A Tarquinia, laboratori didattici di archeologia per bambini con Artetruria

Laboratori didatticiL’archeologia a misura di bambino. Con la primavera e le belle giornate l’associazione Artetruria di Tarquinia (VT) propone per i più piccoli divertenti e interessanti laboratori didattici, con la possibilità di provare l’esperienza di uno scavo.  L’iniziativa è stata studiata per permettere attraverso il gioco, l’apprendimento di alcuni concetti sulla storia degli etruschi e dell’archeologia. «Il nostro obiettivo è di far vivere in prima persona ai bambini le fasi principali di uno scavo archeologico: – sottolinea l’associazione – dalla messa in luce dei reperti all’interpretazione dei dati raccolti, fino alle ipotesi di datazione come veri archeologi. Il tutto sotto forma di gioco». I laboratori saranno attivati al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Per avere informazioni o aderire è possibile visitare il sito www.artetruria.it, scrivere ad [email protected] o chiamare al 3318785257.

“Amici delle Tombe Dipinte”: a Tarquinia la presentazione di due progetti

tomba_tori_tarquiniaL’Associazione Amici delle Tombe Dipinte propone una nuova iniziativa finalizzata alla raccolta di fondi per affiancare e supportare la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’ Etruria Meridionale nel difficile ed oneroso compito di conservazione e valorizzazione delle tombe dipinte di Tarquinia. L’associazione è nata nel 2012 con lo scopo di promuovere, in accordo con la Soprintendenza, la conservazione, lo studio e la valorizzazione del Sito UNESCO delle tombe dipinte di Tarquinia. Grazie alla sua attività, molti e variegati sono stati finora gli interventi effettuati messi in atto dall’Associazione, tutti rivolti ad una migliore fruizione dei siti archeologici delle necropoli etrusche.

Per sabato 11 aprile, alle ore 16.00, nella Sala delle Arti della Biblioteca Comunale in Via Umberto I n. 34, ci sarà la presentazione di due progetti: il primo dal titolo “Scopri i Colori della tomaìba bartoccini”, mentre il secondo “Dona ora e aiutaci a salvare le tombe dipinte di Tarquinia”.

Per diventare socio ed avere ulteriori informazioni sull’Associazione si può visitare il sito http://www.amicitombeditarquinia.eu o contattare i numeri +39.06-8082451 e +39.3395780369 oppure la mail [email protected]

Archeotuscia, porte aperte a Ferento nel week end di Pasqua

Locandina-Evento-Ferento-02L’area archeologica dell’antica città di Ferento, distante pochi chilometri da Viterbo, sarà accessibile per le visite nel week end di Pasqua. Sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 aprile sarà possibile visitare il teatro romano, le terme e, attraverso il decumano, l’intera zona.

L’iniziative è dell’associazione culturale Archeotuscia di Viterbo in collaborazione con il Comune di Viterbo e la Soprintendenza archeologica – Ministero per i Beni culturali.

L’area sarà accessibile, con ingresso a offerta libera, in orario continuato dalle ore 10 alle ore 18. Sarà possibile partecipare a visite guidate (contributo 3 euro), fissate nelle tre giornate, alle ore 10,30 – 12,00 – 15,00 – 16,30.

Le rovine della città sono la testimonianza di una lunga storia che la vide fiorire per diversi secoli, in particolare quando divenne il centro egemone di un vasto territorio, sede anche di diocesi dalla fine del V secolo fino almeno a tutto il VI, e conclusasi nel 1172, ad opera dei viterbesi, che, dopo una serie di scontri, espugnarono Ferento e la distrussero. Il sito, comunque, continuò ad essere frequentato per attività agricole ed estrattive.

Numerose campagne di scavo eseguite nell’ampia zona hanno consentito di riportare alla luce straordinari reperti archeologici e impianti rasalenti all’epoca romana tra cui il monumentale teatro, una strada basolata, l’area termale con mosaici, mentre numerose strutture medioevali sono visibili nei terreni esterni al parco.

Per informazioni rivolgersi ad Archeotuscia:
tel 339 1170592 (Rodolfo), 339 2716872 (Luciano), 328 9068207 (Simona – guida)
e mail: [email protected] .

Tarquinia e il Dio Mitra: quali miti dietro la statua ritrovata dai Carabinieri?

