dialetto
Le gabbie dentro e fuori di noi.
A scuola, dialetto obbligatorio; per il lavoro, salari “territorializzati” o gabbie salariali; economia e fiscalità all’ombra di un federalismo a go-go; ronde per la sicurezza; xenofobia e razzismo dai palchi degli oratori per strappare applausi ai trogloditi convenuti. Queste le ideuzze ferragostane, in chiave populista, della Lega Nord.
E continuano, continuano imperterriti a solleticare i peggiori e più bassi istinti di quel popolo vieppiù numeroso - una massa senza orizzonti che non siano i confini dell’egoismo e della crassa avidità – che accorre mosso da paure indotte, da un malinteso senso di appartenenza ad un territorio, dalla volontà di affrancarsi da una presunta contaminazione con ciò che non conosce e non vuol conoscere, da una ritrovata, primordiale bestialità nelle parole dei “porcari” e degli “sceriffi”.
Pensando a questa gente, mi è tornato in mente un piccolo libro, donatomi qualche tempo fa da un caro amico: Le prigioni che abbiamo dentro, cinque lezioni sulla libertà, di Doris Lessing (ed. minimum fax).
Non ho bisogno di rileggerlo per trovare la clamorosa contraddizione tra le parole del premio Nobel per la letteratura (2007) e la stupida, quanto tremenda, realtà che ci costringe ad ascoltare e leggere tanta protervia diffusa nel nostro paese da chi - ne sono sicuro -, di questo piccolo ma prezioso libro non ne conosce neanche l’esistenza.
Forse perchè non esiste ancora una traduzione in bergamasco?
“Sempre contrari alla pena di morte” Da quando?
Dal “il messaggero.it” Romano Prodi interviene su Il Messaggero e Il Mattino: bisogna introdurre nella coltura nuovi diserbanti e nuovi innesti l’ex premier si dice «piacevolmente sorpreso» che Bersani abbia deciso di riprendere la «coltivazione» dell’Ulivo, sottolineando anche la positività dell’aggettivo «nuovo», che «mette in rilievo la necessità di introdurre nella coltura nuovi diserbanti, nuovi [...]
No, non è un fotomontaggio e neanche uno scherzo.