Tra monnezza e assessori

di Marco Vallesi

Particolare-cassonetto-540x389C’è qualcosa, nelle parole e nei numeri sciorinati dall’assessore Celli nel recente comunicato in cui tratta della “raccolta differenziata”, che genera un fastidioso attrito tra la mia pazienza e la protervia che trasuda dalle sue parole. Sì, trasuda, giacché al di là delle “buone intenzioni” intraviste tra la onnipresente dietrologia ed espresse verso suggerimenti per le eventuali migliorie – peraltro già segnalate e mai considerate – egli non menziona in alcun modo la vessazione onerosa a cui sono sottoposti i cittadini per l’iniqua gestione della raccolta dell’immondizia e il conseguente, pesantissimo prezzo che devono pagare i cittadini per un servizio che fa acqua – non ancora percolato, per fortuna – da tutte le parti.

Non scenderò, per rispetto ai lettori, al bassissimo livello di comunicazione in cui è arrivato il “nostro” assessore ricorrendo all’asfittica e trita tecnica dell’elencazione di numeri e percentuali estrapolati da chissà quali “rapporti” e diffusi ad uso e consumo di una difesa che sa tanto di arrampicata sugli specchi. Anche perché, sui numeri, andrebbe scritto un capitolo a parte e, di sicuro, partendo dal capitolato d’appalto con cui è stato conferito il servizio alla ditta aggiudicatrice, si potrebbero evidenziare rilievi non proprio cristallini. Mi voglio dilungare invece su alcuni aspetti per i quali l’assessore, in buona compagnia di quell’altro detto “Memmo”, sembrano esprimersi, populisticamente – solo e sempre – in funzione di critica verso quei cittadini – l’epiteto più usato è “incivili” – non osservanti delle più elementari norme di convivenza ma mai, ripeto mai, sul loro pessimo operato e sulle difficoltà prodotte dall’inefficiente sistema “monnezza” sull’intera comunità.

Inizio col dire che a fronte dell’impegno per differenziare di ogni singolo utente del servizio RSU, l’amministrazione non ha posto in essere nessuna forma di incentivo per stimolare la cittadinanza a fare di più e meglio; al contrario, gli sforzi compiuti da chi deve destreggiarsi per differenziare, tra norme e materiali, in casa o nei locali delle attività, sono stati “premiati” con vari disagi e aumenti delle tariffe. I signori flagellatori degli “incivili”, evidentemente, si sentono esentati dal pensare, immaginare o comprendere la crescente sfiducia con la quale il cittadino-utente, pur svolgendo puntigliosamente il proprio dovere – quasi un lavoro – di “conferitore-selezionatore”, si sente sempre più preso nella morsa di quella che percepisce come una presa per i fondelli.

È anche necessario ribadire la gravissima discriminazione che sfugge al sig. assessore Celli il quale, dall’alto delle sue competenze, umane e professionali, dovrebbe almeno intuire che l’evidente disparità di trattamento in tema di raccolta differenziata dei rifiuti tra i cittadini residenti entro le mura del centro storico e quelli fuori  genera una discriminazione pesante e, se possibile, aggravata da certe esternazioni, talvolta anche incorniciate da toni a cui un assessore incapace di risolvere i problemi non dovrebbe ricorrere. È ignota, infatti, la ragione per cui l’utente del centro storico tarquiniese si vede costretto, oltre a differenziare capillarmente la propria immondizia e tenersela in casa (con relativi odori) in attesa del fatidico e ingombrante momento “X” per conferirla secondo orario, a sorbirsi, comunque, le stesse salatissime bollette calcolate con i medesimi parametri di chi, invece, può tranquillamente mettere i secchi fuori casa la sera per trovarseli comodamente svuotati la mattina. Questo sì è un vero e proprio atto di violata uguaglianza e di manifesta inciviltà amministrativa.

Detto tutto questo, mi aspetterei che l’assessore Celli, in forme di scusa, venga personalmente a ritirare, presso il domicilio di tutti i cittadini del centro storico, compreso il mio, la nostra pregiatissima – e costosissima – differenziata.

