A Tarquinia, laboratori didattici di archeologia per bambini con Artetruria

Laboratori didatticiL’archeologia a misura di bambino. Con la primavera e le belle giornate l’associazione Artetruria di Tarquinia (VT) propone per i più piccoli divertenti e interessanti laboratori didattici, con la possibilità di provare l’esperienza di uno scavo.  L’iniziativa è stata studiata per permettere attraverso il gioco, l’apprendimento di alcuni concetti sulla storia degli etruschi e dell’archeologia. «Il nostro obiettivo è di far vivere in prima persona ai bambini le fasi principali di uno scavo archeologico: – sottolinea l’associazione – dalla messa in luce dei reperti all’interpretazione dei dati raccolti, fino alle ipotesi di datazione come veri archeologi. Il tutto sotto forma di gioco». I laboratori saranno attivati al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Per avere informazioni o aderire è possibile visitare il sito www.artetruria.it, scrivere ad [email protected] o chiamare al 3318785257.

Svolta questa mattina all’IISS Cardarelli la prova del “Certame Cardarelliano”

Riceviamo e pubblichiamo

CERTAME-INAUGURAZIONESi è svolta questa mattina, 17 aprile, presso l’aula magna dell’IISS V. Cardarelli di Tarquinia, la prova della prima edizione del “Certame Cardarelliano, un concorso a carattere nazionale al quale hanno aderito 17 scuole, provenienti da varie parti d’Italia. I 35 studenti partecipanti hanno iniziato la prova alle 8,30, con sei ore a disposizione per analizzare il testo proposto dalla commissione. La poesia selezionata è stata “Distacco” e i ragazzi si sono dovuti cimentare nella comprensione del testo, nella sua analisi e, infine, in una interpretazione complessiva con approfondimenti. «Gli studenti – ha dichiarato il presidente della giuria professore Alessandro Parrella, ex preside dell’istituto tarquiniese – hanno dato prova di grande maturità, impegno e serietà. È stata indubbiamente una prova impegnativa, considerati i contenuti e la struttura della poesia estratta, ed è mia profonda convinzione che tutti gli studenti partecipanti debbano certamente avere dei grandi meriti personali, uniti ad una solida preparazione letteraria». Già nel primo pomeriggio la giuria, presieduta dal professore Parrella e composta dal professore Antonino Petrolino, dalla professoressa Maria Francesca Petrocchi, dal professore. Angelo Maria Contadini e dalla professoressa Anna Alfieri, si è messa al lavoro per la valutazione degli elaborati. Domani, alle 12,00, nella Sala Consiliare del Comune di Tarquinia sarà reso noto il nome del vincitore.

Nel pomeriggio di oggi, le delegazioni iscritte al Certame sono andate alla scoperta dei tesori archeologici, artistici e urbanistici di Tarquinia, attraverso una visita guidata alla Necropoli dei Monterozzi e al centro storico medievale. A svolgere le funzioni di supporto alle visite, ed a tutte le altre attività di accoglienza del Certame, sono state sette studentesse dell’indirizzo turistico dell’I.I.S.S. “Vincenzo Cardarelli”, già partecipanti al Progetto Professione Turismo e Beni Culturali per la valorizzazione del patrimonio culturale in ambito territoriale, organizzato dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia presso l’I.I.S.S. “V. Cardarelli”, con il contributo della Regione Lazio,curato dalla dottoressa Sabina Angelucci e coordinato dalla professoressa Loretta Concetta Perroni, referente dell’indirizzo Turismo della scuola: Samanta Carnevale, Barbara De Guidi, Erika Santoro, Chiara Tortella del4A Turistico, Martina Gufi, Giulia Nardi e Orrù Mara del 3A Turistico.

La serata di oggi, invece, sarà dedicata alla musica presso il Centro di Aggregazione Giovanile di Tarquinia.

«L’organizzazione di questo evento – aggiunge il professore Parrella – è estremamente lodevole e dimostra che l’Istituto Cardarelli, grazie all’impegno dell’attuale dirigente Laura Piroli, è una scuola dinamica, moderna, aperta all’esterno, attenta ai valori culturali del territorio e ad una formazione di alto livello dei propri studenti».

I 100 anni di Alberto Burri coinvolgono il mondo intero

di Francesco Rotatori

Il 12 marzo Città di Castello ha festeggiato il centenario della nascita del suo massimo cittadino, l’artista contemporaneo Alberto Burri, scomparso a Nizza nel febbraio del 1995. A ricordare la sua importanza è la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri voluta dall’artista stesso nel 1978 e che a oggi conta più di 130 opere.

