Ai Musei Capitolini gli ultimi folli giorni dell’Impero

di Francesco Rotatori

Eta_dell_Angoscia_Musei_Capitolini_2“Niente capita a nessuno, che questi non sia per natura in grado di reggere”. scrive Marco Aurelio nei suoi pensieri A se stesso. Chissà se l’imperatore filosofo avrebbe pensato lo stesso se di lì a qualche anno avesse osservato dall’alto la situazione in cui versava il suo grande impero. Da Commodo (180 d.C.) in poi la carica di imperatore si associò sempre di più a una figura tirannica e dispotica, a un lusso sfrenato e all’impossibilità di saper governare un territorio oramai disomogeneo e ricco di tendenze diversificate.

Il secolo d’oro dell’impero si era improvvisamente chiuso con la decadenza dei commerci e una grave crisi agricola a cui seguì l’inflazione. La situazione politica era degenerata di giorno in giorno, e una serie di comandanti si erano susseguiti velocemente al potere con una conseguente instabilità crescente. Commodo era difatti caduto vittima di una congiura, Pertinace governò per soli tre mesi, Didio Giuliano comprò addirittura all’asta il titolo di imperator, Settimio Severo prevalse coll’aiuto dell’esercito, Caracalla fece assassinare il fratello Geta per ascendere al soglio imperiale ma si trovò colpito a morte da Macrino, a sua volta deposto da Eliogabalo sotto l’influsso della nonna Giulia Mesa, che tra l’altro non esitò a fare uccidere il nipote per favorirne un altro, Alessandro Severo, il quale fu assalito dai suoi stessi militari dopo un regno di una decina d’anni, Massimino il Trace, il primo imperatore barbaro, durò nemmeno tre anni. Anni di anarchia militare e di signori della guerra condussero infine all’avvento della riorganizzazione dell’impero e della sua stessa divisione in quattro regioni sotto Diocleziano. Alla sua abdicazione (305 d.C.) si era conclusa un’epoca di distruzione e ne era iniziata un’altra, quella cristiana, con il grande Costantino.

Eta_dell_Angoscia_Musei_Capitolini_1A questi anni i Musei Capitolini dedicano una rassegna inedita, il quarto grande appuntamento del ciclo “I Giorni di Roma”, L’età dell’angoscia - Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.). Sette sezioni affrontano i temi fondanti dell’analisi storica e sociologica: dalla riorganizzazione dell’esercito, elemento divenuto fondamentale per l’elevazione al potere, ai nuovi culti religiosi che si affiancarono a quelli principali e finirono per unirsi in un generale sincretismo portando a Roma la cultura del mitraismo, della dea Iside, del dio greco-egizio Serapide o del culto del sole, di cui fu grande promotore Marco Aurelio Antonino, meglio noto come Eliogabalo; dal nuovo assetto dell’urbe agli arredi delle dimore patrizie; dagli usi e costumi di tutti i giorni alla ritrattistica dei protagonisti, tra cui spiccano il ritratto di Commodo come Eracle, un bellissimo busto femminile del II sec. d.C. che ci permette di indagare la fantasia delle acconciature femminili, e il ritratto di Settimio Severo proveniente dalla Grecia.
E proprio a quest’ultimo ambito è legata un’affascinante attività proposta dalla direzione museale: due mercoledì al mese, da marzo a maggio, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma saranno in mostra a disegnare dal vivo i volti di pietra, cercando di carpirne i segreti e di riportarne con varie tecniche le espressioni profonde, e a tutorare gli eventuali interessati e curiosi che si avvicinano per la prima volta in questo modo alla ricerca storico-artistica.

Non dobbiamo accostarci a questo mondo romano pensando che sia del tutto diverso dal nostro: le disgrazie naturali, le gravi crisi economico-finanziarie, il crollo della borsa, la successione di governi-lampo impossibilitati a ottenere completamente il consenso popolare, la fuoriuscita di una miriade di credenze religiose e tendenze innovative che si sommano alle tradizioni comuni… Siamo davvero così lontani da quella realtà?

“La Scultura Ceramica Contemporanea in Italia”: Belli, Luccioli e Ferri alla GNAM di Roma

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di Romina Ramaccini

Il 12 marzo, alla Gnam di Roma, ha aperto al pubblico la mostra “La Scultura Ceramica Contemporanea in Italia”, una retrospettiva che vuole essere sia omaggio a Leoncillo Leonardi, grande ceramista del dopoguerra e di cui ricorre quest’anno il centenario della morte, sia un excursus di come, negli ultimi decenni, questa arte sia andata diffondendosi e si sia staccata di dosso l’aggettivo, a torto attribuitogli, di arte minore, divenendo Scultura a tutti gli effetti.

