Costruire, Costruire, Costruire: è questo il futuro di Pescia Romana?

di Daniele Mattei

Di quella che, a mio parere, dovrebbe essere una notizia di grande importanza per i cittadini del nostro territorio non si trova traccia alcuna. Niente nei piccoli giornali di provincia, nei micro notiziari online, quasi nulla sui Social Network (dove, generalmente, si trova tutto e il suo contrario). Che a Pescia Romana, l’Ente pubblico che le ha dato praticamente vita (ovvero l’EX Ente di Riforma, l’EX Ente Maremma, l’EX Ersal oggi Arsial) decida di vendere immobili per circa 4 Milioni di Euro nella modalità che a breve spiegherò, e che non se ne parli in nessun modo, mi pare assurdo.

Per questo ho cercato di colmare questo vuoto scrivendo, sul Notiziario di Piansano e la Tuscia “La Loggetta” (N. 96, lug-ago 2013), questo articolo che pubblico anche per i lettori de “L’Extra.info” certo di suscitarne l’interesse.

Ecco l’incipit dell’avviso con scadenza 90 giorni (pubblicazione n. 64 dell’8 Agosto 2013 che il Comune di Montalto ha ripubblicato nel suo sito internet il 25 Settembre 2013): “Avviso per la vendita di immobili di proprietà dell’ARSIAL siti in località Borgo Nuovo … mediante asta pubblica”.
Cosa vende? Vende 24 particelle catastali per un totale di 39.980 MQ di terreno nel bel mezzo del nostro paese. E le vende divise in 5 Macrolotti dei quali indica anche il valore: il più piccolino viene proposto con la seguente cifra: € 695.000,00;  il più grandicello, invece, solo € 1.371.250,00. Una frasetta nel capitolo “Condizioni e Modalità di vendita” chiarisce a chi è rivolto tale avviso, e recita così: “Ogni partecipante potrà aggiudicarsi un massimo di tre Macrolotti”. Una limitazione che significa, in soldoni, che con circa 3 milioni di Euro oggi, qualcuno o qualcosa, si potrebbe comprare quasi mezza Pescia Romana.
Difficile capire quali volontà politiche siano dietro a questa decisione. Da dove ha origine? E attraverso quali vicissitudini si è giunti a questa conclusione? Oppure è semplicissimo: basta ricordare la necessità di far cassa che oggi ha colpito quasi tutti gli enti pubblici italiani e che la citatissima CRISI rende impellente.

Ma un passo indietro occorre pur farlo, visto il ruolo fondamentale avuto da donne e uomini coraggiosi che per trasformare una landa desolata in un fiorente paese hanno profuso sacrifici eccezionali. Occorre, in primis, ricordare la Riforma Fondiaria avviata nel 1950 in alcune zone della Penisola dove il latifondismo era un fenomeno diffusissimo, tra cui la Maremma; l’azione del Governo Italiano che attraverso espropri di terreni con indennità spesso simboliche e la successiva bonifica riuscì spesso a ripopolare intere aree agricole inviando volenterosi coloni provenienti dalle aree limitrofe e non. Come è accaduto a Pescia Romana.
A questo punto, però, c’era bisogno di costruire il Paese; è da questa volontà che sarà progettato e costruito il “Borgo dei servizi” presto chiamato dai cittadini “Borgo Nuovo” in contrapposizione al “Borgo Vecchio” fondato dal gesuita andaluso Consalvo Adorno sul finire del Settecento. Inaugurato nel 1960, il “Borgo” comprendeva luoghi di culto, scuole, uffici e servizi di varia natura.
Fu ancora l’Ente a decidere, molto prima del piano regolatore comunale (approvato solo nel 1976, in cui tale lottizzazione fu completamente acquisita), di lottizzare l’area che si estende pressappoco tra i due Borghi e a stimolare le costruzioni. Questi due luoghi potevano essere, secondo i piani dell’Ente Maremma, collegati e sviluppati come area residenziale e commerciale per l’espansione del Paese. Le regole furono poste dall’Ente e, in buona sostanza, vennero rispettate: vincoli di cubatura, posizione, tipologia e architettura con una visione urbanistica che ancora oggi mostra il suo aspetto migliore. Sui lotti assegnati vennero costruite, in maggioranza dai coloni e dai figli degli stessi, case che, secondo le richieste dell’Ente, avevano al loro interno botteghe o negozi proprio in conformità con quel piano di crescita.

