Cervellati può aspettare

Pubblicato il 29 gen 2012 con 5 Commenti

di Marco Vallesi

Tarquinia stadio comunale

Risale al Marzo dello scorso anno l’ufficializzazione dell’incarico all’architetto Pier Luigi Cervellati e al suo staff per redigere il P.U.C.G. (Piano Urbanistico Comunale Generale) di Tarquinia, ma quanto avvenuto la scorsa settimana a livello politico – parliamo del Consiglio comunale di giovedì 26 Gennaio 2012 – già riesce a svilire nei fatti e nei contenuti l’eventuale valore innovativo del “Piano Regolatore” in corso di elaborazione.

Tra le delibere che hanno trovato convalida in aula consiliare, infatti, ce ne sono alcune che – se confrontate con le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Mazzola nel celebrare la collaborazione con l’architetto bolognese – rendono lampanti le contraddizioni del primo cittadino e della sua giunta. Perché l’approvazione di quegli atti, di fatto, incide ed interferisce su una situazione urbanistica consolidata e fotografata nell’ampia, analitica e capillare documentazione preliminare del territorio che lo studio Cervellati ha già prodotto nel maggio 2011. E rende evidentissimo il contrasto tra quanto, come al solito, la politica si esprima a livello di dichiarazioni pubbliche inseguendo più – o soltanto? – prosopopea e visibilità piuttosto che sostanza e coerenza con sé stessa.

Proprio nelle parole del sindaco sui temi in questione troviamo l’evidenza di quanto sia frequente la somministrazione propagandistica – di stampo berlusconiano – di motti magniloquenti e dichiarazioni apodittiche spacciate per fondamenti della verità, quest’ultima rarissimamente confermata dall’agire successivo.

Nel merito delle turbe urbanistiche, ecco qualche esempio (le sottolineature sono le nostre):

Marzo 2011; il sindaco annuncia l’affidamento dell’incarico allo studio Cervellati: “Sarà uno strumento che favorirà la crescita economica, urbanistica e sociale, affidata per troppo tempo a interventi estemporanei

Luglio 2011; parole del sindaco dal comunicato stampa a seguito del primo incontro con l’Arch. Cervellati: “Il documento è una delle priorità dell’Amministrazione. La città ha un piano regolatore risalente al 1975 e, quindi, vecchio e inadeguato alle nuove esigenze di Tarquinia, cresciuta negli anni seguendo le necessità contingenti e non guardando al futuro.

Gennaio 2012; dalla nota diffusa a seguito del citato Consiglio comunale: “Sbloccata, dopo quaranta anni, la riqualificazione urbana del “Villaggio dei Pini” in località San Giorgio; via libera all’ampliamento del campo da golf a Marina Velca che passerà da 9 a 18 buche e ok anche alla valorizzare della zona del campo sportivo […] L’amministrazione del fare ha aperto nuove prospettive di sviluppo per il territorio e il turismo, nonostante l’inutile ostruzionismo dell’opposizione incapace di partecipare a questo percorso e di contribuirvi fattivamente”.

Bene: l’amministrazione del fare, fa e parla come Silvio insegna ai suoi discepoli (qui un link ad un sito, tra i tanti simili reperibili su google, dove è riportata la famosa frase citata).

Cosa faccia e perché, non è mai ben dato a capire, per via della assenza pressoché integrale di motivazioni esplicite, specifiche e trasparenti come la tanto sbandierata partecipazione vorrebbe.

Il sospetto è che, con questa ultima (?) manovra urbanistica, l’amministrazione provi a far cassa su due fronti: l’uno, quello economico in termini di soldo spiccio e a carico di un ulteriore consumo del territorio (vedi stadio comunale) per sopperire ai futuri, magri e residuali bilanci comunali (quello del 2012 si prospetta striminzito) così ridotti dopo la dilapidazione dei famigerati “contributi” Enel in opere inutili e costose; l’altro, quello della incipiente campagna elettorale, per la quale, ne siamo certi, non verranno risparmiate promesse alle categorie “affamate” da quel lavoro sempre più raro che, sin qui, è sembrato riservato solo ad una ristretta compagine di devoti e famigli.

5 Commenti

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  1. Quando sento parlare di “valorizzazione” di aree mi vengono i sudori freddi: come minimo si prospettano altre colate di cemento. Ce n’è proprio bisogno?