Piombo, mercurio e sfiducia: ma la popolazione si fida di chi “osserva” l’aria?

helix aspersadi Marco Vallesi

Era l’11 Novembre del 2011 quando il sottoscritto e altre tre persone si presentarono negli uffici della Procura di Civitavecchia per presentare un esposto nel quale si narrava l’incredibile iter con il quale il sindaco di Tarquinia, Mauro Mazzola, e altri si opposero alla proposta popolare sottoscritta da oltre settecento (700) cittadini per stimolarlo a presentare – di sua mano, in quanto prima autorità sanitaria locale – un esposto per evidenziare l’irreperibilità dei dati annuali sulle emissioni di inquinanti allo stato di vapore (tra i quali il mercurio) da rilevare “al camino” della centrale Enel TVN di Civitavecchia come da prescrizioni V.I.A.

Oggi, dal “report” dell’Osservatorio Ambientale e dalla cronaca veniamo a sapere che “Nella campagna 2013, per la prima volta dall’inizio del biomonitoraggio, sono state rilevate tracce di Mercurio in Helix Aspers, Aphanius Fasciatus e Paracentrotus Lividus.”. Tanto per chiarire a chi non ha modo di cercare la traduzione dal latino, queste le specie a cui appartengono quelle analizzate e dove sono state rilevate tracce di mercurio – per la prima volta e quindi in incremento – nel 2013: lumache di terra, pesci da acque salmastre e ricci di mare. Sulle stesse specie sono evidenziati incrementi di altri inquinanti; uno sconcertante riporta: “Il Piombo, che per l’anno 2012 era risultato presente in solamente due delle stazioni dell’intera campagna di biomonitoraggio, registra per il 2013 un notevole incremento in relazione ai tre organismi sentinella oggetto di indagine.”.

Ciò che appare sorprendente dalla lettura del “report” dell’Osservatorio è la “serenità” con la quale stata diffusa l’idea che a fronte di tali variazioni ambientali, oltre che lo sforamento dei limiti in alcune aree dei livelli di ozono e nanoparticelle, non vi sia “nessun allarme particolare”. Dal “report” del Consorzio per la Gestione dell’Osservatorio Ambientale, comunque, non si evince chi, direttamente o indirettamente, finanzi tali ricerche e le loro risultanze (per una lettura più approfondita, qui il link al sito). La speranza è che, di fronte alle evidenze del “report” ci sia qualcuno, almeno a Civitavecchia, che apra gli occhi e le orecchie sulla questione dell’incrementale inquinamento da metalli e metalloidi.

Dal canto nostro, a Tarquinia, stiamo ancora aspettando, dall’avvio della riconvertita centrale a carbone TVN la convocazione dei “tavoli tecnici” e i risultati del Biomonitoraggio degli effetti della trasformazione dell’alimentazione della Centrale di Civitavecchia da olio combustibile a carbone(sui terreni e sulle colture, da non confondere con quello pubblicato dall’Osservatorio Ambientale sopra citato) sottoscritto dal Comune di Tarquinia ed Enel S.p.A. nel 2008 e di cui, ancora oggi, non abbiamo potuto leggere un riga o un dato (qui un link dove se ne parla diffusamente).

Concludo con una nota curiosa: a fronte delle lamentazioni sulla scarsa partecipazione del pubblico alla “conferenza stampa” di presentazione del “report”, non si rendono conto i “signori professori” che appaiono, al solito, un pochino sbilanciati a favore di una moderazione che sembrerebbe tutelare chi finanzia le loro ricerche? Non si rendono conto, dall’alto della loro intelligenza, che la popolazione, che pure in qualche modo si è attivata sensibilmente, sollecitando con premura anche certune professionalità, non si aspetta più, dal mondo accademico, una vicinanza vera, sentita e partecipe?

 

Soprintendenza, numeri e politica: ragioniamoci un po’ su

TarquiniaMuseo01di Marco Vallesi

I recenti annunci di provvedimenti e “riforme” del ministro Franceschini, in tema di “gestione dei Beni Culturali” hanno suscitato, nel mondo accademico ma anche in quello politico, reazioni di varia natura. Per quanto riguarda la nostra città si evidenzia l’intervento del sindaco Mazzola che, da par suo, è calato sulla questione della soppressione della “Soprintendenza dell’Etruria Meridionale” con un’invettiva che prende le mosse da questa premessa “Abolire la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale in nome della spending review, o della riorganizzazione del Ministero dei Beni culturali, vuol dire cancellare lo straordinario patrimonio archeologico di Tarquinia e del Lazio settentrionale” (qui).

