Acquapendente, Michele Panfoli espone a Hong Kong

Riceviamo e pubblichiamo

michele-panfoli_delitto-passionale_hong-kongL’artista aquesiano Michele Panfoli esporrà una propria opera all’Asia Contemporary Art Show di Hong Kong dal 12 al 15 marzo 2015. Panfoli è stato selezionato dal Movimento Arte del XXI Secolo, in joint-venture con la Galleria NoviArt3 di Novi Ligure (SV), insieme ad una quarantina di altri artisti rappresentativi di gran parte delle sfaccettature stilistiche dell’attuale panorama italiano.

La manifestazione asiatica si svolgerà dal 12 al 15 marzo nella straordinaria location del Conrad Hong Kong Pacific Place ai piani 40, 41, 42, 43 e 44. La 6° edizione  dell’evento accoglie artisti e gallerie provenienti dai cinque continenti, in particolar modo da Hong Kong, dalla Cina e dalla maggior parte dell’Asia, dall’Australia, dal Nord e Sud America e dall’Europa. La maggior parte delle opere esposte non sono mai state viste prima ad Hong Kong. L’obiettivo principale dell’evento, che si sta affermando a livello mondiale, è quello di riunire con le sue 3000 opere esposte i più interessanti e promettenti artisti del mondo, dalla scultura alla pittura ed alla fotografia.

L’opera con cui Michele Panfoli è stato selezionato, e invitato a partecipare all’evento, è “Il Delitto Passionale” un’opera realizzata olio su tela 90X90 cm facente parte della più ampia collezione delle “X Scomposizioni sulla passione”, esposte per la prima volta in una personale a Berlino nel 2009 in occasione dei festeggiamenti per il ventennale della caduta del Muro, e visibile sul sito dell’artista (www.michelepanfoli.com). In quest’opera l’autore si interroga sulla natura dell’uomo e sulle sue passioni positive e negative; proprio quest’ultime a volte lo portano a compiere gesti che tutt’oggi sembrano essere diventati una delle piaghe della società contemporanea e che nonostante il passare del tempo, dagli albori della civiltà ad oggi, diventano una triste costante nella natura dell’essere umano.

Questa la motivazione della scelta: “Nel novero dei prescelti occupa una singolare posizione l’opera di Michele Panfoli, autore di un modus pingendi che riconduce a modi popolari antichi, quelli usati nella produzione di stampe del passato per la semplificazione delle linee e la truculenta dei particolari”.

Al Vittoriano Giorgio Morandi, “altissimo pittore, enclave nella pittura contemporanea”

Cesare Brandi, studioso poliedrico, storico e critico d’arte, ideatore de La Teoria del restauro, guardando alla pittura di Giorgio Morandi ha annotato: << appare maltita, appannata dai contatti umani… la durata è infinita>>.

MorandiBottiglieA questo “inattuale” – nel senso di un conservatore al di qua delle Avanguardie artistiche del primo Novecento- il Complesso del Vittoriano dedica la stagione primaverile fino al 21 giugno con la retrospettiva GIORGIO MORANDI 1890-1964 curata da Maria Cristina Bandera, composta da più di 150 opere e inserita nella saga dedicata ai grandi dell’arte contemporanea italiana, tra i quali hanno figurato lo scorso anno Mario Sironi e tra il 2012 e il 2013 Renato Guttuso.

E’ un’occasione unica per ammirare le lastre di rame originali da cui l’artista ha tratto poi le sue famosissime acqueforti, che sono esposte in vari esemplari nelle prime sale e che sono una rarità per gli occhi, dal momento che spesso sono rinchiuse in bacheche private o non esposte al pubblico. La tecnica a incisione raffinatissima ha permesso a Morandi di concentrarsi sulla resa perfetta del chiaroscuro e delle varie intensità attraverso cui la luce si propaga nei volumi plastici di bottiglie e tazze, occasionalmente di conchiglie, tabacchiere e frutti.

E in quel valore cromoluminoso nasce l’immagine pittorica, dalle numerosissime nature morte del salone centrale ai paesaggi esibiti al piano rialzato dell’esposizione fino ai fiori.