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  2. @ Marco
    Le tue parole sono tanto vere quanto saranno sicuramente inascolate (specie, come dici tu, in questo frangente pre elettorale).
    Da sempre si è detto e ripetuto che il ricorso ai c.d. P.I.P. acronimo di Programma Integrato di Intervento, o come altro si voglia chiamarli, non può in alcun modo sovrapporsi ad uno strumento di programmazione urbanistica generale quale è per antonomasia il P.U.C.G. ( Piano Urbanistico Comunale Generale). Infatti i primi ( PIP) sono interventi che agiscono a “macchia di leopardo” sul territorio e che, se non ben valutati e ponderati in fase di previsione, potrebbero danneggiare irrimediabilmente l’assetto urbanistico futuro, vanificando additrittura la redazione di uno strumento generale. E se non troverà fine questa perversa volontà di procedere a nuovi PIP da parte dell’amministrazione sarà quello che concretamente avverà per il nostro Comune.Tra l’altro non si capisce come un imprenditore, specie in questo periodo di crisi, possa privileggiare la scelta di un Programma integrato di intervento anzichè attendere il nuovo P.U.C.G. quando il primo ( P.I.P), comporterebbe per i soggetti attuatori dei costi di investimento notevolmente superiori rispetto alle sccelte contenute sul nuovo strumento urbanistico. Ciò in quanto il proponente dovrebbe sborsare un importo di non meno del 50% dell’incremento di valore che deriverebbe dall’attuazione del programma. Cosa assolutamente assente nel secondo caso riferito al P.U.C.G.. A mio avviso ci può essere una sola giustificazione logica, il programma integrato, potendo essere approvato in difformità dello strumento urbanistico vigente, troverebbe attuazione laddove la previsione urbanistica non lo consentirebbe e questo, da solo, giustifica l’esborso della “compensazione” dovuta.
    Un punto però non mi è chiaro, non capisco come un urbanista di spessore internazionale quale è il Prof. Cervellati non abbia, almeno sino ad ora, rilevato questa anomalia che in qualche modo andrebbe ad interferire con la sua programmazione e quindi con il buon esito del suo incarico.
    Più chiaro è, o meglio è stato, il motivo di tali scelte da parte dell’amministrazione che sono state necessarie per mantenere quegli equilibri interni alla maggioranza che, haimè, non sono bastati a tenere coeso l’originario assetto dalla variegata coalizione.

    E sempre riferendomi alle scelte urbanistiche sbandierate dall’amministrazione, dove trova un posto di rilievo lo sviluppo industriale del nostro territorio in relazione al porto di Civitavecchia e maggiormente al c.d. Molo Cina, vorrei segnalare ed invitare a leggere l’articolo di Flavio Haver apparso oggi 30 gennaio 2012 a pag. 5 del Corriere della Sera – Cronaca di Roma – dal titolo ” Il patto tra camorra e cinesi” dove tra le righe si legge: ” ….. L’ennesimo allarme è stato lanciato dai magistrati durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario …… Rischioso il porto di Civitavecchia…….Ecco perchè c’è molta preoccupazione per il costruendo scalo nel porto di Civitavecchia dove arriveranno tutte le merci provenienti dalla Cina ( adesso sbarcano a Napoli con il placet dei clan locali)…….. Oltre che a Roma i cinesi sono presenti e attivissimi a Ladispoli, Tarquinia…..”.
    Questo semplicemente per rimarcare che certe scelte, apparentemente convenienti per la nostra economia, meriterebbero maggiori approfondimenti per valutarne i reali benefici finali. Perchè è troppo facile e populistico evidenziare semplicemente gli aspetti, apparentemente positivi, trascurando nel complesso i costi per la collettività residente.
    Ma come al solito, anche queste saranno parole al vento.

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  3. spettatore, i programmi integrati devono, se soggetti a vincolo paesaggistico, però anche essere approvati dalla regione, presumo che lei conosca bene cos’è scritto nell’ art. 16 della legge n.179/92.
    detto questo mi sembra quindi logico che, una volta pubblicata la delibera contenete il programma all’albo pretorio, chi vorrà presentare modifiche ed/o obiezioni avrà modo di attivarsi.

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  4. No! il campo sportivo no!, non è possibile che per colpa dei nostri amministratori si debba fare scempio di luoghi ai quali siamo profondamente legati e sono parte della nostra storia. Chi non ha giocato a “pallone”, forse non può capire quanto si può amare un luogo come il “Campo Sportivo” Mi meraviglio come l’assessore Celli non abbia proferito parola al riguardo. Propongo alla redazione di indire un sondaggio circa l’opportunità di questa trasformazione.

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  5. @ Vincenzo Cipicchia.
    E teoricamente corretto quello che tu dici, addirittura anche in assenza di vincoli, ma è altrettanto vero che fino ad oggi, credo, nulla del genere è avvenuto , ne tantomento è stato eccepito alcunchè da parte regionale. Un’eccezione sollevata dalla regione, che fondamentalmente ne deve verificare la corretta procedura essendo le proposte in variante allo strumento urbanistico, potrebbe configurarsi come un’ interferenza alla tanto rivendicata autonomia locale, non credi?
    E poi consentimi, se non sono le istituzioni locali ad avere la giusta sensibilità al problema dell’uso del territorio, chi altro dovrebbe averla?

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