“L’Artista? Raro e prezioso per l’evoluzione dell’umanità”: intervista a Patrizio Zanazzo

di Francesco Rotatori

Zanazzo3In occasione della mostra Sguardi dal ferro abbiamo avuto l’occasione di incontrare e discutere con lo scultore Patrizio Zanazzo, che per la prima volta qui si misura con il ferro, dopo aver sperimentato brillantemente marmo, bronzo, terracotta e resina.

Sorprendentemente, è Zanazzo stesso a iniziare il dialogo, chiedendoci che cosa sia per noi l’Arte. Un po’ spiazzati, rispondiamo che a nostro modesto parere l’Arte non ha una sua definizione a priori, che essa nasce all’interno dell’uomo, come un fuoco, che ammaestrata dalla tecnica viene creata e allo stesso tempo comunica col mondo che lo circonda. 

Da parte sua, partendo dalla concezione che Arte è soprattutto dare e non ricevere, come erroneamente i più ritengono, Zanazzo ribadisce l’idea fondamentale che questa non è più considerata una scienza, ma dovrebbe esserlo, in quanto fa parte dello scibile umano, essendo essa stessa un mezzo per l’evoluzione dell’umanità, e non un fine. Se infatti la considerassimo un fine, faremmo del male non solo a noi individui, ma alla conoscenza vera e propria. L’Arte è perciò un concetto talmente alto e sacro – bellezza, ordine, proporzione ma anche disciplina, cultura e conoscenza – che ridefinisce l’artista stesso.



Zanazzo1Ma che cos’è allora l’artista? Per Zanazzo, l’artista è anzitutto un conoscitore, ma non quel genere di intellettuale sommo profeta. È un conoscitore in quanto deve saper operare manualmente e spaziare con coscienza nel mondo della tecnica, è un costruttore diligente e creativo, deve saper vedere e guardare. E soprattutto, cardine fondamentale del suo pensiero, deve evitare l’idolo della distinzione tra figurativo e astratto, dal momento che capita sempre più spesso che un j’accuse contro la figura sia mosso proprio da coloro che non ne hanno esperienza né capacità. Il corpo umano è vera espressione di arte moderna, in esso culminano tensione e astrazione, energie che collaborano e che si controbilanciano.



D’altra parte, l’artista deve essere anche estremamente altruista, in quanto egli non lavora per sé, ma dovrebbe operare per il bene comune.

Sorge dunque spontaneo chiedere quale Zanazzo2sarà l’arte del futuro. Lo scultore prova ad avanzare l’ipotesi che saranno gli ologrammi a sopravvivere alla distruzione imperante dell’arte contemporanea, creature e Arte della luce e dell’energia. Il soggetto di quest’arte? La conoscenza e il movimento delle energie, e vero artista sarà colui che creerà forme-pensiero.



L’artista è dunque colui che attinge alle alte sfere, ma ne può riportare in questo mondo, dove tutto è limitato e il narrare diviene ineffabile, solamente un mero ricordo, una sensazione.

E questa sensazione è l’Arte, che non può che essere imitazione del sublime. 

E nelle opere in mostra questo è ben evidente: l’anima alita dentro quei corpi in ferro, così come palpita l’anelito all’infinito tra gli sguardi penetranti e i giochi di volute e sfere, con omaggi a Michelangelo, alla tradizione classica e a quella cristiana.

 Un’energia brulicante attraversa come d’incanto le sculture in esposizione, risucchia nella sua fiammeggiante meteora l’osservatore che non può non lasciarsi condurre in questa danza che dal ferro fa emergere il moto et il fiato.

