Il 28 agosto a Montalto la presentazione dei libri “Il fumo del quartiere a luci rosse” e “Dante e la Tuscia”

Riceviamo e pubblichiamo

DOraziNella splendida cornice del Complesso Monumentale San Sisto, all’interno della biblioteca comunale, venerdì 28 agosto, alle 21,30, si terrà la presentazione dei libri: il romanzo “Il fumo del quartiere a luci rosse” dell’autore Raffaele D’Orazi, e il saggio “Dante e la Tuscia” del giornalista Giuseppe Rescifina, editi dalla Casa Editrice Serena. L’evento, patrocinato dal Comune di Montalto, sarà accompagnato dalle note musicali del sax del maestro Silvio Chiarioni.

Il Romanzo “Il fumo del quartiere a luci rosse” è giunto alla trentesima tappa di presentazione toccando varie località italiane, dopo che in anteprima ha visto l’esordio presso l’università rumena “1 Decembrie 1918″ di Alba Iulia, alla presenza dei maggiori scrittori-poeti della stessa Romania, dove il testo di D’Orazi sarà tradotto. L’autore ha avuto altri riconoscimenti: premio Camera di Commercio di Parma in occasione della finale “Fotomodella 2014″ svoltasi a Salsomaggiore Terme; vincitore del premio Troisi 2014 svoltosi a Benevento.

Un romanzo affascinante nella sua storia e descrizione, con una critica pesante nell’analisi dei vari problemi che emergono nella nostra società, toccando spunti sul malaffare della politica; per continuare in una storia fra una coppia che prima si separa, poi si ritrova dopo aver attraversato ognuno dei due esperienze diverse nella cosiddetta città del vizio e della perdizione, quale può essere Amsterdam. Il romanzo si conclude fra il romanticismo romano e l’abbraccio del Moai di Vitorchiano, unico esemplare al mondo originario costruito dagli abitanti dell’isola di Pasqua, che si trova fuori della stessa isola ed è meta di numerosi turisti.

Il saggio “Dante la Tuscia” anch’esso ha avuto già diverse altre presentazioni nelle varie realtà del viterbese e tratta i luoghi vissuti e narrati nella Divina Commedia dal sommo poeta Dante Alighieri, della terra Tuscia; con uno spaccato storico di elevata descrizione che mette in risalto come settecentocinquanta anni fa, ossia per la ricorrenza della nascita di Dante, la realtà della stessa Tuscia fosse conosciuta un po’ in tutto il mondo di allora. L’autore Rescifina con questo saggio corona una vita di giornalismo di alto livello essendo stato corrispondente con il Giornale di Sicilia. Direttore del Corriere di Viterbo, nonché collaboratore del Corriere della Sera.

La presentazione è suffragata dagli interventi: del sindaco di Montalto Sergio Caci, dal coordinatore Terre di Maremma, Leandro Peroni, dalla professoressa Silvia Somigli, dalla responsabile della casa editrice Serena D’Orazi, nonché dall’autore del romanzo Raffaele D’Orazi e dall’autore del saggio Giuseppe Rescifina.

“Tra i rami dell’arte”: bilancio finale per la rassegna al Parco De Sanctis

Riceviamo e pubblichiamo

11947548_1482179845430552_3850976636224724093_nSi è conclusa con un grande successo di pubblico la prima edizione della rassegna di arte contemporanea “Tra i rami dell’arte”, in scena lo scorso weekend in uno degli spazi più belli ed incontaminati di Tarquinia.

Tantissimi i visitatori che hanno varcato i cancelli di “Parco De Sanctis” ed hanno potuto assistere ad uno spettacolo di assoluto valore, dato dalla suggestiva location e dalle opere di oltre quaranta artisti che hanno partecipato con grande entusiasmo alla rassegna.