Sarebbe già sufficiente analizzare questa frase per mettere a nudo tutta la pochezza e la strumentalità di certe prese di posizione evidenziando, ad esempio, l’illogica similitudine tra l’abolizione dell’istituzione (struttura immateriale) e il patrimonio archeologico (beni materiali). Tale similitudine, qualora sortisse i devastanti effetti che paventa, lascerebbe immaginare che il ministro Franceschini abbia pianificato e disposto una demolizione massiccia di musei, necropoli e reperti vari. La realtà dei fatti, invece e drammaticamente, ci narra tutt’altre vicende che non depongono a favore del mantenimento dello status quo tra immobilismo e potere.

Valgono ancora, a sottolineare l’interesse meramente strumentale per le sorti dei beni archeologici, le dichiarazioni del sindaco Mazzola, a cui fanno eco quelle della civitavecchiese on. Marta Grande (M5S), con cui si esaltano “i grandi successi ottenuti, sintetizzati dal numero di visitatori raggiunto nel 2013, circa 330mila, da quello che a tutti gli effetti si può considerare il Polo Espositivo Etrusco”. Bene! Se, e ribadisco – se – (cit.) secondo gli “illustri” oppositori del provvedimento del ministro Franceschini, contare 330.000 (trecentotrentamila) visitatori per un ipotetico – e non meglio definito né nell’estensione né nell’istituzione – “Polo Espositivo Etrusco” fornisce motivazioni per sottolineare i grandi successi” raccolti nel 2013 tramite profusione di “sinergia” “sforzi” e “collaborazioni”, siamo di fronte ad un sceneggiata che si regge solo sull’improvvisazione.

A dirlo, ovviamente, non è il sottoscritto ma i numeri. Sì, quei numeri riferiti alle presenze nei siti nazionali , visitatori paganti e non, introiti, ecc.,  che il MIBACT, attraverso il sito dell’Ufficio Statistica del Ministero, pubblica compiutamente, dettagliatamente ogni anno a favore di chiunque voglia informarsi sull’andamento dell’interesse verso i Beni Culturali gestiti dalla Stato. Se soltanto i “paladini dell’Etruria” sopra citati, prima di lanciarsi in sperticate difese della Soprintendenza e dei “grandi successi” conseguiti per “sinergia” in termini di visitatori, avessero aperto quel sito e consultato le tabelle ivi pubblicate, si sarebbero resi conto (forse…?) dell’enormità dell’abbaglio e della deformazione di una realtà che sono andati a rappresentare a mezzo stampa.

Per chi non avesse tempo o voglia di addentrarsi nella ricerca dei dati nelle pagine del Ministero (linkate sopra) anticipo, estrapolando qualche numero, qui di seguito.
Anno 2013 visitatori Tarquinia –  necropoli 40.176 ; museo  20.990 – circuito museale 21271; Totale: 82.437
Anno 1996 visitatori Tarquinia (riuniti in unica voce) – Totale: 127.413

Anno 2013 visitatori Cerveteri – necropoli 44.185 ; museo 12.995 ; circuito museale 5024; Totale 62.204
Anno 1996 visitatori Cerveteri – necropoli 75.046 ; museo 51.500 ; Totale 126.546

Come si evince, già dalla differenza tra le cifre riferibili ad un riscontro anteriore la gemellante, e fin troppo citata, “nomina UNESCO” per i due siti etruschi, c’è una totale discrepanza tra le esaltate virtù rappresentate negli articoli e la cruda realtà dei numeri; inoltre, se il continuo e infausto chiamare in causa il “sito UNESCO” serve solo confondere l’origine dei numeri maldestramente esibiti (330.000 visitatori) accorpando per questo eventuale fine le presenze nei piccoli e piccolissimi musei – diffusi come pulviscolo nel territorio dell’Etruria meridionale – che nulla hanno a che vedere con il prestigioso riconoscimento internazionale, allora saremmo di fronte ad una mistificazione vera e propria. In ogni caso, se qualche curioso si volesse cimentare in altre ricerche potrebbe scoprire che il dato negativo delle visite che emerge dal confronto non è, in effetti, solamente un “dato secco”, ossia ascrivibile a quella sola annualità, ma è, invece, una tappa di una tendenza negativa che si è avviata con una certa continuità dopo il boom delle visite dell’anno 1986; l’anno che seguì la grande iniziativa ideata e avviata dalla Regione Toscana: il “Progetto Etruschi” (qui un documento dell’ ’85 che ne riepiloga alcuni aspetti organizzativi).