Marco Gentili vince la sua battaglia: la Lorenzin annuncia l’aggiornamento del nomenclatore

Marco Gentili(f.e.) Entro giugno il nomenclatore tariffario sarà aggiornato. Marco Gentili vince la sua battaglia iniziata alla trasmissione televisiva “Le iene” e proseguita con delle petizioni sui social network, va va oltre chiedendo di inserire, senza l’acquisto a gara, le protesi e le ortesi su misura. La notizia arriva direttamente dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin, che pochi giorni fa, rispondendo ad un question time della Camera, ha dichiarato che entro giugno il Governo adotterà il decreto necessario. Il provvedimento, ha spiegato la ministra, è ora “alla valutazione delle Regioni, che auspico concluderanno a breve il loro esame”. Completato l’iter, ha proseguito Lorenzin, “provvederò a chiedere l’iscrizione al primo Consiglio dei ministri utile e conto di arrivare alla conclusione entro il mese di giugno”. La ministra ha inoltre ricordato come nel rinnovato nomenclatore tariffario siano stati inclusi anche nuovi ausilii informatici per persone disabili ed apparecchi acustici digitali.

Il “Nomenclatore tariffario per le protesi” è stato varato nel 1999. Doveva essere un elenco provvisorio: è vigente da 14 anni. Non è mai stato aggiornato. Questo prontuario elenca quali strumenti – dalle carrozzine, alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo – ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato. Si tratta di ausili e di prestazioni connesse che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente alle persone con invalidità accertata. La legge prevede un aggiornamento ogni due anni. Il motivo è semplice: la tecnologia avanza, migliora la qualità di protesi e ausili, quindi è necessario che il “prontuario” sia adeguato ai tempi, per fornire ai disabili le migliori condizioni possibili come ad esempio il puntatore oculare, uno strumento che consente di comunicare con il mondo esterno mediante il solo movimento degli occhi.

Per fare pressione sulla ministra della sanità Lorenzin e sul Governo, affinché il nomenclatore venga al più presto aggiornato, è stata lanciata una petizione. Il creatore di questa pagina è un giovane di 25 anni, Marco Gentili, che abita a Tarquinia ed è affetto da SLA2, una malattia neurodegenerativa che lo costringe a restare su una sedia a rotelle. Marco, non potendo parlare e muoversi autonomamente, ha costantemente bisognoso di un aiuto per svolgere anche le più semplici operazioni quotidiane. Nonostante questi handicap, il giovane è riuscito ad ottenere molti notevoli risultati nella sua vita, tra i più recenti un master in istituzioni parlamentari europee per consulenti d’assemblea e l’elezione a consigliere comunale del suo Comune. Marco Gentili, a nome anche della associazione Luca Coscioni, ha espresso soddisfazione per l’impegno dimostrato dalla ministra e le chiede un ulteriore sforzo. “Chiediamo al Presidente della Conferenza stato Regioni e alla Ministra della salute Lorenzin di correggere il tiro e individuare un sistema che, a parità di spesa, consenta alle persone disabili di operare liberamente la scelta a loro più adatta tra ausili riconosciuti come validi ed erogabili con oneri a carico dello Stato”.

PROMOZIONE: Corneto, doppia rimonta in casa del Santa Severa

di Attilio Rosati

Omar PastorelliI ragazzi della Corneto hanno reso fieri i loro avi combattendo una battaglia in campo aperto contro sul campo del Santa Severa. Nessun tatticismo, niente catenacci o chiusure strategiche. Guerra in tutte le zone del campo. Afflitti dalle solite emergenze quantitative, i ragazzi di Mister Ercolani hanno puntato sulla tecnica contro una compagine che pure di tecnica ne ha da vendere e a complicare l’impresa anche la sorte appare poco propizia poiché, con una bella incursione personale, già al 12’ Abis porta in vantaggio i suoi. Gran gol. Mister Masini galvanizzato, ma la reazione etrusca è veemente, tanto che i locali si ritrovano letteralmente schiacciati nella loro metà campo, e subiscono. Borriello ci mette un paio di pezze ma nulla può al 28’, quando Pastorelli spara un bolide da trentacinque metri e lo coglie di sorpresa. 1 a 1.

A quel punto il Santa Severa reagisce con la forza della disperazione e riesce a riportarsi in vantaggio a seguito di una pregevole azione corale ben finalizzata da Catracchia: 2 a 1. I locali tentano di abbassare il ritmo della gara per contenere la reazione della Corneto, ma tutto appare vano: etruschi di nuovo a testa bassa e coltello fra i denti. Poco prima del fischio che doveva sancire la temporanea fine delle ostilità, ancora Pastorelli, approfittando al meglio di un’indecisione difensiva, supera nuovamente Borriello. 2 a 2.