Dio_Mitra_TarquiniaUna figura maschile nell’atto di abbattere un toro, circondato da altri piccoli animali: la raffigurazione scultorea del II-III secolo d.C. recuperata dal Comando  dei carabinieri Tutela patrimonio artistico ed al centro delle cronache da venerdì – anche a Tarquinia, dove sarebbe stata abusivamente scavata e dove, stando

Senza mai diventare la religione ufficiale dello stato, il mitraismo godette però di una vasta fortuna sia nell’esercito che tra le classi più modeste della società – schiavi, liberti, operai, artigiani e piccoli commercianti – gli stessi ambienti da cui, negli stessi decenni, muoveva anche l’altra grande religione monoteista dell’epoca, la religione cristiana. E non è un caso che tra i due culti ci siano somiglianze sorprendenti: l’episodio di Mitra che fa scaturire l’acqua dalla roccia richiamava sia il miracolo della rupe di Mosè che quell della fonte operato da San Pietro, così come non possono sfuggire il parallelismo tra le lustrazioni ed il battesimo, la comune credenza nella resurrezione dei morti e nel giudizio finale presieduto da Mitra o da Cristo, o la singolare coincidenza della celebrazione del natale dei dio – secondo alcuni miti anche per Mitra avvenuto in una grotta, incarnandosi nel ventre di una vergine – fissato il 25 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, da entrambe le religioni. Dopo diverse vicissitudini la religione cristiana prevalse definitivamente su quella mitraica che poté resiste ancora per poco, mentre a Roma sopra i mitrei saccheggiati e distrutti vennero erette chiese e basiliche.

La statua del II secolo che riempie le cronache tarquiniesi e nazionali di questi giorni fa riferimento all’avvenimento centrale del mito mitraico, il sacrificio del toro, la cui morte promuove la vita e la fecondità dell’universo.

Oltre al Dio ed al toro, in opere di questo tipo – esemplari simili sono conservati al British Museum e ai Musei Vaticani – erano sempre presenti delle figure simboliche ben precise: un cane ed un serpente che bevono il sangue del toro, uno scorpione che lo pungeva ai testicoli, delle spighe di grano che germogliavano dalla coda dell’animale morente e un corvo. Il loro significato è incerto: lo scorpione ed il serpente sono visti di solito come forze del male che tentano di impedire al sangue e al seme del toro di raggiungere e fecondare la terra, il cane al contrario ne trae forza mentre le spighe simboleggiano la forza vitale che si libera del toro morente a favore delle piante verdi; il corvo infine, messaggero divino, stabiliva il contatto tra Mitra ed il Sole.

L’uccisione del toro e la presenza del sole fanno pensare ad un rito segreto che alluda al meccanismo di precessione degli equinozi: il carattere cosmico di Mitra è sottolineato anche dalla costante presenza al suo fianco dei due dadofori (portatori di fiaccole, Cautes e Cautopates) affini al dio che costituiscono una sorta di trinità, rappresentando rispettivamente il sole dell’aurora, del mezzogiorno e del tramonto, che nel ciclo annuale alludono alla primavera, all’estate e all’autunno.

“Il dio Mitra tornerà a Tarquinia”: Franceschini spedisce nella città etrusca la preziosa statua recuperata dai Carabinieri

Dio-MitraUn’operazione del Comando dei Carabinieri Tutela patrimonio artistico potrebbe regalare – o restituire – a Tarquinia un tesoro di enorme valore. Nell’ambito del sequestro operato dai militari – e di cui è stata data notizia su tutti i tg nazionali per la presenza di un’opera di Picasso dal valore stimato di 15 milioni – è stata infatti riportata nella disponibilità dello Stato italiano anche una  statua romana del dio Mitra che uccide un toro del II secolo dopo Cristo, il cui valore è stimato attorno agli 8 milioni di euro.

L’opera, stando a quanto riportato dai Carabinieri, era su un furgone destinato in Svizzera, all’apparenza anonimo, che trasportava alcune piante e altro materiale: le successive analisi svolte dal  patrimonio artistico fanno risalire alle aree archeologiche di Tarquinia e Vulci come possibili zone dello scavo clandestino del “Mitra”, in base alla presenza di reperti ed ambienti, nell’area, riconducibili al culto ed all’iconografia mitraiche e compatibili con la statua stessa. Si tratta, insomma, di un’opera di pregio storico ed archeologico enorme, soprattutto alla luce dell’eccezionale integrità: due esemplari simili si trovano al British Museum e ai Musei Vaticani.

Le sorprese, per Tarquinia, non finiscono però qui, ed anzi si accrescono con le dichiarazioni rilasciate a margine della conferenza stampa in cui si è data notizia dei recuperi da Dario Franceschini, ministro della Cultura. “La statua del dio Mitra ci è stata chiesta per un’esposizione temporanea ai musei Vaticani. – ha spiegato il Ministro – L’Italia, ad ogni modo, non ha seguito la via scelta all’estero di un grande museo nazionale dove esporre tutte le opere. Credo sia invece giusto che le opere tornino sui territori e vadano in musei più piccoli che così vengono valorizzati”.

“Il dio Mitra tornerà quindi a Tarquinia. – le parole testuali di Franceschini – La forza dell’Italia è quella di essere un museo diffuso. È una grande forza che va valorizzata”.