Già, proprio quella Toscana spesso nominata come modello da seguire, ovvero quella regione dove la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale non aveva competenza (!) ha fornito, a Tarquinia, una visibilità che per quell’anno valse una cifra, tra museo e necropoli, intorno ai 200.000 visitatori.

I ragionamenti sui metodi di gestione del nostro patrimonio archeologico si potrebbero inoltrare in molti altri percorsi, tutti aspri e amareggianti, irti d’ostacoli quali contraddizioni e ipocrisia, frequentati da un potere che ha come unico scopo quello di rigenerarsi e, similmente a quanto sin qui scritto, essere ancora testimonianze dell’inutilità ufficiale e diffusa.

Del “biogas” e altre quisquilie

di Marco Vallesi

biogas

Il mestiere del redattore, come tutti quelli che si svolgono con passione, non è esattamente una passeggiata. Diventa ancor più oneroso quando, al di là delle “normali” difficoltà, si aggiunge all’impegno quotidiano la censura preventiva applicata da chi, pur spargendo a profusione comunicati stampa, interviste e dichiarazioni su ogni foglio – cartaceo o informatico che sia – cerca, vanamente, di tagliarti fuori e negandoti l’accesso diretto alle informazioni.

Il riferimento per chi non avesse compreso (i nostri più affezionati lettori dovrebbero saperlo tutti) è al Comune di Tarquinia e, nello specifico, alla volontà del sindaco Mazzola che ebbe a pronunciarsi apertamente sul suo disprezzo verso la nostra testata “sanzionandola” – da tre anni a questa parte- con l’esclusione della stessa dall’elenco degli indirizzi verso cui il Comune, abitualmente, invia i comunicati stampa e gli annunci di manifestazioni, ecc..

Ed è anche difficile spiegare a chi non vuol capire a cosa può servire il lavoro di chi assorbe, analizza e digerisce, quotidianamente, le migliaia di parole che costituiscono il corpus di una rassegna stampa cercata, inseguita e, qualche volta, raccattata nei cestini dell’immondizia dei bar dove finiscono, verso sera, i vari quotidiani messi a disposizione dai gestori per i clienti.

E proprio ieri sera, togliendo di mano l’edizione viterbese de “Il Messaggero” al barman che lo stava “differenziando”, ho potuto leggere un articolo riportante alcune dichiarazioni di Mazzola sul progetto dell’impianto di trattamento dei rifiuti organici – ormai noto come “biogas” anche se la dicitura ufficiale è “digestore anaerobico per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, con relativa produzione di energia elettrica derivante dalla combustione del gas generato dalla fermentazione dei rifiuti’’ – che, secondo gli imprenditori proponenti, dovrebbe sorgere il località “Olivastro”.

Trascrivo, dall’articolo, il testo con la dichiarazione più significativa e interessante del sindaco: “Non sono un tuttologo – dice con ironia – né posso pronunciarmi a priori: incaricheremo l’Istituto superiore di sanità si valutare il progetto. In base ai rilievi degli esperti, decideremo con l’unico obiettivo di difendere il nostro territorio e la salute dei cittadini, ma senza pregiudizi.”. Non è un “tuttologo”, questo lo sapevamo anche se, spesso, ne veste i panni ma, ancora in questo caso, sembra – e dico sembra… – addirittura uno “smemorato” visto che, rispetto ad altre dichiarazioni, non cita nemmeno la famosa delibera di Consiglio n.33/2004, quella secondo la quale, riassumendo, si “contrasta”, nel territorio di Tarquinia, la costruzione di impianti per trattare rifiuti provenienti da altri comuni.

Eppure, nel Febbraio scorso, riferendosi alla medesima questione “biogas”, rispondendo a non meglio specificati “cittadini”, ebbe a sottolineare: “Ho detto loro – spiega Mazzola – che fa fede la delibera del consiglio comunale del 2004. Il no categorico di questa amministrazione è chiaro” (qui).