Perché se i più conoscono essenzialmente le sue tele, è dall’incisione che fondamentalmente si snoda il vincolo problematico dell’essenza dell’artista. Non a caso fu insignito del titolo di docente di grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ricevette il Gran Premio per l’Incisione alla Biennale di San Paolo in Brasile nel 1953, e solo nel 1957 per la pittura.

imagesSono bottiglie le sue (le famose “bottiglie di Morandi”) che risentono dell’esistenza, di una dimensione emotiva, come se fossero in grado di percepire l’ambiente in cui sono posizionate e nel quale assumono quel particolare rilievo.

<<Erano poveri spunti, cose che non significavano per se stesse, in modo da poterle non fare significare affatto>> ha annotato ancora Brandi, il cui scambio di lettere con Morandi è accostato a quello che quest’ultimo ebbe con Roberto Longhi, figura fondamentale per la rivalutazione di Caravaggio ma anche critico d’arte e grande stimatore dell’operato di Morandi.

Quelle bottiglie non sono, dunque, semplici bottiglie: sono forme che si sottraggono infinitamente ai significati che possono avere nella nostra quotidianità.

<<Si può dipingere ogni cosa, basta solo vederla>> avrebbe detto della sua arte Morandi.

Ma qui la domanda è: siamo noi in grado di vedere?

Francesco Rotatori

“Impressioni d’Artista”: Fabrizio Berti espone alla Milano Art Gallery

Riceviamo e pubblichiamo

31bisUna nuova mostra collettiva sta per inaugurare presso la prestigiosa e storica “Milano Art Gallery” la galleria milanese situata in via G. Alessi 11, a pochi passi da Corso Genova. Si chiama “Impressioni d’artista”, aprirà i battenti sabato 7 Marzo, alle ore 18, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, e vedrà la nota scrittrice e attrice Dalila Di Lazzaro tenere un’interessante conferenza sul tema “Il dolore e la speranza”. Fino al 20 Marzo saranno in esposizione le opere di talentuosi artisti contemporanei, tra cui il pittore Fabrizio Berti.

Nato a Varese, Berti inizia il suo percorso negli anni Settanta, partecipando ad importanti mostre collettive, dove viene definito un “impressionista puro”. La sua missione, il suo scopo principale è quello di donare emozioni, utilizzando l’arte come mezzo per dar voce alla persona interiore, all’anima. Per lui l’arte diventa il linguaggio cosmico che ci mette in contatto con il Dio Creatore, pur definendosi “credente non praticante”. “Fabrizio Berti ha la genialità di saper dosare forme e masse cromatiche in un’armonia che avrebbe un compositore” afferma il Prof. Alberto D’Atanasio e prosegue “Alcuni suoi quadri si muovono come note su un pentagramma, ho visto le sue opere ascoltando una suite tratta da un’opera di Giancarlo Menotti “Sebastian” 1944. Se Menotti ha reso l’immagine e il ricordo che diventa memoria e teatro con la musica, Berti lo fa con linea, forma e colore”.

Di lui il Prof. Paolo Levi ha scritto: “E’ pittore della natura ed ha uno spirito antico. Fabrizio Berti non ha bisogno di dipingere all’esterno, la sua campagna, il suo mondo contadino sono ricordi poetici interiori. La sua tavolozza è portatrice di essenzialità. Ama il primo piano di un mondo senza ode, racconta un mondo contadino, come un maestro dell’800. Fabrizio Berti è l’ultimo cantore di una campagna del nord che ha sempre un riconoscibile profumo”.

Elena Gollini Curatrice della Mostra “Impressioni d’artista” scrive;I dipinti di Berti rappresentano la purezza dell’arte, da cui l’artista demiurgo attinge e ne celebrano la bellezza incontaminata e di autentico candore nella sua più genuina manifestazione. Il filosofo Scruton sostiene, che l’arte che provoca non è arte e che la vera bellezza risiede nei gesti gentili. Berti è artefice di una pittura, che sprigiona un senso di spiritualità. Una pittura sussurrata, sottovoce, che trasporta un sentimento che assomiglia a un emozionato rispetto. Una pittura, che riesce a scendere e a calarsi nel profondo della sfera interiore, risvegliando antiche sensazioni che credevamo perdute, ma che grazie all’abilità del suo pennello e alla spiccata sensibilità che lo guida, possiamo recuperare ed essere pervasi da una commistione di sentimenti positivi e di sorprendenti e piacevoli percezioni emotive”.