Un risultato importante che gratifica appieno il grande lavoro svolto nelle settimane scorse dal team di appassionati che hanno voluto realizzare l’evento, primo tra tutti Bruno De Sanctis, che ha messo a disposizione la sua tenuta ed il suo tempo, guidato da Fabrizio Bussoletti e Primo Andreini, e coadiuvato da Dimitri Riminucci, Roberto Gaviano, Maurizio e Roberto Benedetti, Valeria Conticiani, Valentina Senigagliesi, Fabrizio Ercolani e Stefano Attili.

Grande apprezzamento anche per gli spettacoli che hanno fatto da cornice alla serata e che hanno visto l’esibizione live di un Concerto Jazz che con un quartetto di musicisti formato da Francesco Pierotti al contrabbasso, Giovanni Benvenuti al sax tenore, Alessandro Bravo al pianoforte e Reinaldo Santiago alla batteria, e l’esibizione delle campionesse regionali della scuola A.S.D. Arteritmica di Tarquinia.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dai quaranta artisti presenti, tra scultori, pittori e fotografi emergenti o già affermati, che hanno avuto la possibilità di farsi conoscere nel territorio ed incontrare una platea molto attenta alle varie tipologie di arte.

Un risultato importante dunque, per una rassegna che cercherà di migliorare di anno in anno fino a diventare un appuntamento fisso per l’arte e la cultura del territorio.

Tarquinia, visita guidata al Santuario di Gravisca

Riceviamo e pubblichiamo

CFS Gravisca 28 settembre 1Venerdì 21 agosto alle ore 18.30 è in programma la visita che porterà “Alla scoperta del Santuario di Gravisca e del mito di Adone” con il Direttore degli scavi Prof. Lucio Fiorini dell’Università di Perugia. L’appuntamento è presso l’Assonautica Provinciale di Viterbo in località Porticciolo.

Alcune notizie sul sito archeologico. Ricordata soprattutto da fonti geografiche (Plinio, Nat. hist., iii, 51; Mela, ii, 4, 72; Tolemeo, iii, 1, 4; Strabone, v, 225-26; Itiner. Marit., p. 498 s.; Tab. Peutingeriana; Anonimo Ravennate, iv, 32=v,2), G. venne fondata nel 181 a.C. come colonia civium Romanorum con assegnazione di 5 iugeri per colono (Livio, xl, 29, 1; cfr. Velleio, i, 15 e Inscr. Italicae, xiii, 3, 70), rinforzata forse in età augustea (Liber Coloniarum, p. 220 Lindsay), ascritta alla tribù Stellatina, la stessa di Tarquinia, cui rimase sempre in qualche modo legata (cfr. CIL, xi, 3367).

Presso la colonia passava la via Aurelia collegata alla città da una strada menzionata dal Digesto (xxxi, 30); le sue mura sono ricordate da un prodigio del 176 a.C. (Livio, xli, 16). Virgilio (Aen., x, 184; cfr. Macrobio, Saturnalia, v, 15, 4) la ricorda fra gli auxilia etruschi di Enea e, per imitatio Vergiliana, il nome di G. passa nel catalogo di Silio Italico (viii, 475). Scarsissime sono le attestazioni di magistrati (Année épigraphique, 1972, 181 e 183) e di culti (ibid., 1972, 180). Probabilmente distrutta dai Goti nel 408 d.C., la città, già πολίχνιον ai tempi di Strabone, apparve desolata nel 416 (o 417) a Rutilio Namaziano; tuttavia nel 504 è ancora attestata la presenza di un vescovo, mentre in età medievale fu porto dell’importante città di Corneto, rinnovato con il nome di Porto Clementino nel secolo 18°.

