Libridine: il “triangolo delle Bermuda” della cultura tarquiniese

Pubblicato il 13 mar 2013 con 5 Commenti

di Piero Nussio

Se qualcuno dovesse pensare che a Tarquinia la maggioranza sia costituita da analfabeti, e che il maggior partito sia quello “Del grano duro”, devo correggerlo e consigliargli di tenersi più aggiornato. È luogo comune fra i concittadini riunirsi al bar – a fare e disfare i governi – dicendo che in questo “zozzo paese” contano soprattutto pastori ed agricoltori, che regna l’ignoranza più grassa e che tutta l’economia dipende dal prezzo del grano duro al quintale. Niente di più sbagliato, e di superato dai tempi e dagli avvenimenti.

Esiste un luogo a Tarquinia, non lontano da quei bar dove si parla così antico, che si può definire senza paura di smentite il vero “triangolo delle Bermuda” della cultura cittadina. Perché la quantità di libri al metro quadro è superiore a quella che si può riscontrare a Roma o a Firenze. Uno dei vertici è Via Umberto I n. 34, indirizzo di Palazzo Bruschi, dove ha sede la nuova biblioteca comunale “Vincenzo Cardarelli”. Nelle sue ariose stanze affrescate trovano luogo (per 700 metri quadri) più di 27.000 volumi, senza contare periodici e riviste, e l’accesso ad Internet, con tutto il suo sapere.

Di fronte alla Biblioteca, al numero 25 di Via Umberto I, si trova una libreria che si dedica principalmente alla vendita rateale e al libro d’arte. È il Punto Einaudi, un locale di 40 metri quadri dove trovano posto almeno un migliaio di volumi. Non lontano più di 50 metri è il terzo vertice del “Triangolo della cultura”: in via Carducci n.8 ed è costituito dalla libreria “La Vita Nova”, che in 150 metri quadri ospita ben 8.000 volumi. La Vita Nova è una libreria molto particolare perché –sulla scia di analoghi locali sorti negli Stati Uniti – ha la doppia funzione di libreria e bar, prestandosi molto bene al “relax culturale” ed allo svolgimento di eventi letterari.

Non sono questi gli unici luoghi a Tarquinia in cui è possibile trovare libri, perché possiamo anche vantare un Archivio storico, una Emeroteca, varie librerie-cartolerie, fino ai libri in vendita nei supermercati e nei centri commerciali. Ma la particolarità del “Triangolo della cultura” di via Umberto I è di certo innegabile, specie poi se ci si volesse sommare, sempre a via Umberto, i libri dell’ulteriore cartoleria-libreria e quelli nella vecchia sede della Biblioteca, che ospita – ancora da classificare – gli 8.000 volumi di una biblioteca donata di recente al Comune.

A proposito di eventi letterari e di “relax culturale”, si può affermare che quasi non esiste scrittore italiano di un qualche valore che non sia approdato nella nostra città per presentare le sue opere. Lo hanno fatto nella serie di manifestazioni itineranti di “Book & Wine” dove sono stati presentati nel corso degli ultimi anni una ventina di autori a colloquio con il pubblico in vari scorci della città, insieme a degustazioni di vini DOC di produttori locali. Lo hanno fatto, a partire dal 2007, in veri eventi che si sono tenuti alla libreria-caffè La Vita Nova e negli incontri del Gruppo di lettura che lì ha sede. Lo hanno fatto in incontri tenuti nei locali del ristorante Gradinoro e in conferenze ospitate dalla associazione di Arte e Storia, oppure in incontri di varia natura tenuti nel salone del Palazzo Comunale. Ma soprattutto, l’evento che dal 2008 caratterizza l’autunno tarquiniese è la serie di incontri con gli scrittori che si svolgono nell’ambito del Premio Cardarelli. Ogni anno più di una decina di scrittori famosi incontra settimanalmente sia gli studenti delle scuole superiori (nella mattinata) che il pubblico adulto nel pomeriggio. Il processo all’autore e la premiazione dei vincitori riempiono poi i saloni ogni anno e sono vissuti con un trasporto che in altri tempi era dedicato solo ai campioni sportivi.

Il premio Cardarelli non è l’unico premio letterario che si svolge a Tarquinia: da anni molti ragazzi – prima solo locali, poi in ambito nazionale – si cimentano nei racconti che concorrono al Premio Donati, e uno scrittore di gialli può vantare di essere stato scoperto grazie al premio letterario Hadrianus. Sono lontani i tempi in cui le premiazioni letterarie erano quasi deserte, e quelle sportive piene di pubblico.