Se confermata, la decisione del Ministro della Cultura non può che far felici i tarquiniesi, che già in tema di recupero delle opere autoctone finite altrove hanno parecchio da recriminare nei confronti dello Stato. Oltre ai tanti tesori etruschi disseminati per i musei nazionali – romani in particolare – brucia ai cittadini che “La Madonna con Bambino” di Filippo Lippi, non a caso detta anche “Madonna di Tarquinia”, sia ospitata a Palazzo Barberini, a Roma, e varie campagne nel tempo sono state lanciate, anche su L’extra o Tarquinia Città, per cercare di riportare l’opera nella cittadina etrusca.

Ai Musei Capitolini gli ultimi folli giorni dell’Impero

di Francesco Rotatori

Eta_dell_Angoscia_Musei_Capitolini_2“Niente capita a nessuno, che questi non sia per natura in grado di reggere”. scrive Marco Aurelio nei suoi pensieri A se stesso. Chissà se l’imperatore filosofo avrebbe pensato lo stesso se di lì a qualche anno avesse osservato dall’alto la situazione in cui versava il suo grande impero. Da Commodo (180 d.C.) in poi la carica di imperatore si associò sempre di più a una figura tirannica e dispotica, a un lusso sfrenato e all’impossibilità di saper governare un territorio oramai disomogeneo e ricco di tendenze diversificate.

Il secolo d’oro dell’impero si era improvvisamente chiuso con la decadenza dei commerci e una grave crisi agricola a cui seguì l’inflazione. La situazione politica era degenerata di giorno in giorno, e una serie di comandanti si erano susseguiti velocemente al potere con una conseguente instabilità crescente. Commodo era difatti caduto vittima di una congiura, Pertinace governò per soli tre mesi, Didio Giuliano comprò addirittura all’asta il titolo di imperator, Settimio Severo prevalse coll’aiuto dell’esercito, Caracalla fece assassinare il fratello Geta per ascendere al soglio imperiale ma si trovò colpito a morte da Macrino, a sua volta deposto da Eliogabalo sotto l’influsso della nonna Giulia Mesa, che tra l’altro non esitò a fare uccidere il nipote per favorirne un altro, Alessandro Severo, il quale fu assalito dai suoi stessi militari dopo un regno di una decina d’anni, Massimino il Trace, il primo imperatore barbaro, durò nemmeno tre anni. Anni di anarchia militare e di signori della guerra condussero infine all’avvento della riorganizzazione dell’impero e della sua stessa divisione in quattro regioni sotto Diocleziano. Alla sua abdicazione (305 d.C.) si era conclusa un’epoca di distruzione e ne era iniziata un’altra, quella cristiana, con il grande Costantino.

Eta_dell_Angoscia_Musei_Capitolini_1A questi anni i Musei Capitolini dedicano una rassegna inedita, il quarto grande appuntamento del ciclo “I Giorni di Roma”, L’età dell’angoscia - Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.). Sette sezioni affrontano i temi fondanti dell’analisi storica e sociologica: dalla riorganizzazione dell’esercito, elemento divenuto fondamentale per l’elevazione al potere, ai nuovi culti religiosi che si affiancarono a quelli principali e finirono per unirsi in un generale sincretismo portando a Roma la cultura del mitraismo, della dea Iside, del dio greco-egizio Serapide o del culto del sole, di cui fu grande promotore Marco Aurelio Antonino, meglio noto come Eliogabalo; dal nuovo assetto dell’urbe agli arredi delle dimore patrizie; dagli usi e costumi di tutti i giorni alla ritrattistica dei protagonisti, tra cui spiccano il ritratto di Commodo come Eracle, un bellissimo busto femminile del II sec. d.C. che ci permette di indagare la fantasia delle acconciature femminili, e il ritratto di Settimio Severo proveniente dalla Grecia.
E proprio a quest’ultimo ambito è legata un’affascinante attività proposta dalla direzione museale: due mercoledì al mese, da marzo a maggio, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma saranno in mostra a disegnare dal vivo i volti di pietra, cercando di carpirne i segreti e di riportarne con varie tecniche le espressioni profonde, e a tutorare gli eventuali interessati e curiosi che si avvicinano per la prima volta in questo modo alla ricerca storico-artistica.

Non dobbiamo accostarci a questo mondo romano pensando che sia del tutto diverso dal nostro: le disgrazie naturali, le gravi crisi economico-finanziarie, il crollo della borsa, la successione di governi-lampo impossibilitati a ottenere completamente il consenso popolare, la fuoriuscita di una miriade di credenze religiose e tendenze innovative che si sommano alle tradizioni comuni… Siamo davvero così lontani da quella realtà?