L’Evento è a cura di PROMOTER ARTE MOSTRE EDITORIA COMUNICAZIONE via Donizetti n. 55, 20122 Milano Tel. 02-76280638 via della Chimica n. 12, 00144 Roma Tel. 06-54220848 via Cavour n. 9, 36061 Bassano d. G. (VI) Tel. 0424-237636 [email protected] www.promoterarte.it

Chagall, non destinato agli esseri umani, ma agli angeli

L’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’animo.
Forse questa frase di Chagall (1887-1985) stesso sintetizza perfettamente la sua poetica, figlia di una ricca tradizione (quella degli Ebrei e della Bibbia) aggiornata da una lettura d’avanguardia novecentesca e riletta a una luce propria della sua terra d’origine, allora facente parte del grande Impero Russo, oggi Bielorussia.

Marc Chagall - Il Compleanno (1915)Al grande pittore di Vitebsk è stata recentemente dedicata la più grande esposizione degli ultimi cinquant’anni al Palazzo Reale di Milano: Marc Chagall Una retrospettiva 1908-1985, che ha presentato al pubblico più di duecento opere riunite da collezioni private e grandissimi musei tra i quali spiccano il Museo Nazionale di San Pietroburgo, il MOMA e il Metropolitan Museum di New York insieme alla National Gallery di Washington e al Centre Pompidou parigino.

L’esibizione si districa nelle splendide sale della costruzione che affaccia sul Duomo, sotto i meravigliosi affreschi dei soffitti le opere dell’artista brillano per i loro colori potenti, ma soavemente poetici.
La cosa che più colpisce gli osservatori è che l’esposizione presenta essenzialmente opere del solo Chagall e che di per sé per quanto questo denoti una grande cura per l’allestimento e per la ricerca dei capolavori, d’altra parte non concede all’osservatore di operare i delicati e necessari confronti con le avanguardie o i climi contemporanei, nonostante siano esplicitamente citati dalle stesse guide turistiche per necessità (devozione a Van Gogh, gli incontri pungenti con Picasso e il cubismo, la sfida in Russia con il Suprematismo e Malevic). Se perciò da un lato notiamo una collezione espositiva che può vantare forse esclusivamente opere e bozzetti di Chagall essa dall’altro non permette i collegamenti con la realtà storica dello stesso, rischiando di isolare eccessivamente la figura dal contesto in cui si sviluppa la sua ricerca artistica. Certo è da sottolineare che la mostra voglia evidenziare come, nonostante i viaggi e l’esilio, l’artista non abbia mai perso il fil rouge che dall’adulto lo rimandava a quei sentimenti e stati d’animo tipici del suo bambino interiore e la raffinata poetica russo-ebraica-novecentesca che si riscontra costantemente nella sua opera.

La retrospettiva segue cronologicamente i passi d’azione dell’artista, dalle prime opere realizzate in Russia al primo soggiorno francese a Montparnasse in cui evidenti sono i contatti con il cubismo orfico (Delaunay e Léger) e il fauvismo (Matisse) e il circolo di amicizie di Guillaume Apollinaire. Tornato in Russia, Marc incontra l’amore: BMarc Chagall - La Passeggiata (1917)ella Rosenfeld diviene un elemento fondante, quasi un ritornello nella sua opera pittorica, già negli anni della rivoluzione russa, dove purtroppo arriva a una rottura con la politica artistica, incentrata dapprima sull’operato suprematista di Malevic e poi sull’ipotesi costruttivista di El Lissitzky e Aleksandr Rodcenko. Era dopotutto inevitabile che uno spirito libero e trasognante fosse lontano dall’avanzamento di teorie astratte e geometrizzanti che divennero sempre più simbolo della rivoluzione. Prima della partenza, Chagall si occupa addirittura del teatro ebraico statale Kamerny, di cui in mostra sono presenti numerosi bozzetti in una sezione a parte dove si è tentato di ricostruire l’atmosfera del posto. Non sono potuti giungere i pannelli originali, ma abbiamo gli studi preparatori (come Lo studio per il violinista verde). Di questo periodo il grande Compleanno (1915) e La passeggiata (1917) quadro icona della mostra.