La mostra, nata da un’idea di Nino Caruso (figura centrale della scultura ceramica contemporanea e di cui son presenti le opere), è curata, oltre che dall’artista italiano, da Maria Stella Margozzi e coinvolge sessanta artisti appartenenti a tre diverse generazioni.

Da sempre utilizzata per oggetti di uso quotidiano, è alla fine del XIX secolo, anche su impulso internazionale dello stile Liberty, che, in Italia, si iniziano a sperimentare nuovi modi di lavorare la ceramica, non più solamente collegati alle tecniche tradizionali ed alla classica forma del vaso ma, soprattutto grazie a Chini, Cambellotti e Baccarini, andando oltre, attraverso la sperimentazione di nuove forme che possano coinvolgere sempre di più il pensiero e la società contemporanea. È nel dopoguerra però, che avvengono le maggiori sperimentazioni e gli artisti, andando affondo alla materia, inseriscono nuovi elementi che vanno ad accordarsi con la ceramica fino a creare vere e proprie composizioni.

“Dall’assemblaggio al costruttivismo modulare, dalle forme primarie ai confini del minimalismo” (Luciano Marziano, Scultura ceramica contemporanea in Italia, introduzione al catalogo della mostra, Castelvecchi Editore, 2015), gli artisti di fama internazionale non rimangono indifferenti alle potenzialità che può offrire la ceramica ed agli esiti innovativi che possono ottenere con essa studiandone a fondo le varie possibilità espressive. Con Tullio Mazzotti di Albissola, tradizione ed innovazione troveranno, sotto l’impulso futurista, il giusto compromesso e Lucio Fontana, ad esempio, riuscirà a compenetrare le sue idee sullo spazialismo nella materia, dando vita alle sue “sfere” che ben si connetteranno con la realtà ambientale. Molti artisti, anche di discipline diverse, concretizzeranno le proprie idee nella scultura in ceramica ed in Italia si inizierà a dare maggiore importanza a questa arte attraverso esposizioni volte a far conoscere la ceramica non solo ad un ristretto gruppo elitario, bensì renderla fruibile a tutti.

Sebastian Matta, di cui fortunatamente Tarquinia offre molte testimonianze, costruisce “un mondo figurale a valenza archetipica” (Luciano Marziano, dal Saggio Le ragioni della ceramica) e nel paese dove si stabilisce fino alla sua morte, fonda “Etrusculundens”, un atelier dove i giovani possono rapportarsi alle varie discipline ma, soprattutto, con la manipolazione della ceramica. Tarquinia, dalle antichissime origini, terra madre della lavorazione in ceramica, offre ancora un mondo da scoprire che va oltre ai manufatti etruschi ed alla “pesante” tradizione che offusca gli artisti di oggi. Alla GNAM di Roma, infatti, grazie anche a Luciano Marziano che in loro ripone la propria stima, possono ammirarsi le opere di ben tre scultori tarquiniesi: Massimo Luccioli, Luigi Belli e Marco Ferri, diversi tra loro ma accomunati dal lungo studio e dalle molteplici sperimentazioni effettuate con la ceramica.

Marco_Ferri_GnamUna volta entrati all’esposizione, dopo aver osservato le opere di Leoncillo, possono subito ammirarsi i lavori di Marco Ferri. Opere di piccolo formato che racchiudono la poetica dell’artista, volta a trovare un accordo con la realtà circostante, attraverso l’inserimento, nei propri lavori, di diversi materiali che vanno a compenetrarsi con la ceramica dando vita ad un tutt’uno omogeneo. Con Ad Alessandria fa molto caldo, opera del 2008 facente parte di un più vasto percorso espositivo del 2012 alla biblioteca Vallicelliana, l’artista ricorda le vicende della grande biblioteca egiziana, evocandola non solo nel titolo, ma anche attraverso l’utilizzo dell’elemento cartaceo incastonato nella ceramica.