Il caldo è soffocante, nella ripresa entrambe le squadre appaiono provate dalla prestazione volitiva offerta nella prima frazione di gioco e i locali, pur cercando e trovando una certa supremazia territoriale, se la devono vedere con la determinazione ferrea degli ospiti, decisi a ben figurare fino alla fine della partita contro una delle compagini meglio attrezzate tecnicamente. Il fischio finale vede gli atleti sfiniti e gli spettatori compiaciuti e soddisfatti del bello spettacolo cui hanno assistito.

“Il dio Mitra tornerà a Tarquinia”: Franceschini spedisce nella città etrusca la preziosa statua recuperata dai Carabinieri

Dio-MitraUn’operazione del Comando dei Carabinieri Tutela patrimonio artistico potrebbe regalare – o restituire – a Tarquinia un tesoro di enorme valore. Nell’ambito del sequestro operato dai militari – e di cui è stata data notizia su tutti i tg nazionali per la presenza di un’opera di Picasso dal valore stimato di 15 milioni – è stata infatti riportata nella disponibilità dello Stato italiano anche una  statua romana del dio Mitra che uccide un toro del II secolo dopo Cristo, il cui valore è stimato attorno agli 8 milioni di euro.

L’opera, stando a quanto riportato dai Carabinieri, era su un furgone destinato in Svizzera, all’apparenza anonimo, che trasportava alcune piante e altro materiale: le successive analisi svolte dal  patrimonio artistico fanno risalire alle aree archeologiche di Tarquinia e Vulci come possibili zone dello scavo clandestino del “Mitra”, in base alla presenza di reperti ed ambienti, nell’area, riconducibili al culto ed all’iconografia mitraiche e compatibili con la statua stessa. Si tratta, insomma, di un’opera di pregio storico ed archeologico enorme, soprattutto alla luce dell’eccezionale integrità: due esemplari simili si trovano al British Museum e ai Musei Vaticani.

Le sorprese, per Tarquinia, non finiscono però qui, ed anzi si accrescono con le dichiarazioni rilasciate a margine della conferenza stampa in cui si è data notizia dei recuperi da Dario Franceschini, ministro della Cultura. “La statua del dio Mitra ci è stata chiesta per un’esposizione temporanea ai musei Vaticani. – ha spiegato il Ministro – L’Italia, ad ogni modo, non ha seguito la via scelta all’estero di un grande museo nazionale dove esporre tutte le opere. Credo sia invece giusto che le opere tornino sui territori e vadano in musei più piccoli che così vengono valorizzati”.

“Il dio Mitra tornerà quindi a Tarquinia. – le parole testuali di Franceschini – La forza dell’Italia è quella di essere un museo diffuso. È una grande forza che va valorizzata”.

Se confermata, la decisione del Ministro della Cultura non può che far felici i tarquiniesi, che già in tema di recupero delle opere autoctone finite altrove hanno parecchio da recriminare nei confronti dello Stato. Oltre ai tanti tesori etruschi disseminati per i musei nazionali – romani in particolare – brucia ai cittadini che “La Madonna con Bambino” di Filippo Lippi, non a caso detta anche “Madonna di Tarquinia”, sia ospitata a Palazzo Barberini, a Roma, e varie campagne nel tempo sono state lanciate, anche su L’extra o Tarquinia Città, per cercare di riportare l’opera nella cittadina etrusca.

Corrado Chiatti vince il Premio Concorso Internazionale al Ca’ Foscari Short Film Festival di Venezia

Ardeidae

di Stefano Tienforti

Corrado Chiatti, tarquiniese laureando in Arti Visive all’Università IUAV di Venezia – ma adesso a Parigi per una borsa di studio di sei mesi – ha vinto assieme ad altri due ragazzi co-autori – Chiara Faggionato e Daniele Tucci – il Premio Concorso Internazionale alla quinta edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival di Venezia, al quale i tre hanno presentato il cortometraggio Ardeidae. La cerimonia di premiazione è avvenuta lo scorso sabato, 21 marzo, presso il Teatro-Auditorium Santa Margherita, a Venezia.

