Ci mancava il difensore (anonimo) della guida turistica.

Straordinario intervento di un sedicente “cittadino” a difesa della improbabile guida turistica “Tarquinia IX A.C.” nel forum del portale Tusciaweb.

L’anonimo paladino, evidentemente risentito,  non solo dalle nostre critiche, ha inteso spezzare una lancia a favore del prodotto editoriale del Comune.

Questo uno screenshot dell’intervento del fantomatico, ed eroico, difensore:

Molto interessante l’accusa che muove il “nostro concittadino” a coloro i quali, secondo lui, dovrebbero tapparsi la bocca e rimboccarsi le maniche: “A tutti quelli che ne parlano male volevo chiedere come mai non ci avete pensato prima o magari dato un supporto per realizzarla.”

Chissà, magari qualcuno ce lo avesse chiesto, avremmo potuto contribuire a far morire in pace Giuseppe Garibaldi nella sua residenza di Caprera evitandogli così di trascinarsi moribondo a Corneto-Tarquinia per la sua storica visita nel 1882 (secondo gli autori della guida n.dr.).

Alle spalle del sindaco.

Il silenzio ufficiale delle autorità cittadine dopo le nostre e le altrui segnalazioni sugli incredibili errori presenti nella guida “Tarqunia IX A.C.” non ci ha minimamente distratto dall’osservare altri dettagli a margine della sciatta compilazione del manufatto cartaceo.

La notorietà a cui è pervenuta la famigerata pubblicazione ha suscitato un interesse per il quale, diversi cittadini, ci hanno voluto sollecitare proponendoci altre osservazioni.

Tra queste, quella che abbiamo ritenuto, al momento, più interessante riguarda ancora lo strafalcione sul soggiorno cornetano di Giuseppe Garibaldi.

Si tratta di un reperto, una vecchia foto della lettera autografa con la quale G. Garibaldi ringrazia il sindaco e la popolazione per il gradito invito a visitare la città. Eccola.

Nonostante la non eccellente qualità dell’immagine si possono leggere, sia la data della lettera -  28 giugno 1875 – , sia la firma in calce – G. Garibaldi-. La visita, come sappiamo, ebbe poi luogo il 24 ottobre 1875 e si protrasse per tre giorni.

La fotografia della lettera, evidentemente scattata molti anni fa in condizioni non ottimali, rende il testo non facilmente leggibile,  tuttavia,  in un passo possiamo leggere l’intenzione del generale di “…poter presto visitare…”.

Un tale documento andrebbe restaurato e trascritto al fine di non perderne, definitivamente, la residua memoria.

Già, ma dove si trova la lettera originale?

Presto detto: appesa al muro nella stanza comunale del sindaco, all’interno di una cornicetta, proprio dietro alle spalle della sua sedia quand’egli vi è seduto.

Chissà se il sindaco M.Mazzola, l’assessore al turismo S. Celli, la giunta in genere e – a questo punto – soprattutto, l’assessore alla cultura A. Centini, hanno mai visto, letto e compreso il contenuto della lettera?

Chissa se, avendo cognizione del significato dell’antica missiva, riusciranno a metterla in relazione con le scempiaggini riportate nella guida a proposito della visita “garibaldina” in città?

Noi ne dubitiamo ma, se avessero qualcosa da precisare daremo loro tutto lo spazio di cui ritenessero aver bisogno.

Ma, ormai, non ci speriamo più.

Mercurio

La storia di Jane Hightower, medico di San Francisco (U.S.A.), delle sue ricerche e della sua passione nel seguire con caparbia curiosità e desiderio di comprendere, è affascinante ed encomiabile. Il lavoro svolto dalla dottoressa Hightower si avviò quasi per caso quando, ad un paziente che presentava un insieme di sintomi vaghi (nausea, malessere, cefalea, confusione mentale, stanchezza, perdita di capelli, ecc.) apparentemente non assegnabili a patologie note, venne effettuato un esame del sangue con una ricerca non richiesta, quella del livello del mercurio nel sangue che risultò molto elevato: 18 microgrammi per litro, a fronte di una soglia di attenzione di 5 microgrammi per litro. Da quel momento, la Hightower, iniziò a mettere in relazione il quadro sintomatico di numerosi pazienti con il loro livello di mercurio nel sangue. Così scoprì che molte persone subivano gli effetti di quella che lei stessa definì “nebbia mercuriale”. Una delle vie che porta all’interno dell’organismo il pericoloso metallo è quella alimentare, in particolare le diete ricche di pesce: soprattutto, grandi pesci (tonno, pesce spada, ecc.) contaminati dallo sversamento, effettuato in vari modi, diffuso e indiscriminato, del mercurio in mare. E fu proprio grazie allo studio delle abitudini alimentari dei suoi pazienti che il coraggioso medico riuscì a comprendere in quale modo e con quale intensità essi furono contaminati. Leggi il resto di questo articolo »

Ancora sulla Guida.

di Anna Alfieri.

Per vari motivi, solo ora ho potuto sfogliare con un po’ di attenzione la nuova Guida Tarquinia IX A.C. e sono rimasta molto sconcertata quando, aprendola proprio al paragrafo 21 dedicato alla Sala Consiliare, ho notato che le due immagini situate a fondo pagina 46, non solo non riguardano la nostra Sala del Consiglio, ma sembrano non riguardare alcun altro luogo municipale, giacché non godono di alcuna didascalia chiarificatrice. Per la cronaca, la raffigurazione della donna dal seno scoperto che – incoronata da un diadema di torri e ingioiellata all’etrusca – tiene tra le braccia un mazzo di spighe seduta sulla riva del mare, è una ottocentesca allegoria della nostra Città, dipinta nel soffitto della stanza del Sindaco dal pittore cornetano Scappini. Ma non è di questo che voglio parlare, perché, in fondo – sebbene ciò non dovrebbe mai accadere – mettere foto sbagliate nella pagina sbagliata può considerarsi un peccato più o meno veniale, uno di quelli che noi insegnanti definiamo “errore di distrazione”. Il peggio è venuto quando ho letto l’intero paragrafetto relativo alla descrizione della Sala Consiliare, nel quale sono scritte le seguenti e precise parole: L’attuale Sala Consiliare venne realizzata negli anni ’60 dello scorso secolo dopo aver demolito le strutture preesistenti di quello che era stato a partire dal sec. XVI il Teatro Comunale, a sua volta ricavato “in” (sic) quella che era la Cappella di Palazzo. Accidenti, ho pensato, se prima il Teatro e poi la Sala vennero  ricavati  “nella” Cappella, quella Cappella doveva essere grande come una cattedrale! Ma questo è stato uno sciocco pensiero che ha lasciato il tempo che ha trovato. Il brutto – ma veramente brutto – è che il paragrafetto, a dimostrazione della esistenza della vecchia  e improbabile cappella, continua esattamente così: Alla destra della porta d’ingresso sono visibili i resti di un affresco della primitiva Cappella rappresentante una crocifissione, mentre sulla parete di fronte tre grandi opere del pittore cileno Matta… (ecc. ecc…) affresco-s-agostino-ridA questo punto, incredula, ho dovuto leggere e rileggere le poche righe che avevo davanti agli occhi, ma poi mi sono arresa all’evidenza perché l’affresco si trova realmente a destra della porta d’entrata e raffigura realmente la crocefissione e alcuni Santi tra i quali, visibilissimo in abito di vescovo di Ippona, c’è Sant’Agostino. Leggi il resto di questo articolo »

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