Nelle opere di Ferri convivono oggettualità e concettuale; l’artista, inoltre, riesce nella complessa impresa di rappresentare il tempo, un tempo che, con l’aiuto del fuoco, dà origini ad esiti inaspettati che spesso nemmeno l’artista riesce ad immaginare. Nelle sue parole, infatti, Ferri sottolinea proprio l’imprevedibilità del suo operato, fondamentale nella sua ricerca e motivo costante delle sue sperimentazioni che ogni volta volgono lo sguardo verso nuovi orizzonti. Così avviene anche in Fili di Ferri del 2010, opera minimalista dal profondo risvolto concettuale.

Massimo_Luccioli_GNAM_1Più avanti sono invece le opere “pittoriche” di Massimo Luccioli: Voi siete il sale della terra, del 2011, e Grande paesaggio, del 2014. Eseguite con la tecnica a riduzione, sono frutto di un attento “studio delle antiche tecniche etrusche e giungono a risvolti magico-sacrali” (Luciano Marziano, cit.).

L’artista, con un passato da pittore, sottolinea il suo profondo amore per la ceramica, elemento primordiale ed indistrMassimo_Luccioli_GNAM_2uttibile che, nel suo essere, rappresenta l’eternità. La terracotta, frutto dell’unione tra la terra ed il fuoco, da vita a qualcosa di nuovo, non presente in natura e che rimarrà comunque in essa perché sì, può cambiarsi l’oggetto, lo si può distruggere, ma non può cambiare la materia. La sua attenzione volge esclusivamente alla “materia”, piuttosto che all’oggetto costruito e, nei lavori esposti, ci si immerge nelle leggere sfumature che attraverso luci ed ombre accrescono ulteriormente la conoscenza su ciò che dalla materia si può ottenere. Solamente terracotta, nient’altro aiuta l’artista a raggiungere gli effetti da lui desiderati ma non sempre prestabiliti, nonostante si abbia l’impressione di avere davanti ai propri occhi un’opera pittorica.

Luigi_Belli_GNAM_1Altro artista presente è Luigi Belli, che della ceramica fa uso completamente diverso dagli altri due. In mostra Madrigale ed Istallazione, entrambe del 2014, composte da una struttura in acciaio inox 314, con elementi mobili in ceramica smaltata ed elementi trafilati. Sembra aver di fronte un gioco interattivo, con forme archetipiche e simboliche mobili che, spostandosi, generano un’opera in costante cambiamento. Un lavoro che comporta il coinvolgimento diretto dello spettatore che, in un certo senso, diviene anche lui stesso“artista” decidendone l’ulteriore effetto finale e che gli permette di avvicinarsi a questa arte senza alcuna titubanza.

Questa è senza ombra di dubbio una mostraLuigi_Belli_GNAM_2 che aiuta a crescere e che apre nuovi orizzonti verso un mondo per troppo tempo trascurato e che ancora oggi si tende ad emarginare. L’intero percorso espositivo è una scoperta incredibile che presenta allo spettatore dei risvolti che si credevano impossibili ottenere fino a poco tempo fa ed una mostra che vuole finalmente andare ben oltre le false credenze sulla ceramica, sulla sua emarginazione e sul suo coinvolgimento nella vita quotidiana.

Già dall’inaugurazione c’è stato un enorme riscontro da parte del pubblico che, numeroso, è accorso alla GNAM per ammirare la “Scultura contemporanea” e soprattutto il suo evolversi nelle generazioni qui rappresentate. Da parte mia invece, come credo anche da parte di molti, vanno i più sinceri complimenti e migliori auguri ai nostri tre artisti presenti in un evento di così elevata importanza, oltre che ringraziamento per avermi insegnato un nuovo modo di vedere l’arte.

La mostra sarà visibile fino al 7 giugno 2015 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e lasciarsela scappare sarebbe davvero una grave perdita personale. I contributi critici in catalogo sono di Luciano Marziano, Claudia Casali, Stefania Petrillo, Daniela Fonti, Giuliana Ericani, Mariastella Margozzi e Nino Caruso , mentre, il progetto d’allestimento è di Massimo Licoccia.

“Outside the body”, l’Accademia di Belle Arti di Roma a Body Worlds

di Francesco Rotatori

Giovedì 12 marzo gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma hanno inaugurato la collettiva OUTSIDE THE BODY nello spazio espositivo e per workshop della mostra BODY WORLDS, in via Tirso 14.

Fino al 22 marzo sarà possibile visionare in che modo gli allievi abbiano interpretato il tema fondamentale del corpo umano, macchina perfetta, non più tabù, ma ormai quasi del tutto disvelato dalle moderne tecnologie, prima fra tutte la plastinazione di Gunther Von Aghens.