La seconda fase della vita di Chagall, che inizia con le sue memorie pubblicate in yiddish poi in francese (Ma Vie, di cui l’esposizione riporta alcune stampe di acqueforti e puntesecche realizzate da Marc già negli ultimi mesi russi) mentre  in esilio in Francia, è attentamente analizzata: sono gli anni in cui l’artista ritrae il Nudo sopra Vitebsk e passa con abbastanza tranquillità, arrivando sino a esporre a Basilea nel 1933, quando con l’ascesa del nazismo e di Hitler Marc inizia a sentirsi in pericolo.  Con l’invasione della Francia da parte della Germania, Chagall e famiglia (che intanto sono riusciti a ottenere la cittadinanza francese) fuggono a Marsiglia, da lì in Spagna, in Portogallo e infine giungono negli Stati Uniti nel 1941 (di questo periodo si notino i vestiti che Bella ha cucito su disegno del marito, che poi provvide a dipingervi sopra, per uno spettacolo tenutosi in Messico nel 1942, l’Aleko di Sergej Rachmaninov).

La vita di Chagall ha un ennesimo scossone nel 1944, quando l’amata Bella muore. Lo shock lo allontana per qualche mese dalla pittura, per poi ritornarvi con nuovo vigore, aggiungendo un’aura costante di nostalgia e di malinconia, con quella magica presenza volante dell’amata perduta (si pensi a La mucca con l’ombrello) che ci La Volpe e l’uva, da Le Favole di La Fontaineriporta al sogno irraggiungibile dell’amore di una vita, ormai un fantasma che gravita nei sogni. Ricordiamo che il periodo si conclude con un nuovo amore trovato in Provenza, Virginia, che riporta l’artista -tornato in Europa- sulla strada di colori brillanti e luminosi, con i quali arriva a realizzare bozzetti e tempere per teatri e vetrate per sinagoghe.

Una sezione è dedicata ai suoi disegni per Le favole di La Fontaine, ricche gouache, fantasiose, dopo le quali, su invito di Ambroise Voillard, l’artista si era dedicato agli studi sulla Bibbia.

Davanti al quadro (1968)

La mostra si conclude con un enorme olio su tela degli anni’70, un Don Chisciotte, in cui le presenze umane sembrano ormai ridotte a puri spiriti colorati, sono come flebili foglie in attesa che il vento le rimescoli e che i frammenti di vita su esse dipinte vengano rimescolati. Poco prima abbiamo in fondo visto Davanti al Quadro che Chagall dipinse ritraendovi una porzione della propria vita, identificandosi in Cristo stesso crocifisso al centro e ponendo accanto a sé i genitori e il piccolo paese di Vitebsk.

Una retrospettiva che vuole essere il modo per celebrare uno degli uomini che ha tentato, nonostante tutto, di veleggiare con la fantasia verso i porti dell’animo, ritraendo nei suoi paesaggi onirici animali che guardano lo spettatore e uomini chiusi nei loro pensieri. Forse è un monito: dopo le grandi distruzioni del Novecento, probabilmente sono gli animali gli unici veri esseri umani al mondo.

Francesco Rotatori

Il 23 dicembre l’inaugurazione della collettiva di pittura “Adorazioni”

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20081129_mostra_pittura_d0Dal 23 dicembre 2014 al 2 gennaio 2015, la Sala Herbert Lawrence di Tarquinia, in via Umberto I n. 49, ospiterà la mostra collettiva di pittura “Adorazioni”. Organizzata dall’associazione La Lestra, con il patrocinio del Comune di Tarquinia e dell’Università Agraria, l’esposizione, giunta all’ottava edizione, presenta le tele di “XO”, Valerio Giuffè, Iran Asfshar, Angelo Palladini, Simona Pietrarelli, Maurizio Serafini, Federica Trebbi, Magdalena Wcislo, Loretta Colameri, Paolo Lattanzi, Maria Patrizia Santi, Americo Blasi, Giuseppe Cappellacci, Fabiana Brizi, Maximiliano Chmuris, Franca Parrucci, Giovanni Cherubini, Wanda Meraviglia, Francesca Romana Fragale, Donatella Passeri e Franco Martini Grassi. «La mostra è un classico appuntamento del Natale tarquiniese. – sottolinea La Lestra – Un’iniziativa che dà la possibilità ai nostri associati di presentare al pubblico le loro opere, frutto del lavoro svolto durante i corsi. Invitiamo i cittadini a vistare l’esposizione». La mostra (ingresso libero) sarà aperta dal lunedì alla domenica, dalle 16.30 alle 19.30, e nei giorni di venerdì, sabato e domenica anche la mattina, dalle 10.30 alle 12.30.