Ecco, qui si evidenzia il senso delle parole e l’importanza di rilevarle per fissare, senza troppi fronzoli e senza sconti, una palese contraddizione: quella tra il Mazzola “invernale” categorico, perentorio e quella del Mazzola “estivo” possibilista e “ironico”. Cos’ha cambiato le opinioni del sindaco nell’arco di sei mesi? Sono sopraggiunti o maturati accordi politici che lo hanno fatto deflettere dalle iniziali, escludenti e avverse posizioni al progetto “biogas”? Si stanno già delineando, sulla scorta di eventuali, ulteriori “promesse”, le prime schermaglie per accordi elettorali sulla sua successione?

Come ha pesato o quanto ha accelerato, sulla recentissima sortita “possibilista” del sindaco, l’”interrogazione a risposta scritta” presentata dal Movimento 5 stelle di Tarquinia (in cui sembra essere confluita la frangia più intransigente degli oppositori al progetto del “Consorzio Pellicano” compresi alcuni membri dell’ associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio”) (qui)?

C’è una nesso tra il voto di sfiducia del M5S che ha indotto Celletti alle dimissioni da consigliere e le osservazioni critiche che aveva sollevato sulle modalità di stesura e sul contenuto del documento dell’interrogazione – al tempo scritto altrove – che gli venne sottoposto e per il quale negò la presentazione a sua firma? Perché Celletti si rifiutò di presentarlo?

 Sappiamo già che risposte – chiare – ai quesiti sopra sarà improbabile averne, ma, non per questo intendiamo esimerci dal riproporli aggiornandoli laddove emergano ulteriori sviluppi o novità.

Mazzola e l’Autostrada Tirrenica: “S’è svejato?!?”

di Marco Vallesi

Mauro MazzolaCi sarà sicuramente chi sarà rimasto sbigottito dalle recenti esternazioni del sindaco Mauro Mazzola sulle questioni relative alla costruenda “autostrada tirrenica”. Per questa volta devo ammettere che non posso far parte del gruppo di coloro che si dichiarano sorpresi dal tardivo “risveglio” del “primo cittadino”. Infatti, a ben riflettere sui comportamenti che denotano il carattere “double face” del sig. sindaco, non ci si dovrebbe sorprendere più di tanto: basterebbe andare indietro con la memoria e ricordarsi – senza citare, per pietà, le sue pur rilevanti giravolte sulla lotta contro il carbone – con quale serena caparbietà egli abbia contrastato, sin dalle origini, ogni appello, azione o chiarimento riguardante i vari passi dell’iter autorizzativo per la ormai famigerata autostrada.

Ricordo, ad esempio, con quale nonchalance il Consiglio comunale per volontà dell’odierno “lamentante”, e per voce dell’allora presidente del Consiglio Alessandro Dinelli, mise l’intera comunità di fronte ad atti sui quali venne dichiarata la “non potestà” dell’amministrazione. Dichiarazioni alle quali non seguirono le logiche e immediate dimissioni in blocco di un’assemblea incompetente (se il sindaco avesse voluto opporre, anche per scopi di deterrenza, la propria volontà, gli sarebbe bastato esercitare il potere d’Ordinanza che gli conferisce la legge sul territorio che amministra…) che, per incapacità o ignoranza, aveva accettato una resa senza condizioni al volere dei potentati “asfaltatori”. Gli stessi che poi celebrarono, con baci e abbracci e insieme al sindaco nel ruolo di “gran ciambellano”, la sontuosa festa nel palazzo comunale per l’autorizzazione definitiva del progetto SAT.

Me li ricordo bene. L’affettuoso abbraccio tra Sposetti e Matteoli, a cui gli sguardi commossi di Parroncini e Bargone facevano da cornice, che anticipava ciò che poi divennero  le  “larghe intese”. Mi ricordo bene il “padrone di casa” gongolare soddisfatto per aver consegnato, per l’ennesima volta, il territorio tarquiniese a siffatti soggetti. Non si può nemmeno dimenticare la vulgata sulla grande opportunità di lavoro per le ditte e imprese locali fatta circolare ad arte per “costruire” un’opinione pubblica favorevole al progetto autostradale a cui aderì, tra gli altri, e neanche troppo velatamente, la CNA con tanto di esaltanti e compiaciuti manifesti di apprezzamento.

Come non si possono non ricordare gli estenuanti e inascoltati appelli, le manifestazioni dei comitati no-autostrada e le inevase domande a proposito di viabilità, sicurezza ed economicità? E che dire dell’incredibile – e indicibile – comportamento dell’attuale presidente del consiglio Armando Palmini a proposito della mancata convocazione di un Consiglio comunale aperto che doveva affrontare proprio le questioni più controverse del progetto SAT? Della legittima richiesta, a norma di Statuto comunale e sottoscritta da tutti i membri della minoranza, di cui, ad oggi e a distanza di oltre quasi sette mesi, non si sa nulla.