OutsideTheBodyRoma“In questo senso l’interesse che può suscitare oggi negli studenti d’arte una mostra di questo tipo ben si giustifica a fronte del destino che la postmodernità ha riservato al corpo: non più contenitore sacro di un’anima immortale, ma tempio perituro di un’umanità sempre più fragile” scrive Tiziana D’Achille, direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma, nella presentazione.
Ma quali lavori potrebbero aver pensato, realizzato ed esposto questi studenti?

“Con un’introspezione che guarda all’anima”, commenta Vincenzo Scolamiero, professore di anatomia artistica all’Accademia e organizzatore dell’evento insieme alla Winsor & Newton “gli studenti si sono cimentati in riflessioni artistiche che spaziando nel multilinguismo artistico contemporaneo offrono un interessantissimo spaccato dei diversi modi che hanno gli artisti per comunicare e parlare dell’invisibile attraverso il visibile”.

E proprio di multilinguismo artistico e sperimentazioni tecniche non si può non parlare: si passa dai disegni dei quaderni d’artista realizzati con acquerelli, tempere e acrilici con tanto di guanti con cui munirsi per sfogliarli agli spaccati dei cadaveri plasticati ripresi a grafite, carboncino, sanguigna o realizzate a puntasecca su plexiglass, dalle foto di volti modificati o ritoccati ai più classici “scorticamenti” idealizzati di due capolavori di Caravaggio come se improvvisamente i personaggi si fossero liberati della loro pelle, a due installazioni, di cui una interattiva e richiedente del supporto dei visitatori, alla proiezione di una performance, fino a un box trasparente in cui intravedere in prospettiva i vari livelli corporei di due figure in movimento. E ancora disegni-tra questi alcuni da guardare e rivoltare con le bacchette di legno-, pitture, una scultura di rami associata a una delicata foglia recisa, un carillon musicale, un divertente fumetto, persino una Venere di Willendorf a matrioska.

Visitare questa piccola esposizione permette perciò di aprire la mentalità alle possibilità infinite della contemporaneità e dei giovani che guardano al passato di un corpo morto per cercare il loro futuro e giungere in profondità.

Domani alla GNAM di Roma si apre la mostra su “La scultura ceramica contemporanea in Italia”

Si inaugura domani, 11 marzo, con apertura al pubblico dal 12, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la mostra dal titolo “La scultura ceramica contemporanea in Italia”, che come anticipato qualche settimana fa da L’extra vedrà tra i suoi protagonisti anche tre ceramisti tarquiniesi, Luigi Belli, Marco Ferri e Massimo Luccioli, oltre al critico d’arte Luciano Marziano. Per omaggiarli alla vigilia dell’apertura dell’evento, proponiamo integralmente il contributo per l’Ansa redatto da Margherita Nanetti.