Le “Ragazze del Vicolo del Mattonato”: oltre 700 presenze alla mostra

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mostraOltre 700 visitatori per la seconda mostra di pittura “Le Ragazze del Vicolo del Mattonato”. L’organizzatore Maurizio Perinu intende ringraziare tutte le artiste in rosa che hanno impreziosito con le loro oltre 100 opere, esposte da sabato 18 a lunedì 27 ottobre, l’Auditorium di San Pancrazio a Tarquinia (VT) della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia.

La mostra conclusasi lunedì 27 u.s., ha visto protagoniste le pittrici Michela Egidi, Annarita Giovannini, Giuliana Mancini, Marina Peluso, Caterina Marcomeni, Gorizia Crescia, Barbara Mellace, Daniela e Patrizia Sabbatini, che intendono ringraziare Perinu, l’Amministrazione Comunale e l’Università Agraria, che hanno sostenuto l’evento.

Un particolare ringraziamento da Maurizio Perinu, al Sindaco Mauro Mazzola, al Vicesindaco Renato Bacciardi, al Presidente dell’Università Agraria Alessandro Antonelli al Vicepresidente Maurizio Leoncelli ed alla Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia.

“Profumo di colore”: Fabrizio Berti espone in Germania

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100_4308Dall’11 al 31 ottobre nella suggestiva  Chiesa di Notre -Dame nel cuore del parco naturale dell’Altmühltal si svolge la Mostra  di Fabrizio Berti “Profumo di Colore “. Il percorso comprende dipinti oggetto di suggestioni indelebili e impresse in ricordo della sua permanenza a Eichstätt  nel 2013: è presente una raccolta variegata di opere d’arte realizzate nel suo studio dell’amata Tarquinia, frutto della sua continua ispirazione artistica.

L’artista Fabrizio Berti, nel suo cammino artistico, non a caso, ha scelto di esporre le sue opere in Germania: inconsciamente ha scelto siti suggestivi, vicini alla sua città d’origine. Eichstätt è per Fabrizio Berti una città che combina l’architettura antica e moderna con sapiente equilibrio, difficile da coniugare. L’essere ospitato nella sede di Notre Dame, così stupefacente per lo stile e per la armonia storica che vi si respira, a fronte alla sua preziosità storica.

È per la sua vicinanza alle culture Francofone che Fabrizio Berti ha scelto come località di viaggio e di ispirazione la Germania, visitando luoghi storici che hanno ispirato i grandi della musica, la vecchia città imperiale di Norimberga e le antiche città vescovili  tra cui Eichstätt, da lui tanto amata e di cui ritrae i profili architettonici barocchi, eccelsa nelle sue caratteristiche artistiche salienti. L’artista Fabrizio Berti ama il viaggio nella Germania del  passato e i grandi spazi verdi delle campagne che contornano le città  che ancora oggi nella loro connotazione moderna  mantengono la loro tradizione volta all’antico. Lo stile inimitabile  di Berti  è l’elemento che ha spinto il critico d’arte Vittorio Sgarbi a selezionare le sue opere  esposte in occasione di “Spoleto Arte incontra Venezia” – Venezia , conclusasi lo scorso 24 ottobre.

“Profumo di Colore” è l’inno all’arte Italiana contemporanea dove confluiscono l’intensità del colore sui ritratti e i paesaggi, sospesi nell’attesa, i cui protagonisti in assoluto sono folle di uomini e donne senza volto, flou, sbiaditi che assurgono a un’identità universale. L’arte di Berti contribuisce ad imprimere  un distacco dai personaggi raffigurati  in una situazione specifica e in un luogo “conosciuto”, l’intento è raffigurare scene di vita familiare dove il pubblico diventa protagonista.