La lunga luna di miele tra l’Ente e i Cittadini di Pescia Romana sembra interrompersi bruscamente quando, orami terminata la concessione amministrativa durata circa un ventennio, intorno alla metà degli anni ’90 arrivano proposte di vendita dei lotti con cifre astronomiche (si parla di circa 100 milioni di Lire in media). Ma come, si dicono sconcertati i cittadini lottisti di Pescia Romana, dopo tutto quello che abbiamo fatto per questo luogo, abitato che era landa desolata e trasformato in giardino; dopo aver condiviso scelte e affrontato problemi insieme… pretendono da noi cifre da capogiro?
È proprio a questo punto che i cittadini “lottisti” di Pescia si riuniscono in associazione, denominata “Borgo 2000”, e decidono di difendere con le unghie e con i denti il benessere conquistato e di ottenere vendite a prezzo politico, come – ripetono – a prezzo politico lo Stato espropriò quelle terre al suo precedente proprietario, il Principe Boncompagni-Ludovisi.
[…] Al lettore non al corrente dei fatti dico soltanto che la partita finì proprio come auspicato dai “lottisti” e  infatti, da qualche anno, dopo i classici giri di valzer, proclami e retromarce della politica italiana, sono diventati finalmente proprietari della terra su cui avevano costruito il loro futuro.

Ritorniamo al presente. Pescia Romana è pressappoco la stessa di qualche anno fa. Certo, non si può tacere l’uso, o a mio modo di vedere, l’abuso a cui sono stati sottoposti alcuni di questi lotti che, lontanissimi dallo spirito delle prime abitazioni, hanno visto l’innalzamento di “casermoni” in multiproprietà che lambiscono i confini delle altre residenze. Mi chiedo, dunque, sarà questa la nuova evoluzione di Pescia Romana? Temo di sì. Appare evidente che l’avviso di bando è rivolto a grandi imprese di costruzione con grandi possibilità di esborso. Imprese che, una volta acquistato, avranno premura di costruire, costruire e costruire con le logiche dettate, naturalmente, dal profitto.
Questo Bando, in conclusione, ribalta completamente la primitiva missione dell’Ente Maremma: e cioè di permettere uno sviluppo sano e sostenibile a un territorio e ai suoi cittadini.

A questi ultimi non rimane che sperare nell’azione provvidenziale del Comune, unico che ha possibilità, in questa partita tra giganti, di dare voce e forma ad una visione condivisa del loro futuro.

P.S.
Per chi avesse intenzione di fare “un’offerta” segnalo l’indirizzo web.
Avete tempo fino al 6 Novembre.

Fotografia di Francesco Galli

Fotografia di Francesco Galli

Ottimisti per Diritto

di Daniele Mattei

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In un paese in cui l’ormai ex-ministro alla cultura, Sandro Bondi – uomo della cui vicinanza all’uomo più potente d’Italia non si può discutere – dichiara: “Non sono riuscito a convincere pienamente il governo del ruolo strategico che puo’ avere la cultura in un Paese come l’Italia”; un paese dove la frase “Di cultura non si mangia” non piace soltanto a questa destra volgare e ignorante ma sa essere gridata con convinzione dall’ultimo bullo di quartiere; in questo stivale sbrindellato in cui milioni di monitor hanno proiettato un impossibile “Premier” invogliare gli stessi italiani a visitare quei siti archeologici, quei musei e addirittura quei teatri che ha voluto chiusi, disfatti e dimenticati; in questo paese, dunque, avere il coraggio di nominare un programma di attività culturali “Ottimisti per Diritto” e pretendere di metterlo in atto nella provincia che più provincia non si può, a Montalto di Castro… insomma, ho perso il filo.
Incontri di cinema, laboratorio teatrale e lettura espressiva, dibattito… ovviamente promosso da un’associazione di volontari (TanaLiberaTutti) senza alcun contributo o finanziamento pubblico/privato. Al CentroLiberaCutlura (ex-mattatoio). A Montalto.
Ecco il programma scaricabile OttimistiPerDiritto 2011.