Dal 1969 al 1979 vi sono stati condotti scavi archeologici che hanno messo in luce ampi tratti della colonia romana e soprattutto resti di un insediamento etrusco, vissuto tra la fine del 7° secolo a.C. e gli inizi del 3° secolo a.C. (forse fino al 281 a.C., probabile data della conquista romana del territorio, dove fu poi dedotta la colonia marittima). Della colonia sono stati riconosciuti resti di tre decumani delimitanti insulae di 1/2 actus di larghezza, ambienti termali, depositi e alcune abitazioni, una delle quali di particolare ricchezza e di epoca tardo-antica, donde proviene un tesoretto di 174 solidi aurei della seconda metà del 4° secolo d.C., probabile testimonianza del passaggio dei Goti di Alarico. La colonia, di cui si è forse riconosciuto anche un lungo tratto delle mura in opera incerta con restauri in opera reticolata, sorse solo su parte del precedente insediamento etrusco, corrispondendo forse alla zona centrale di questo; larga parte dell’abitato preromano giace dunque all’esterno del perimetro della colonia. In quest’area, circa 100 m a sud dei resti della colonia, sono state scavate rovine di un importante santuario sorto in funzione dell’emporion arcaico e del porto, forse situato proprio a ridosso del santuario medesimo, nell’area delle saline. Da questo santuario provengono numerose iscrizioni greche ed etrusche (una anche latina, dell’inizio del 3° secolo a.C.), che gettano nuova luce sul commercio arcaico tra Greci ed Etruschi e sulla formazione della società locale attorno al santuario.

Intorno al 600 a.C. ebbe inizio la frequentazione greca dell’area sacra con un culto sub divo; pochi anni più tardi (580 circa) venne fondato un sacello che dediche etrusche e greche attestano consacrato ad Afrodite-Turan. Il culto sembra ispirato ai modelli dell’Afrodite-Ishtar di Cipro, come attestano due statuette della dea raffigurata come promachos, evidentemente la Afrodite armata di numerosi culti greci di origine orientale (Sparta, Corinto). I doni del sacello sono connessi con il mundus muliebris o con le libagioni. Ad Afrodite si affiancano, ma senza edifici di culto propri, altre due dee, Hera, cui si riferiscono numerosissime dediche di mercanti ionici, assimilata a Uni, e Demetra, che possiamo considerare il corrispondente greco di Vei.

La frequentazione appare esclusivamente greco-orientale, di mercanti in prevalenza samii, milesii ed efesini, fino agli ultimi decenni del 6° secolo a.C.; alcuni dei dedicanti sono noti anche a Naucrati, mentre una dedica sembra posta da un servo, indizio di trasporti effettuati da ceti dipendenti, e, verosimilmente, dell’esistenza di forme di asylia. In questo contesto non è da escludere anche l’esistenza di hierodoulia, con pratiche di sacra prostituzione. Alla presenza grecoorientale si sostituisce quella, di breve durata, di Egina, documentata da alcune dediche ad Apollo, tra le quali fa spicco quella di uno dei più grandi mercanti greci del tardo arcaismo, Sostrato di Egina, ricordato per le sue fortune dallo stesso Erodoto (iv, 152).

Alla fine del 6°-inizi del 5° secolo a.C. il santuario venne ricostruito secondo una pianta monumentale, con un sacello posto al di sopra del precedente dedicato ad Afrodite, e con una vicina piazza pavimentata recante una piccola cassa di nenfro per le pratiche del culto di Adone. La frequentazione appare ora soltanto etrusca e le dediche molto povere, non senza rapporti con le pratiche dei Thesmophoria del mondo greco-coloniale. Alla fine del 5° secolo a.C. tutto il complesso fu ricostruito con due sacelli a ovest di una strada, e uno, con l’adiacente piazza, a est; caratteristiche degli ex voto e degli apprestamenti cultuali consentono di attribuire i sacelli a ovest a Uni (quello a nord) e a Vei (quello a sud), mentre il sacello a est, sempre costruito sul primitivo sacello di Afrodite, apparterrebbe a Turan.

Con la conquista romana, la vita del santuario si spense quasi del tutto, tranne che nella zona dedicata alla celebrazione delle feste di Adone, dove si sono rinvenute tracce di frequentazione della prima epoca imperiale, tra le quali un fondo di ceramica sigillata con dedica ad Adone, e alcune tombe alla cappuccina. Tuttavia già nel 1° secolo d.C. il luogo doveva essere deserto, tranne la strada che ha continuato a mantenere in vita il proprio tracciato almeno per gran parte dell’evo antico.

