissimo.

Ho ascoltato gran parte del discorso di Giafranco Fini a Mirabello (Fe).
Ho trovato il presidente della Camera in forma smagliante: chiaro, ma non di carnagione; deciso, ma non adrenalico; facondo, ma non cavilloso.
In circa un’ora e mezza è riuscito a:
- 1) accreditarsi presso il pubblico, televisivo e internettiano, come un politico dotato di uno spessore non comune e assolutamente non discutibile.
- 2) appropriarsi definitivamente, e senza appello, di principi e parole che la fantomatica e impropria “sinistra” non riesce da tempo immemore a pronunciare più.
- 3) dettare condizioni durissime e perentorie per ogni eventuale futuro dell’alleanza con Berlusconi e Bossi.
- 4) lanciare un vistoso e ghiotto amo ai partiti di Casini e Rutelli.
- 5) demolire ogni velleità del PD riguardo le improbabili e fantasiose alleanze che la Bindi aveva maldestramente ipotizzato e che, altrettanto maldestramente, sono state smentite.
- 6) portare dalla sua parte consensi che non proverranno solo dalle tradizionali aree di destra.
- 7) porre una sua seria ipoteca sulla futura leadership di qualsiasi formazione di centro-destra.
Questo, mi sembra, quello che è riuscito a Fini in circa 90 minuti: la durata di una partita di calcio.
Robe da ere geologiche per un PD che invita, adula e difende Schifani.
“Sempre contrari alla pena di morte” Da quando?
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No, non è un fotomontaggio e neanche uno scherzo.