Ma questa festa si celebra in tutta Italia, anzi persino fuori la penisola: il 9 ottobre 2015 il Solomon Guggenheim Museum di New York 7-sacco-5P-1953ospiterà la più ampia retrospettiva americana su Burri, curata da Emily Braun. Una grande conquista se si pensa a con quanta diffidenza gli Americani abbiano sempre guardato ai suoi Sacchi, costantemente criticati e ritenuti una copia delle appropriazioni dal reale di Rauschenberg, che sappiamo aver incontrato Alberto e il suo operato nel 1953. Di fatto Rauschenberg stesso ha sempre negato il rapporto, seppur evidente, con la ricerca artistica del suo parallelo.

Per quanto ai più possa sembrare colossale, l’iter di Burri si innesta su un binario culturale nostrano classico: ammirò e studiò con attenzione i rapporti cromatici, le geometrie delle composizioni e l’attenta funzionalità di Piero della Francesca, di cui riprese numerosi schemi anche nei suoi Legni, guardò con attenzione capillare le indagini anatomiche e strutturali di Luca Signorelli per trarne fuori un linguaggio forbito, dei ricordi sommessi che riprendono a parlare di un prima antecedente alla creazione primigenia dell’opera.

Il Museo Riso di Palermo, inoltre, sta organizzando una mostra dedicata al Grande Cretto o Cretto bianco, la magnifica installazione che venne creata nella città vecchia di Ghibellina tra il 1984 e il 1989, in memoria della sua completa distruzione ad opera di una scisma nel 1968. E’ un’ennesima riflessione sui ricordi, che stavolta gridano dal dolore e dalla paura, come se il pigmento bianco che l’artista ha scelto di far calare come un sudario sul paesaggio demolito non facesse altro che farne rivivere gli orrori congelati nel terreno dei dieci ettari che occupa.

30621-06-cretto-g2-1975-fondazione-palazzo-albizzini-collezioneDopotutto egli si era dedicato a queste sperimentazioni materiali già quando negli anni ’50 aveva attraversato le fasi dei Neri, dei Catrami, dei Gobbi, delle Muffe e infine dei Sacchi. Nel 1956 aveva poi abbandonato la tela di iuta e scelto la plastica, che fosse rossa, nera o cellophane trasparente, materiale che aveva preso ad aggredire violentemente col fuoco, che nelle sue mani si era sostituito al più classico pennello del pittore accademico. Questa fiamma aveva svelato la materia al di là di essa, uno strato interno e profondo al di sotto dell’epidermide che la ricopre.

Ai Cretti si era poi dedicato a partire dal 1969, quando creava superfici di creta o caolino impastati allo stato liquido col vinavil. Le spaccature e le fessure che inevitabilmente si andavano aprendo sui supporti su cui era stesa la materia pittorica sono anche le fessure del nostro tempo e del nostro Io, quelle dei rimorsi che ci invadono l’animo e più vengono soffocati più finiscono per spingere e ribellarsi. Sono le nostre ferite, quelle dell’anima, le nostre delusioni, i nostri rimpianti, le nostre afflizioni che bucano la pelle ideale e dimostrano l’inevitabile fragilità dell’esistenza.

Al via il “Certame Cardarelliano”: il 16, 17 e 18 aprile la prima edizione del concorso nazionale

Riceviamo e pubblichiamo

Primo certame cardarellianoPrende l’avvio giovedì 16 aprile la prima edizione del “Certame Cardarelliano”, un’iniziativa organizzata dall’IISS “Vincenzo Cardarelli” di Tarquinia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze umanistiche della Comunicazione e del Turismo dell’Università della Tuscia di Viterbo e con la Società Tarquinense d’Arte e Storia, e con il sostegno del Comune di Tarquinia, della Fondazione Carivit e dell’Associazione Amici del Cardarelli. Si tratta di un concorso a carattere nazionale, che si concluderà sabato 18 aprile, al quale hanno aderito 17 scuole, provenienti da Palermo, Cosenza, Otranto, Castellammare di Stabia, Portici, Caserta, Civitavecchia, Vetralla, Viterbo, Montefiascone, Spoleto, Arezzo, Perugia, Pesaro, Busto Arsizio e Tarquinia, per complessivi 38 studenti e 17 docenti partecipanti. Grazie alla Fondazione Carivit, 12 scuole provenienti da località poste a oltre 50 km da Tarquinia, potranno essere ospitate in strutture del centro storico.