(di Margherita Nanetti) (ANSA) – ROMA, 7 MAR – Al via, alla Gnam, un grande ‘excursus’ dei maestri italiani della ceramica degli ultimi sessanta anni. Per la prima volta, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea – dall’undici marzo al sette giugno – esporrà le opere in ceramica, con 180 pezzi pezzi che vanno dagli anni Cinquanta ad oggi, di sessantatre artisti italiani, di diverse generazioni, che si sono dedicati a questa antichissima lavorazione. La LUIGI_BELLImostra, che si inaugura il dieci marzo, si snoda come un percorso emozionale e non cronologico dell’evoluzione e attualizzazione di questa arte ed è anche una occasione per rendere omaggio al grande Leoncillo. Uno dei maggiori scultori europei del dopoguerra del quale questo anno ricorre il centenario della nascita. Oltre alla collettiva – che nasce da una idea del ceramista Nino Caruso, ‘coevo’ di Leoncillo – la Gnam espone le opere dell’artista spoletino acquisite dalla galleria tra gli anni Quaranta e i Settanta. E’ un riconoscimento della eccezionale attività di Leoncillo, artista che ha dato voce all’impegno antifascista sia nella militanza che nelle opere, mettendo in rilievo anche il contributo delle donne alla lotta di liberazione come dimostra un’opera dalla tormentata vicenda come il ‘Monumento alla partigiana veneta’, distrutta a Venezia da un attentato neofascista, ma anche la scultura della ‘Madre romana uccisa dai tedeschi’, un grido contro la barbarie della guerra.
Tra le nuove ‘leve’, ci sono anche i lavori di tre ceramisti di Tarquinia, dove forte si è trasmesso l’insegnamento eclettico del pittore cileno Sebastian Matta che qui aveva eletto il suo ‘buen retiro’. A guidarli è Massimo Luccioli, pittore che da anni è approdato ai faticosi territori della scultura e della ceramica, partendo dallo studio delle tecniche di cottura degli etruschi. Insieme a lui ci sono Luigi Belli e Marco Ferri. La mostra – curata da Mariastella Margozzi e Nino Caruso – mette insieme un itinerario dell’espressione in ‘ceramica’ come arte di decorare elementi e oggetti della vita quotidiana, con tecniche arricchite dai ceramisti contemporanei con continue e nuove sperimentazioni, anche formali, che hanno portato questa disciplina a competere a pari livello di nobiltà con la scultura più tradizionale in pietra, marmo o bronzo. Le novità tecniche ed estetiche degli artisti in mostra testimoniano la vitalità di questa forma espressiva. Una particolare creatività, associata alla personale scelta dei materiali e delle loro modalità di cottura, con originali idee iconografiche e stilistiche, distingue ognuno degli artisti esposti alla Gnam e testimonia anche una evoluzione generazionale di questo linguaggio. La prima stirpe moderna di scultori ceramisti si è formata assimilando gli insegnamenti di Arturo Martini, Lucio Fontana, Fausto Melotti, ma soprattutto guardando all’innovatore Leoncillo Leonardi. Forte la sua eco tra gli artisti in mostra dall’undici marzo, ognuno con due o tre opere. Oltre a Luccioli, Belli e Ferri, ci sono: Attilio Antibo, Lee Babel, Riccardo Biavati, Nicola Boccini, Federico Bonaldi, Silvia Celeste Calcagno, Carlos Carlè, Nino Caruso, Andrea Caruso, Pino Castagna, Tonina Cecchetti, Fausto Cheng, Eraldo Chiucchiù, Antonella Cimatti, Salvatore Cipolla, Claudio Cipolletti, Elettra Cipriani, Giorgio Crisafi, Mirco De Nicolò, Guido De Zan, Tristano Di Robilant, Fabrizio Dusi, Yvonne Ekman, Marino Ficola, Candido Fior, Goffredo Gaeta, Emidio Galassi, Alfredo Gioventù, Luigi Gismondo, Antonio Grieco, Annalisa Guerri, Nedda Guidi, Luciano Laghi, Alfonso Leoni, Adriano Leverone, Giuseppe Lucietti, Mirna Manni, Guido Mariani, Salvatore Meli, Alberto Mingotti, Rita Miranda, Riccardo Monachesi, Simone Negri, Martha Pachon Rodriguez, Fiorenza Pancino, Luigi Pero, Pompeo Pianezzola, Jasmine Pignatelli, Graziano Pompili, Paolo Porelli, Aldo Rontini, Gabriella Sacchi, Ivo Sassi, Giancarlo Sciannella, SPROUT (Denis Imberti e Stefano Tasca), Enrico Stropparo, Alessio Tasca, Panos Tsolakos, Nanni Valentini, Cristiana Vignatelli Bruni, Carlo Zauli.
Il progetto di allestimento della mostra è di Massimo Licoccia. Il catalogo, edito da Castelvecchi, presenta i contributi critici di Luciano Marziano, a lungo sovrintendente dei Beni culturali, Claudia Casali, Stefania Petrillo, Daniela Fonti, Giuliana Ericani, Mariastella Margozzi e lo stesso Nino Caruso.

Acquapendente, Michele Panfoli espone a Hong Kong

Riceviamo e pubblichiamo

michele-panfoli_delitto-passionale_hong-kongL’artista aquesiano Michele Panfoli esporrà una propria opera all’Asia Contemporary Art Show di Hong Kong dal 12 al 15 marzo 2015. Panfoli è stato selezionato dal Movimento Arte del XXI Secolo, in joint-venture con la Galleria NoviArt3 di Novi Ligure (SV), insieme ad una quarantina di altri artisti rappresentativi di gran parte delle sfaccettature stilistiche dell’attuale panorama italiano.

La manifestazione asiatica si svolgerà dal 12 al 15 marzo nella straordinaria location del Conrad Hong Kong Pacific Place ai piani 40, 41, 42, 43 e 44. La 6° edizione  dell’evento accoglie artisti e gallerie provenienti dai cinque continenti, in particolar modo da Hong Kong, dalla Cina e dalla maggior parte dell’Asia, dall’Australia, dal Nord e Sud America e dall’Europa. La maggior parte delle opere esposte non sono mai state viste prima ad Hong Kong. L’obiettivo principale dell’evento, che si sta affermando a livello mondiale, è quello di riunire con le sue 3000 opere esposte i più interessanti e promettenti artisti del mondo, dalla scultura alla pittura ed alla fotografia.