Comunque sembra che, solo ora, a territorio già manipolato, a gare appaltate e nessuna certezza del futuro della viabilità locale, il sindaco si sia svegliato. Un buon segno, nonostante tutto? Visti i trascorsi relativamente al servilismo dimostrato nei confronti di certi poteri, delle reticenze sui rapporti stabiliti con i medesimi, la permanente demagogia sui “posti di lavoro” e l’intempestività delle lagnanze, che danno adito a un ingombrante fagotto di dubbi sui veri motivi di tale sortita, direi proprio di no.

Solo il futuro e l’oggettiva ricaduta dei fatti potranno smentire o meno tutte le perplessità che gravitano intorno alle sue ultime dichiarazioni. Le sue parole e il suo “risveglio”, no.

Italia-Europa-Italia: alla vigilia del voto continentale

di Marco Vallesi

arlamento-Europeo_vivisezione-umana_sperimentazione-umanaC’è un gran da fare tra gli schieramenti più in vista per la tornate elettorale che dovrà selezionare i parlamentari italiani che entreranno in quella che, almeno per una discreta parte degli abitanti del “bel paese” (circa il 48%), è la più inutile delle istituzioni che il secolo passato abbia visto nascere.

Si riempiono le piazze, quelle vere, lastricate di pietre, e quelle mediatiche, lastricate anch’esse ma dal rigurgito dell’insofferenza reciproca tra fazioni e da qualche sproloquio che tende, se possibile, ad abbassare ancor di più il livello del confronto, affossandolo verso un abisso a cui la politica tende e si abitua da troppo tempo. L’evidenza vuole che, nella bagarre, si sia ormai perso di vista il fondamento della consultazione elettorale: il suo carattere continentale.

La competizione è stata quindi rivolta all’interno, come se, da Bruxelles e da altri siti istituzionali europei, degli invisibili specchi riflettessero clamore, parole e gesta verso quegli appelli per gli equilibri da consolidare o da disarticolare, secondo le proiezioni dell’uno o dell’altro competitore, sull’imminente destino del nostro Paese. Le “europee”, perciò, saranno ridotte ad un mega-sondaggio sulla tenuta del governo Renzi o sulla messa in discussione dello stesso. Dei candidati parlamentari, del parlamento europeo e di tutto il cocuzzaro annesso sembra non fregare più niente a nessuno.

Ad oggi, la campagna elettorale – quella tradizionale, fatta di manifesti e volantini – sembra essere tramontata in quanto superata da regalie di denaro a chi, comunque, un reddito già ce l’ha (quelli che non l’hanno per niente sono, statisticamente, meno…) oppure dall’offerta di dentiere gratuite (sorriso in bocca ad imitazione di quello di chi le regala…); non manca l’ossessiva, ripetitiva recita di slogan apodittici e/o catastrofici – modello mantra – (a copione per la gioia di novelli, inconsapevoli, e forse,  giovani millenaristi…). In realtà non sarei molto interessato a tutto questo se non fosse per quei dati – quelli crudi e numerici più che le percentuali – i quali, a mio avviso, sanciranno effettivamente in quale condizione è – e sarà – il Paese da qui ai prossimi mesi.

Infatti il punto cruciale per comprendere se e con quanta efficacia l’insieme degli s-propositi lanciati dai contendenti sarà stato loro utile sarà il confronto, da lunedì prossimo, dei risultati delle europee non già con le percentuali di voto, ma con i numeri veri e propri dei voti delle politiche del 2013. Solo così, avremo un quadro chiaro e sapremo, senza alcuna ombra di dubbio, se ci sarà ancora qualcuno che potrà vantarsi di aver portato a votare gli “astensionisti” o millantare la rappresentanza, l’uno sempre più dell’altro, di tot milioni di italiani.

Sono fermamente convinto che sarà proprio questa la valutazione a cui si affideranno coloro che dovranno scrivere una nuova legge elettorale per formare un nuovo Parlamento;  con la speranza che non sia un “vomitellum”.