“Le Città Invisibili”: l’Alta Tuscia Laziale ad Expo 2015

Riceviamo e pubblichiamo

visite guidate a Vulci 4La Comunità Montana Alta Tuscia Laziale, quale partner dell’Area Interna ‘Alta Tuscia-Antica Città di Castro’ (ex DGR 477/14) ha presentato il progetto ‘Le Città invisibili’ nell’ambito del bando ‘EXPO Milano 2015 – Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’, coinvolgendo tutti i 19 comuni facenti parte l’area interna, le associazioni di categoria CIA, CNA, Coldiretti, ConfCooperative e CEFAS, oltre a due produttori locali Brizi Giuseppe e Marco Camilli, che hanno aderito immediatamente alla nostra proposta progettuale.

Il progetto, ideato e coordinato da Rossana Giannarini, prevede una serie di azioni di comunicazione e marketing territoriale integrate che vedono la realizzazione di un portale web, attraverso il quale, il turista potrà conoscere il nostro territorio e attraverso l’implementazione della geolocalizzazione disegnare itinerari sulle diverse tematiche che il nostro territorio offre: natura, archeologia, enogastronomia, eventi e manifestazioni, la Via Francigena, il Geoparco dell’Etruria.

Alla web directory è abbinata un’applicazione che permetterà al turista di usufruire delle informazioni del portale su tablet e smartphone, anche in modalità off line. Le imprese del territorio potranno essere protagoniste attraverso un’app di Geomarketing che permetterà di essere presenti e di promuoversi all’interno del portale. Le informazioni raccolte sul portale saranno anche disponibili sul territorio attraverso una cartellonistica QR code presso i monumenti e lungo gli itinerari, e sulle etichette dei nostri prodotti tipici.

In questo progetto vogliamo dare ai prodotti agricoli che rappresentano anche, e ancora, il settore economico prevalente, uno spazio, non relegato in un menu a tendina in un angolo di un portale, ma il ruolo di introdurre, di narrare, di descrivere un territorio che oggi può dirsi fiero di quell’arretratezza industriale che sembrava averlo penalizzato e che invece ha permesso di preservare e conservare le proprie peculiarità ambientali, ma non meno importanti quelle sociali e culturali.

La mappa del territorio sarà caratterizzata dai suoi prodotti, e attraverso un narratore dalla descrizione del prodotto, dalla sua storia, dalle ricette della cucina tradizionale di questi luoghi, ci si incamminerà all’interno di paesaggi incontaminati, vestigia antiche, palazzi e racconti lungo i secoli, feste tradizionali, suoni, sagre, comunità. Dai sapori, dagli odori introdurremo il nostro visitatore alla riscoperta di un territorio che abbiamo definito in questo progetto ’Le città invisibili’, mutuando il titolo e la struttura dal celeberrimo scritto di Italo Calvino.

Un territorio invisibile perché compresso tra le ben più note mete Roma, Toscana e Umbria, senza un brand forte, si assottiglia, quasi perdendo la propria identità storica e culturale, oltre che geografica.

In questa zona abbiamo diverse tipologie di città invisibili:

- L’Antica città di Castro, San Lorenzo Vecchio, l’antica città di Vulci, le necropoli etrusche, le cripte, i romitori, gli antichi tracciati dei borghi medievali, i comuni che rischiano la scomparsa definitiva nel prossimo ventennio, le nostre ricchezze geologiche racchiuse nel progetto Geoparco dell’Etruria.

L’intento è quello di dimostrare che si può narrare e identificare un territorio, la sua storia, le sue tradizioni, le sue attenzioni verso l’ambiente attraverso il cibo e come il cibo non sia che il risultato di un lungo processo storico, geologico e sociale.

Il cibo può nutrire il pianeta: può nutrire il corpo, ma anche e soprattutto deve riuscire a nutrire l’anima del pianeta.

Il progetto prevede il coinvolgimento dei cittadini e dei turisti nell’implementazione e arricchimento del progetto attraverso un software 2.0 che permette di apportare modifiche direttamente grazie a segnalazioni e suggerimenti degli utenti.

Non potevamo di certo non essere presenti ad Expo 2015 dice il Presidente della Comunità Montana Giovanni Giuliani esprimendo la soddisfazione del territorio per il finanziamento del progetto. E quindi lo stesso, prevede la realizzazione di un video della durata di 12 minuti che attraverso le emozioni delle immagini, delle riprese di un drone, delle foto, dei suoni e dei colori delle feste tradizionali, descriva quest’area in maniera più completa, e 10 show cooking della durata ognuno di tre minuti per la descrizione di una ricetta tradizionale.

Le produzioni video hanno un po’ il compito di fungere da biglietti da visita, concentrando in pochi minuti l’esperienza che si può vivere in un territorio, e quindi essere facilmente riprodotti durante manifestazioni, fiere, eventi come EXPO2015.