Giovedì 16 aprile 2015 alle 18,00, presso la Sala Consiliare del Comune di Tarquinia avrà luogo la cerimonia di inaugurazione e l’insediamento della giuria, composta dal Prof. Alessandro Parrella, Prof. Antonino Petrolino, Prof.ssa Maria Francesca Petrocchi, Prof. Angelo Maria Contadini e Prof.ssa Anna Alfieri, seguita da un benvenuto musicale dell’Accademia Tarquinia Musica. La prova del certame si svolgerà venerdì mattina, alle ore 8,30, nell’Aula Magna dell’IISS Cardarelli, avrà la durata di sei ore e consisterà nell’analisi di una lirica di Vincenzo Cardarelli. Per questa prima edizione opera di riferimento saranno le Poesie dell’autore.

“Siamo pienamente soddisfatti delle adesioni al primo “Certame Cardarelliano” – afferma la Dirigente Scolastica dell’IISS Cardarelli Laura Piroli – che hanno conferito alla manifestazione un carattere decisamente nazionale. Ringrazio in primo luogo la professoressa Manuela Nardella per avere pensato e realizzato questa iniziativa, la Fondazione Carivit di Viterbo e l’Amministrazione Comunale di Tarquinia, in particolare il sindaco Mauro Mazzola, l’assessore all’Istruzione Sandro Celli e il presidente della Commissione Cultura Angelo Centini, il DISUCOM dell’Università della Tuscia, la Società Tarquiniense d’Arte e Storia e l’Associazione Amici del Cardarelli, e tutti coloro che sostenendo l’iniziativa hanno dimostrato grande sensibilità per i temi della cultura e dell’istruzione».

«È stato emozionante ricevere richieste provenienti da Palermo a Busto Arsizio – dichiara la professoressa Nardella, ideatrice dell’evento – Un grazie particolare sento di rivolgerlo alla preside Piroli, che ha creduto fin dall’inizio in questa iniziativa e l’ha voluta e perseguita con tenacia e grande entusiasmo. Ci siamo impegnati per offrire alle delegazioni partecipanti un ricco ventaglio di esperienze: oltre alla competizione, studenti e docenti avranno modo di scoprire i tesori e i sapori di Tarquinia, di approfondire la conoscenza di Vincenzo Cardarelli e della nostra letteratura, di condividere con noi e con i nostri ragazzi anche momenti di svago e divertimento».

Numerosi, infatti, gli eventi collaterali. Venerdì 17, alle 10,30, nella Sala Sacchetti della Società Tarquiniense d’Arte e Storia, si terrà una tavola rotonda sul tema “Varcare le soglie della libertà: l’incontro con la letteratura” a cura del DISUCOM Università della Tuscia; sempre venerdì, nel pomeriggio, gli ospiti si recheranno in visita alla Necropoli e al Centro Storico di Tarquinia, mentre la serata sarà dedicata alla musica presso il Centro di Aggregazione Giovanile; sabato 18, nella Sala Consiliare del Comune di Tarquinia, alle ore 9,30 si terrà un Convegno su Vincenzo Cardarelli, con il contributo dei seguenti relatori: M. Francesca Petrocchi, Clelia Martignoni, Valerio Magrelli e Silvia Morgani. Alle ore 12,00, sempre nella Sala Consiliare del Comune, si svolgerà la cerimonia di premiazione.

La Calcografia di Fontana di Trevi si prepara per Bernini

di Francesco Rotatori

14559OP148AU23095Non si sa bene ancora la data, ma prestissimo aprirà nel piano terra del Palazzo della Calcografia di Roma, la costruzione su cui è addossata la splendida Fontana di Trevi tuttora in restauro, una mostra che ospiterà, tra gli altri, disegni del grande maestro Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) indiscusso campione artistico della Roma barocca.

Inserendosi sulla scia di Palazzo Barberini, che propone al pubblico la mostra Il Laboratorio del genio – Bernini disegnatore dall’11 marzo al 24 maggio, la Calcografia ha spolverato i suoi archivi e ha tirato fuori una serie di disegni preparatori per un’incisione di tema sacro dell’artista napoletano di nascita ma romano di adozione. A capo della sua imponente bottega, Gian Lorenzo seguiva da vicino tutte le fasi di progettazione: disegnava e ridisegnava la stessa scena, costruendone con grande cura i particolari, inarcando i corpi e le anatomie, soffermandosi su ogni personaggio presente in modo da caratterizzarlo al meglio. A volte tuttavia sorge il dubbio di quanto l’opera possa essere veramente di mano del maestro, perché quando si parla di botteghe così piene e affaccendate, come anche quella di Raffaello, può capitare che un foglio venga semplicemente vergato dal magister e poi ripassato dagli allievi, o che magari questi ultimi realizzino in toto lo schizzo ricopiandone uno del maestro come attività di studio, cercando addirittura di riprenderne lo stile per appropriarsene il più possibile.