L’opera con cui Michele Panfoli è stato selezionato, e invitato a partecipare all’evento, è “Il Delitto Passionale” un’opera realizzata olio su tela 90X90 cm facente parte della più ampia collezione delle “X Scomposizioni sulla passione”, esposte per la prima volta in una personale a Berlino nel 2009 in occasione dei festeggiamenti per il ventennale della caduta del Muro, e visibile sul sito dell’artista (www.michelepanfoli.com). In quest’opera l’autore si interroga sulla natura dell’uomo e sulle sue passioni positive e negative; proprio quest’ultime a volte lo portano a compiere gesti che tutt’oggi sembrano essere diventati una delle piaghe della società contemporanea e che nonostante il passare del tempo, dagli albori della civiltà ad oggi, diventano una triste costante nella natura dell’essere umano.

Questa la motivazione della scelta: “Nel novero dei prescelti occupa una singolare posizione l’opera di Michele Panfoli, autore di un modus pingendi che riconduce a modi popolari antichi, quelli usati nella produzione di stampe del passato per la semplificazione delle linee e la truculenta dei particolari”.

Al Vittoriano Giorgio Morandi, “altissimo pittore, enclave nella pittura contemporanea”

Cesare Brandi, studioso poliedrico, storico e critico d’arte, ideatore de La Teoria del restauro, guardando alla pittura di Giorgio Morandi ha annotato: << appare maltita, appannata dai contatti umani… la durata è infinita>>.

MorandiBottiglieA questo “inattuale” – nel senso di un conservatore al di qua delle Avanguardie artistiche del primo Novecento- il Complesso del Vittoriano dedica la stagione primaverile fino al 21 giugno con la retrospettiva GIORGIO MORANDI 1890-1964 curata da Maria Cristina Bandera, composta da più di 150 opere e inserita nella saga dedicata ai grandi dell’arte contemporanea italiana, tra i quali hanno figurato lo scorso anno Mario Sironi e tra il 2012 e il 2013 Renato Guttuso.

E’ un’occasione unica per ammirare le lastre di rame originali da cui l’artista ha tratto poi le sue famosissime acqueforti, che sono esposte in vari esemplari nelle prime sale e che sono una rarità per gli occhi, dal momento che spesso sono rinchiuse in bacheche private o non esposte al pubblico. La tecnica a incisione raffinatissima ha permesso a Morandi di concentrarsi sulla resa perfetta del chiaroscuro e delle varie intensità attraverso cui la luce si propaga nei volumi plastici di bottiglie e tazze, occasionalmente di conchiglie, tabacchiere e frutti.

E in quel valore cromoluminoso nasce l’immagine pittorica, dalle numerosissime nature morte del salone centrale ai paesaggi esibiti al piano rialzato dell’esposizione fino ai fiori.

Perché se i più conoscono essenzialmente le sue tele, è dall’incisione che fondamentalmente si snoda il vincolo problematico dell’essenza dell’artista. Non a caso fu insignito del titolo di docente di grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ricevette il Gran Premio per l’Incisione alla Biennale di San Paolo in Brasile nel 1953, e solo nel 1957 per la pittura.

imagesSono bottiglie le sue (le famose “bottiglie di Morandi”) che risentono dell’esistenza, di una dimensione emotiva, come se fossero in grado di percepire l’ambiente in cui sono posizionate e nel quale assumono quel particolare rilievo.

<<Erano poveri spunti, cose che non significavano per se stesse, in modo da poterle non fare significare affatto>> ha annotato ancora Brandi, il cui scambio di lettere con Morandi è accostato a quello che quest’ultimo ebbe con Roberto Longhi, figura fondamentale per la rivalutazione di Caravaggio ma anche critico d’arte e grande stimatore dell’operato di Morandi.

Quelle bottiglie non sono, dunque, semplici bottiglie: sono forme che si sottraggono infinitamente ai significati che possono avere nella nostra quotidianità.

<<Si può dipingere ogni cosa, basta solo vederla>> avrebbe detto della sua arte Morandi.

Ma qui la domanda è: siamo noi in grado di vedere?

Francesco Rotatori