Derby dell’immondizia: cronaca semiseria di un pareggio inutile

di Marco Vallesi

discaricaLa pre-tattica diffusa mezzo stampa, ad opera delle rispettive “dirigenze” delle squadre, e quelli diffusi tramite flyer dalle avverse tifoserie hanno prodotto un immediato risultato: il dispiegamento di forze dell’ordine, fuori e dentro “l’arena” di Villa Tirreno era, più o meno, della consistenza di quelli disposti intorno ai presidi NO-TAV di Chiomonte.

Sul lato della provinciale di Porto Clementino opposto a Villa Tirreno, e quindi opposto anche al concentramento delle FdO che si sono attestate presso il cancello d’ingresso, un’ottantina di tifosi “no digestore” con tanto di striscioni, slogan e megafoni; all’interno, sul campo di gioco, i “padroni di casa”, ossia il Rag. Caucci e la squadra “Consorzio”, si posizionano per assolvere ai rispettivi ruoli avvalendosi del supporto di rinforzi titolati e determinati. Sull’altro fronte si registra un certo nervosismo tra coloro i quali, nonostante i tempi corti per la preparazione atletica, hanno comunque deciso di presentarsi per la sfida.

Ore 18,15 (circa) – Apre il gioco il dott. Toni Moretti il quale, con toni (scusate la ripetizione, ma necessita) ieratici filosofeggia sulla bontà dell’operazione “digestore” esulando – giusto un po’ – dal suo ruolo di “moderatore” e fa la sua parte. La mano passa a Caucci che subito verticalizza e butta tutto (quasi…) sul campo: gambe, cuore e qualche svisata polemica. La sua azione viene interrotta dalla difesa avversaria che, a sorpresa, trova  nell’ Ing. Toschi un argine all’incedere dell’attaccante del Consorzio. Con un paio di fulminei interventi a contrasto il Toschi ridimensiona il Caucci intimandogli di “dire la verità”.

La partita ritorna nelle mani, o meglio nella bocca, del “Consorzio” che lancia un “ingegnere” (la scaletta degli interventi è saltata e non tutto è comprensibile tra il vociare degli spettatori… il nome alla prossima cronaca) preparato e abilissimo nel dribbling, ma anche la sua azione non sembra intimidire gli antagonisti; di fronte alla panchina avversaria si sta scaldando il dott. Baldi che sembra ben assistito dai consigli che provengono dallo staff tecnico a cura di Simona Ricotti e Marzia Marzoli, quest’ultima appena arrivata. Il dott. Baldi entra con vigore in campo e con fare sbrigativo accusa la panchina ostile della “eccessiva lunghezza degli interventi” e rivendica il diritto di “parlare subito”. Replica immediatamente Moretti che, da fondo campo, rimette con un lungo lancio ribadendo “ma questo è un convegno non un dibattito!”; gli si affianca Caucci sperando in un passaggio ma, dato lo slancio, spara: “questo convegno è mio!”. Alto sulla traversa. Baldi approfitta del momento e dichiara, ascoltato, tutta la sua antipatia per Moretti che incassa e memorizza.

Ore 19, 00 (circa)- Entra finalmente nell’agone l’Ing. Mario Giulianelli, progettista. Apre con un preambolo difensivo che, col passare dei minuti, si rivela invece un vero e proprio ripasso di litanie sulla “lentezza e complessità della burocrazia” associato ad uno stanco memoriale di procedure amministrative e autorizzative; del progetto vero e proprio, quello tecnico, il progettista, non ne ha parlato. Intanto, nella sala convegni di Villa Tirreno, nonostante la sua collocazione al piano interrato, dall’esterno arrivano gli slogan ripetuti e amplificati dai megafoni dei “tifosi” rimasti fuori dal recinto dell’arena.

Viene chiamato in campo il prof. Severini, ex docente di climatologia e meteorologia presso l’Università della Tuscia: il prof. si smarca immediatamente ma, sorpresa delle sorprese, non da coloro che, si immaginava, fossero i suoi rivali, ovvero i “no digestore”, bensì dalla squadra che lo ha portato in campo.

Con un lancio misurato il capelluto prof (ora pensionato, come lui stesso ha voluto precisare) si dichiara “spettatore” e prende le distanze dalle parti non lesinando, tuttavia, qualche strale verso la V.I.A. elaborata, secondo lui, in maniera non seria. È forse questo a dare nuovo slancio alla squadra “no digestore” che con un’improvvisa fiammata fa ripartire Baldi che protesta vivacemente e richiede la parola: la situazione sembra precipitare. Le FdO in borghese presenti in sala cercano di calmare gli animi.