“Tra i rami dell’arte”: a Tarquinia weekend al Parco De Sanctis

Riceviamo e pubblichiamo

Parco_De_Sanctis_TarquiniaVenerdì 21 e Sabato 22 Agosto 2015 a Tarquinia in un inconsueto spazio privato avrà luogo un’iniziativa che raccoglie le opere di ben quaranta artisti. “Tra i rami dell’arte” è una rassegna di arte contemporanea alla sua 1° edizione che nasce dalla volontà e dedizione di poche persone e grazie soprattutto alla generosità di Bruno De Sanctis che, per l’occasione, ha messo a disposizione la propria tenuta “Parco De Sanctis” in via della Fontana Nuova.

I cancelli della Villa apriranno al pubblico, in entrambe le giornate, a partire dalle ore 19.00, per una visita ad ingresso libero del grande parco curato ad hoc, dando accesso ad un raro scenario di bellezza naturale ed artistica.

Lo spettacolo comprende anche l’esibizione live di un concerto Jazz che vedrà come protagonista uno straordinario quartetto di musicisti formato da Francesco Pierotti al contrabbasso, Giovanni Benvenuti al sax tenore, Alessandro Bravo al pianoforte e Reinaldo Santiago alla batteria; inoltre, ad esibirsi lungo la serata ci saranno anche le campionesse regionali della scuola A.S.D. Arteritmica di Tarquinia.

L’amore per la cultura ha unito un piccolo team di appassionati (Fabrizio Bussoletti, Primo Andreini, Valeria Conticiani, Valentina Senigagliesi, Roberto Gaviano, Dimitri Riminucci, Stefano Attili, Fabrizio Ercolani, Maurizio e Roberto Benedetti) che, unendo le forze, hanno speso le proprie energie e tempo libero con lo scopo comune di realizzare qualcosa che restituisse valore ad una terra fertile di idee e panorami ma spesso priva di strumenti espressivi e concreti supporti di realizzazione. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’associazione MAD.

Organizzata in collaborazione con la Pro Loco Tarquinia, e con il patrocinio di Provincia di Viterbo, Comune di Tarquinia ed Università Agraria di Tarquinia, la manifestazione “Tra i rami dell’arte” presenta una molteplicità di stili e tecniche di scultura, fotografia e pittura, accostando artisti esordienti del territorio a nomi già da tempo affermati ed apprezzati.

Questa rassegna, che rappresenta per molti una opportunità di visibilità, è stata creata come una “puntata zero” di un percorso crescente con l’intenzione di divenire di anno in anno un progetto sempre più ambizioso.

“Tra i rami dell’arte”: in quaranta espongono al Parco De Sanctis

Riceviamo e pubblichiamo

tra-i-rami-dellarte-750x380“Tra i rami dell’arte”. Lo splendido scenario offerto da Parco De Sanctis aprirà eccezionalmente al pubblico per ospitare una grande kermesse.

Quaranta artisti suddivisi tra pittori, scultori e fotografi riempiranno gli incantevoli scorci della villa proponendo ai visitatori opere di grande valore. Il tutto contornato da musica dal vivo, aperitivo e frutta fresca per due serate, venerdì 21 agosto e sabato 22 agosto a partire dalle 19, all’insegna dell’arte. Ad esporre le loro opere saranno Angelino Degli Effetti, Antonietta Valerioti, Marco Siliquini, Camilla De Angelis, Claudio Andreoli, Carlo Patrizi, Erika Martelli, Federica Olini, Roberto Todini, Giacinto Mazzola, Gianni Legni, Giovanni Calandrini, Anna Copponi, Graziella Senigagliesi, Luca Gari, Cesare Ippoliti, Patrizio Zanazzo, Ottavio Pedditzi, Massimo Barcaroli, Laura Sterrantino, Fabrizio Berti, Lorenzo Balduini, Wanda Meraviglia, Maria Rita Parmigiani, Massimo Mariani Monaldi, Sergio Lopis, Roberto Gaviano, Anthony Sgamma, Stefano Todini, Tiziana Pettirossi, Dino Cecchini, Veronica Cecchini, Vincenzo Quondam, Brian Mobbs, Dalila Leone, Marcello Silvestri e Enrico Ingle. Previste esibizioni di body painting da parte di Roberta Micozzi.