Ed è proprio pensando alle ormai lontane polemiche tarquiniesi di Quasimodo che ci definiva “un paese di morti” perché i concittadini preferivano accalcarsi a vedere i corridori ciclisti piuttosto che rendere omaggio a lui in un lontano Premio Cardarelli che mi è venuto alla mente un accalcato pomeriggio in cui furono “processati” Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ai tempi de “La casta”, oppure la serata di Luca Telese e delle sue avventure giornalistiche: se ci fosse stata una corsa ciclistica nessuno sarebbe andato a vederla. Erano tutti a seguire i dibattiti sugli autori…

Così come i molti frequentatori della biblioteca, e coloro che amano il “relax culturale” nelle librerie del “Triangolo” smentiscono la superficialità delle chiacchiere da bar, che vorrebbero i tarquiniesi impermeabili alla cultura.

Il termine più giusto – rubato ad un titolo editoriale – è allora proprio “libridine”, derivato improprio delle due parole libri e libidine, ad indicare il piacere sottile di chi ama perdersi fra i libri del Triangolo tarquiniese.

5 Commenti

Sinora 5 Commenti su Libridine: il “triangolo delle Bermuda” della cultura tarquiniese. Vuoi lasciarne uno tuo?

  1. Caro Piero, come al solito un articolo fluido e gradevole, come quelli che ci hai abituato a leggere in questi ultimi tempi.
    Pur condividendone i contenuti, non mi trovo d’accordo su quanto dici nelle premesse. E mi spiego.
    E’ sicuramente vero che Tarquinia – e per essa i tarquiniesi – non sono ne ignoranti ne tanto meno analfabeti, ma è pur vero che, contrariamente a quanto affermi, l’economia è dettata da regole imprescindibili che non possono escludere l’agricoltura dagli elementi determinanti della nostra economia locale.
    Sicuramente non è più l’agricoltura rappresentata dal contadino con ‘scarpe grosse e cervello fino’ degli anni che furono, ma più propriamente dell’agricoltore/imprenditore soggetto alle regole che il mercato oggi impone, ma è pur sempre una realtà.
    Di certo ” i governi” come li chiami tu debbono fare i conti con tutti i cittadini che, come ben sai, in democrazia valgono tutti un voto (ahimè). Ed è lì (nei governanti) che a mio avviso si annidano grosse sacche di analfabetismo e ignoranza che si traducono poi in arroganza e prepotenza.
    Ma questa è un’altra storia che è meglio non iniziare a narrare. Penso basti quanto in questi giorni è sotto gli occhi di tutti.
    Buona giornata.

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  2. Caro “Coltivatore”, grazie per i complimenti, ma lasciami chiarire un punto, che forse è rimasto oscuro nel mio articolo: non critico affatto gli agricoltori, che spesso fanno anche cultura (l’esempio del vino, ma non solo), e che comunque svolgono un’attività primaria e importante.
    A Tarquinia i non agricoltori (quelli che coltivano solo “caffè” facendo chiacchiere al bar) sono soliti dire che esiste un Partito del Grano Duro, i cui politici farebbero solo gli interessi degli agricoltori all’antica, ed a cui danno la colpa di tutti i mali del paese.
    Criticavo quei “criticoni” ed i politici degni di loro, non i lodevoli -e forse invidiabili- agricoltori. Anzi, di fronte a tanta crisi, forse la via d’uscita è proprio l’agri-cultura…

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  3. Ci spieghi il Sig. Nussio, vista la dovizia di particolari emersa dal suo articolo, quanto è costato ai tarquiniesi il magnifico Premio Cardarelli ed in particolare quanto costa la direzione di tale premio. Ci spieghi inoltre quanti sono i libri abbandonati, o meglio dimenticati, nelle stanze della vecchia biblioteca, come emerso in un precedente articolo apparso su questo portale. Quale è il loro valore intrinseco ed estrinseco. Ci dia questi dati per completezza di informazione così la discussione potrà essere meglio sviluppata

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  4. Grazie Piero per il chiarimento, vedo che, come solito, siamo in sintonia.

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  5. Non mi ergo di certo a difensore del Nussio, che sa far valere benissimo da solo le sue ragioni, ma non capisco il commento di fandicentini. Non è che uno per scrivere un articolo sui libri e la lettura dei medesimi, prima deve vestire i panni di archivista; se vuole sapere quanti sono i libri abbandonati, se li vada a contare e magari ne faccia fare una stima economica, se la curiosità lo aggredisce, e per quanto riguarda i costi del Premio Cardarelli, allora il buon Nussio non solo è chiamato a fare l’archivista, e l’antiquario, ma anche l’economo. Speriamo che non dedichi il prossimo articolo alla salute, altrimenti qualcuno lo esorterà a fare un operazione, minimo, di appendicite. In tal caso, NON mi offro volontario.

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