L’arbitraggio, però, riesce meglio ad uno spettatore, il quale, esibendo saggezza in ognuna delle poche parole pronunciate si appella al buon senso e invita la squadra ospitante ad interventi più brevi per lasciare spazio, a chiunque lo voglia, di potersi esprimere sul tema.

Ore 19,24 – Ritornata la calma si susseguono due brevi – che forse è più preciso definire “sistemici” –  interventi che sembrano al pubblico commentante, più che altro, dei “palleggi” in attesa del riposo tra primo e secondo tempo.

Con la ripresa e i dovuti avvisi, Caucci concede, graziosamente, la parola a chi si è prenotato. Esordisce Baldi ma non prima di aver incassato, a sua volta, il “ritorno” di quell’”antipatia” dichiarata a Moretti, il quale, memore, lo sollecita, anzi lo obbliga, a recarsi presso il leggio per il suo intervento. Il dottore sembra un fiume in piena: spore, tracimazione, distanze minime da case e fabbricati, nano particelle, Montanari e quant’altro  ma, in realtà, la foga deve avergli giocato un brutto tiro: infatti termina senza concludere e se ne torna in panchina in affanno quasi avesse pronunciato il tutto in apnea. Per tutto l’intervento non si è potuto comprendere se Baldi abbia parlato a titolo personale o in rappresentanza di qualche entità, comitato o gruppo che dir si voglia. Il pubblico, che già borbottava quando il Baldi a mo’ di sfida chiedeva alla curva avversa “dove sono i tarquiniesi, vedo solo cerveterani…”,  ora rumoreggia bofonchiando qualche imprecazione alla volta dell’inconsapevole dottore reo, a detta di qualche vicino di sedia, di avere una “villa” e, ancor peggio “un lavoro” non essendo, comunque, lui “tarquiniese”.

Molto chiara invece Simona Ricotti che, dal canto suo, si presenta a parlare in rappresentanza del “forum ambientalista”: con un intervento articolato e ben strutturato mantiene saldamente la sua posizione di gioco e, parola dopo parola, dice a Caucci tutto quello che gli vuole dire; compreso il fatto che lo stima per aver messo fine alla dispersione di tonnellate di “plastica agricola” ma che, per il digestore, resterà una sua “fiera avversaria”.

Concludendo il suo intervento, la Ricotti mette a segno un tiro da “fuori campo”: citando la famosa delibera del 2004 (per intenderci: quella che vieta la creazione di discariche nel territorio di Tarquinia destinate al trattamento di rifiuti provenienti da altri comuni) afferma che a margine di una riunione il vicesindaco si sia espresso con una frase di questo genere: “Gli effetti della stessa potrebbe essere sospesi in attesa di una modifica favorevole alla creazione di impianti”.

L’assist inatteso, quanto incredibile al punto da richiederne immediata conferma specificando il ruolo ma anche che il cognome del citato vicesindaco sia quello di Bacciardi, trova effetti nelle parole della rossa civitavecchiese con un “Sì: è il vice sindaco Bacciardi quello a cui mi riferivo”. La partita di ritorno sarà quindi tra il sindaco Mazzola, che recentemente si è elevato paladino del dettato di quella delibera, e il suo vice, il quale, stando alla Ricotti, ne vuole ridiscutere i termini. Vedremo e leggeremo.

Ore 20, 10 (circa) – Il pubblico ha iniziato ad abbandonare il luogo della pugna. I soffritti, le braciole e le patate arrosto cominciano a diventare miraggi odorosi oppure qualcuno in quel di Villa Tirreno ha iniziato a dar calore alle pentole. La partita è sostanzialmente al termine e si sta concludendo con un nulla di fatto anche se, da fuori, ancora qualcuno ha voglia di urlare qualche slogan nel megafono.

Il cronista, al pari dei più deboli, non è immune dalle medesime, quotidiane, necessità alimentari e, fortunosamente, trova un passaggio per la parte alta della città.

Come finirà? La politichetta avrà, come sempre in queste latitudini, la meglio e sarà il peggio; allora sì che avremo bisogno di un digestore, ma di uno tosto, per l’immondizia.