Probabilmente è di mano autografa l’Autoritratto in matita rossa e nera e che potrebbe addirittura rivaleggiare, vista la miglior conservazione, con quello dell’Ashmolean Museum di Oxford ora esposto a Palazzo Barberini, che è circolato per il mondo come unico e originale autoritratto dell’artista. Gli storici tuttora dibattono su quale dei due sia il vero originale e quale la copia, o se magari possano essere considerati entrambi frutto della copiosa mano del migliore artefice del barocco nella città dei Papi. La maggiore differenza che si riscontra è che il foglio di Oxford è stato tagliato successivamente alla sua realizzazione, in un formato più convenevole per la vendita, rispetto all’altro che respira di certo in modo più libero.

E’ un invito, dunque, quello che qui si muove a riscoprire un passato che purtroppo abbiamo dimenticato, o che spesso non sappiamo osservare. Così come sarebbe bello che le scuole conducessero gli studenti a guardare e studiare dal vivo disegni e stampe degli artisti che hanno fatto la nostra gloria, dal momento che l’Istituto Calcografico mette volentieri in mostra i suoi splendidi tesori a chi ha occhio e volontà per saperne cogliere la rarità.

Nel prossimo weekend a Tarquinia la prima edizione del Certame Cardarelliano

Vincenzo CardarelliDal 16 al 18 aprile l’Istituto di Istruzione Superiore “Vincenzo Cardarelli” presenta la I Edizione Nazionale del Certame Cardarelliano.

La parola certame deriva dal latino certamen e indicava una gara, una competizione, solitamente poetica, e nel caso specifico è dedicata al poeta, scrittore e giornalista tarquiniese Vincenzo Cardarelli (1887-1959). Il programma è denso di attività: giovedì 16 alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune ci sarà l’inaugurazione del Certame con l’insediamento della giuria. Il benvenuto sarà in musica con l’Accademia Tarquinia Musica.

Venerdì 16 alle 8.30 inizierà lo svolgimento della prova del Certame nell’Aula Magna dell’I.I.S.S “V. Cardarelli”. Seguirà alle 10.30, presso la Sala Sacchetti della S.T.A.S. una tavola rotonda dal titolo “Varcare le soglie della libertà: l’incontro con la letteratura” a cura del DISUCOM dell’Università della Tuscia. Alle 16 è prevista una visita alla Necropoli e al centro storico di Tarquinia. Dalle 20.30 presso il Centro di Aggregazione Giovanile una serata in musica a cura della Cooperativa Sociale Alice e degli studenti dell’I.I.S.S. “V. Cardarelli”.

Sabato 18 aprile, di nuovo presso la Sala Consiliare, ci sarà un convegno su Vincenzo Cardarelli e a seguire, alle ore 12.30, la cerimonia di premiazione.

Il bastone del prete Sbrinchetti

di Paolo Fiorentini

Per dovere d’ufficio sono costretto a percorre giornalmente le macchie del comune di Corneto-Tarquinia.. nei giorni 6- 7 (luglio) dovetti trovarmi per servizio in quella parte della macchia che confina con Piandarcione per assistere alle ultime caricazioni (sic!) dei carboni. .. nel punto della macchia dove si è fatto il carbone, in contrada Selvaccia, vocabolo Cavalline, frequentavano ogni giorno vari carrettieri addetti al trasporto dei carboni. Venendo a parlare del fatto avvenuto il giorno avanti a danno del Sig. Don Giovanni Sbrinchetti posso dire che quella mattina partii con Antonio Borzacchi per recarmi alle Cavalline ove trovammo i carrettieri. Poco dopo le 11 avendo i carrettieri terminato di caricare il carbone partimmo tutti per la carrareccia delle Cavalline che sbocca a Torre Bianca ai cosiddetti Due Cancelli luogo proprio ove avvenne l’assassinio di Sbrinchetti. Prima di arrivare alla strada Provinciale ci fermammo presso il fontanile di Piandarcione per far bere le bestie… essendo capitato Luigi il portatore di Sbrinchetti ci invitò di andare all’ara, ma noi avendo inteso che c’era il padrone, per un riguardo non volemmo andarci. (deposizione di Francesco Carosi al sindaco Luigi Dasti)

f6323135412f71ec9415b26e0f45b494C’era sempre stato in casa un bastone per appoggiarsi. Un vecchio bastone di legno con incastonati nel manico delle figure metalliche di carta da gioco. Era per un bambino un formidabile oggetto che poteva trasformarsi in una lancia, una spada o un cavallo con cui correre nelle stanze. Correre fino a quando la zia Maria al culmine dell’esasperazione non pronunciava la frase che era in grado di interrompere ogni gioco: “Il bastone del prete Sbrinchetti!” come se il legittimo proprietario, cui si doveva un certo riguardo, fosse potuto comparire da un momento all’altro a riprendersi ciò che gli era appartenuto.