Nato da un’idea di Primo Andreini e Fabrizio Bussoletti, l’evento ha il Patrocinio della Provincia di Viterbo, del Comune di tarquinia, dell’Università Agraria e la collaborazione della Pro Loco.

Storie e leggende sulla Sala degli Affreschi al Palazzo Comunale di Tarquinia

di Anna Alfieri

foto-3_-Fuga-di-Eugenio-IV-da-RomaIl Palazzo Comunale di Tarquinia presenta in modo esemplare le tre caratteristiche tipiche del Comune medievale italiano: l’arco della mercanzia sotto il quale si svolgevano a riparo delle intemperie i commerci quotidiani, la spettacolare scalinata costituita da 53 ripidi gradoni e la Loggia che era anche l’arengo che portava alla Camera dove si tenevano le riunioni consiliari e introduceva agli ambienti della Cancelleria. Sulla loggia e sulle scale si stipulavano i contratti privati. Quelli pubblici si stendevano formalmente nella Camera e nelle stanze ad essa adiacenti, dove i notai ed i cancellieri redigevano e trascrivevano instancabilmente verbali, atti e contratti.

Uno di questi ambienti, che nello scorrere dei secoli fu adibito ora a Cancelleria, ora a Sala Consiliare, ora ad emblematico atrio di rappresentanza, oggi è noto come Sala degli Affreschi.

Gli affreschi di questo emozionante salone celebrano, tramite il ricordo di eventi mitologici e storici, la nobiltà di Corneto, città primigenia, madre di Roma, sua fedele paladina e sua protettrice grazoe alle imprese guerresche del Cardinale Vitelleschi.

foto-1_-rientro-trionfale-di-Eugenio-IV-in-roma_-particolareAccanto alla grande storia che attraversa i millenni, le pitture del Palazzo raccontano anche una storia più piccola, quasi una cronaca, fatta di committenze e pagamenti, di incomprensioni, di ripicche, di ripensamenti e di drammi, minutamente documentati nelle raccolte degli Speculi , dei Mandati e dei Consigli conservati nell’Archivio storico della nostra città.

Le vicende degli “abbellimenti” iniziarono nel 1598, ma trovarono concretezza solo quando tre notabili cornetani, Fabio Fani, Pietro Cappetta e Baldassarre Latini, si impegnarono a sostenerne le spese in cambio dell’appalto cittadino di Macelleria. L’incarico fu affidato a Camillo Donati, capriccioso pittore maceratese, residente in Ronciglione che lavorò fin quasi alla fine di marzo del 1631 insieme al suo aiutante Domenico Taddei. Poi all’improvviso, abbandonò tutto e se ne andò.

Invano i Cornetani lo implorarono di fenire quella facciata che aveva lasciata imperfetta; e invano lo assicurarono che, se fosse tornato sarebbe stato trattato bene et accarezzato da tutti universalmente e che volentieri gli avrebbero baciato le mani.

Inutilmente – loro che avevano a lungo sparlato di lui e della sua sfacciata lentezza operativa – ammisero che mai se sia voluto dare l’incarico ad altro pittore, mai noi gli haveriamo fatto questo torto e inutilmente gli scrissero più volte: Vogliamo che solo lei fenischa e non altro. Venghi quanto prima allegramente et haverà tutte le soddisfazioni che lei desidera.

Il “Signor Camillo, puntiglioso pittore marchigiano ormai residente in Ronciglione, non tornò più.

I lavori vennero successivamente affidati a Giulio Giusti di Montefiascone che, al contrario dell’artista precedente, era bono et non lavattivo e furono pagati, nel 1636, con 45 scudi. Ma qui si inserisce il dramma che commosse l’intera città. Il denaro, che sarebbe stato consegnato al Giusti, in realtà era stato destinato dalla comunità al pagamento degli studi di Giulio Martellacci (i cui sospiri sembrano ancora oggi dolorosamente alitare tra le figure che affollano le pareti municipali), un promettente giovane di intelligenza chiara e speciale, che purtroppo, per poca fortuna seguita alla sua infermità, morì precocemente.

foto-2_-Cavalieri-vitelleschiani-al-rientro-di-Eugenio-IV-in-RomaAlla sua scomparsa, con 18 voti favorevoli e 2 contrari, fu deliberato che la somma raccolta venisse applicata in beneficio del Palazzo per fenire la pittura della Sala.

Con il tempo gli affreschi furono offuscati dalla polvere e devastati da oziosi che avevano prodotto guasti e mutilazioni. Perciò molto presto cominciò una serie di ritocchi, di ripuliture e di restauri.

Nel 1734, Mattia Gerardini ridipinse alcuni particolari e Lazzaro Nardeschi provvide ai cartigli con le iscrizioni esplicative degli avvenimenti rappresentati. Nel 1790, Luigi Tedeschi intervenne nuovamente sulle pitture e altrettanto fece nel 1798, Luigi Dell’Era. La caduta di un fulmine impose, nel 1824, ulteriori interventi e altri ritocchi furono eseguiti tra il 1980 e il 1981.

Gli affreschi sono ora chiaramente leggibili grazie all’opera di Roberto Ercolani e Vittorio Cesetti che li hanno restaurati nel periodo che va dal 1994 al 1996.

L’artista tarquiniese Fabrizio Berti ha esposto a Spoleto Arte 2015

Riceviamo e pubblichiamo

Fabrizio BertiSi riconferma anche per l’edizione 2015 il grande successo di “Spoleto Arte” a cura del Prof. Vittorio Sgarbi. Inaugurata Sabato 27 Giugno con un evento di forte risonanza mediatica in un affollatissimo Palazzo Leti Sansi, nel cuore di Spoleto.

La prestigiosa esposizione diretta e organizzata dal manager Salvo Nugnes, ha visto la partecipazione della straordinaria artista Amanda Lear, che nell’occasione ha esposto numerose sue tele appartenenti a diversi periodi della sua vita da pittrice. A fianco ad esse, le suggestive opere di un ricco parterre di artisti contemporanei, italiani ed internazionali. Numerosi gli ospiti illustri che hanno preso parte al vernissage, come il Sindaco Fabrizio Cardarelli, il Vice Sindaco Maria Elena Bececco e l’Assessore alla Cultura Gianni Quaranta, noto regista e sceneggiatore, che vanta tra i suoi riconoscimenti un Premio Oscar e un Premio César.

Il professor Sgarbi spiega: «Spoleto Arte vuole essere un osservatorio dell’arte contemporanea, nel quale fanno parte un selezionato gruppo di artisti, con caratteristiche distintive e stili diversi, riuniti insieme in esposizione in un armonioso allestimento di generi espressivi diversi. Ho accettato di guidare la mostra di Spoleto Arte, complementare al Festival Dei Due Mondi, con l’obiettivo di far conoscere e riconoscere artisti giovani e meno giovani, dando voce alla loro libera creatività, talvolta soffocata».

La mostra, patrocinata dall’Expo 2015, dalla Regione Umbria, dalla Provincia di Perugia, dal Comune di Spoleto e dal Vittoriale degli Italiani si è chiusa il 27 Luglio 2015, con grande successo di affluenza di pubblico. Tra gli artisti partecipanti spicca l’artista Fabrizio Berti, artista poliedrico e carismatico personaggio, il prossimo appuntamento per Berti è fissato alla Biennale di Milano che si aprirà il prossimo 5 settembre , presentata da Vittorio Sgarbi, ambasciatore per le belle arti di EXPO 2015.