Ci fu poi un periodo che il bastone riacquistò la funzione per cui era stato costruito e servì da ausilio per la zia e poi per mia nonna che lo utilizzò solo in casa perché, a suo dire, all’esterno era disdicevole specie con le scarpe con il tacco.

Poi come molti oggetti finì in garage dove non fu nemmeno attaccato dai tarli presenti nella legna per la stufa: un ottimo legno!

A riportalo in auge questa volta come oggetto di curioso antiquariato furono le mie letture in età matura degli scritti della professoressa Tiberi e del professor Naccarato che hanno fatto riemergere dal passato l’illustre proprietario del bastone: Don Giovanni Sbrinchetti, patrizio cornetano.

Gli Sbrinchetti erano una ricca famiglia originaria di Preci in provincia di Perugia che si era trasferita a Corneto agli inizi dell’ottocento, dove esercitava la nobile arte dell’agricoltura e aveva intrapreso la scalata sociale fino ad entrare, non senza difficoltà, a far parte dell’elite del patriziato locale nel 1846. La loro sontuosa abitazione, more nobilium, era posta al primo piano del palazzo che fu dei Costantini in piazza San Giovanni.

Il prete, essendo rimasto l’unico dei fratelli ancora viventi, oltre ad amministrare il culto religioso provvedeva a curare le enormi ricchezze di cui disponeva nei terreni fra Fontanile della Torre, Monte Cimbalo e Pian di Spille.

Il 7 luglio del 1877 dopo una giornata passata all’ara ad assistere alla trebbiatura del grano della propria lestra si avviò verso Corneto sul calesse in compagnia di Pietro Petrighi. Proprio in vocabolo Cavalline trovò la morte per un colpo di fucile. Le indagini del sindaco Dasti portarono alla scoperta dell’assassino individuato in un certo Felice Cardarelli che avrebbe dovuto “prendere servizio nel lunedì 9 come operaio del cimitero, quale scavatore di fosse, dimodochè sarebbe egli stesso che scavi la fossa per lo Sbrinchetti e cooperi con le sue mani all’interramento di questi”.

Rimase oscuro il movente del delitto anche se la voce popolare parlò dei prestiti di denaro, forse con interessi non proprio cristiani, che Don Giovanni era solito fare.

La storia cominciava così a tingersi giallo e ad incuriosirmi sempre più: come aveva fatto quel bastone a finire a casa nostra? Nessuna parentela, anche perché quel ramo della famiglia Sbrinchetti si estinse senza che vi fossero eredi diretti e comunque quello che ci arrivò fu solo il bastone e non quel tesoro che si trovava sotterrato nelle cantine di una casa vicina alla mia e di cui avevo spesso sentito vociferare.

Non rimaneva che indagare sulla zia Maria che avrebbe potuto far luce sul mistero ma che il mistero portò con sé nella tomba, almeno prima che il fatto potesse suscitare in me interesse. Dopo un paio di tentativi di ricerche presso l’archivio parrocchiale del Duomo andati a vuoto finalmente il nome di collegamento è uscito fuori. La zia Maria aveva sposato Cesare Scappini e proprio andando indietro nella famiglia di lui ho scoperto che sua nonna paterna era tal Costanza Sbrinchetti, cugina e appartenente ad un ramo minore della famiglia e che era nata a Corneto nel 1824. Il bastone e ad altri oggetti probabilmente furono ereditati da questa cugina che li tramandò ad una parte della famiglia Scappini che ne è tuttora in possesso.

La ricostruzione della storia ha tolto quel velo di mistero fatto di voci, supposizioni, racconti familiari su un oggetto che forse quel giorno caldo di luglio era sul calesse ad aiutare l’anziano prete nei suoi passi in campagna.

Solo al termine di queste mie ricostruzioni dei fatti ho deciso che valeva la pena far uscire il bastone dal suo lento oblio in un magazzino e dopo averlo fatto passare ancora una volta in Piazza S. Giovanni davanti alla sua antica abitazione, consegnarlo all’Archivio Storico del Comune di Tarquinia perché anche un piccolo oggetto, appartenuto ad un personaggio vittima di un fatto di sangue della storia locale, possa essere degnamente conservato.