Un progetto nato – nel contesto di un laboratorio di cinema e documentario in università, a Venezia – dall’esigenza di cercare di riflettere sulla situazione della città. “Vivendo a Venezia – spiega Corrado – ti rendi conto di come ci sia un ritmo complesso e differente tra le zone della laguna: è presente una frenesia turistica che corre ad alta velocità che si concentra solo in pochi punti di attrazione, con una modalità di fruizione della bellezza molto rapida. Lo spazio viene occupato quasi inconsapevolmente. Dall’altra parte ci sono luoghi troppo spesso dimenticati dalla logica turistica, in cui il tempo sembra scorrere più lentamente, che richiedono una maggiore contemplazione e riflessione. Ecco: con Chiara e Daniele, che ringrazio di cuore,siamo partiti anche da queste suggestioni per sviluppare la nostra idea sulla città. Una realtà modificata dal turismo selvaggio”.

Quel che ne è uscita è un’opera sorprendente, nel senso che letteralmente riesce a spiazzare lo spettatore, proiettandolo in una realtà quasi metafisica, irreale. Una consapevolezza che, in chi osserva, giunge dapprima a fatica, poi con evidenza quasi brutale: merito dell’ottimo lavoro di combinazione tra le immagini e le parole, i cui contrasti sono, probabilmente, la vera chiave di lettura dell’opera. Parole che la maggior parte dei fruitori occidentali finirà per cercare nei sottotitoli, già che i testi audio sono tutti in cinese; così come cinesi sono i tre protagonisti, in riferimento alla sempre maggiore presenza di orientali in città. Ed è al singolo fruitore che spetta il compito di immaginare se il corto evochi il fantasma delle bellezze veneziane a contrasto con la desolazione di luoghi in disuso, o se al contrario non sia quell’abbandono lo spettro che attanaglia – o forse condanna? – la Venezia (e le tante altre realtà urbane simili) di oggi. Se l’opera sia una riuscita provocazione o una orrenda premonizione.

Al di là del concetto, la suggestione della produzione dei tre ragazzi si sostiene molto anche su una fotografia ricercata e di impatto sì forte, ma mai eccessivo o violento. Ad “aiutarli”, in quest’opera, i luoghi scelti per ambientare i singoli momenti, tutti nel cuore della laguna veneziana: dall’isola di Pellestrina agli stabilimenti abbandonati di Porto Marghera.

Corrado_ChiattiPer Corrado si tratta perciò di un traguardo professionale prestigioso – considerando come in concorso ci fossero trenta cortometraggi da ogni parte del mondo – ma anche della conferma che la strada di studio e ricerca intrapresa lo porta a risultati di qualità. Una strada partita a Viterbo, con la laurea in storia dell’arte – arrivata mentre a Tarquinia sperimentava le prime attività di curatore indipendente, in quell’esperienza breve ma intensa che fu Zinghereria – e proseguita prima alla GNAM di Roma, quindi a Venezia. “Si tratta di una scuola sperimentale unica in Italia – spiega Corrado – con laboratori e insegnamenti teorici di vario genere, dall’estetica alla filosofia politica, dal cinema alla filosofia della scienza; la cosa interessante, per me, è la modalità didattica, che prende le distanze dalla più tradizionale lezione frontale: non siamo più studenti che assistono passivamente ai corsi, ma parte integrante della didattica, proponendo testi, argomenti da toccare, organizzando eventi e mostre. Ma ciò che dà più valore al mio percorso è lo scambio continuo con i miei compagni e colleghi di corso”.

Ma a Corrado la soddisfazione per il Premio è arrivata all’ombra della Torre Eiffel, o meglio tra le vie colorate e vivaci di Belleville. “Questa a Parigi è un’esperienza temporanea – racconta – salvo prolungamenti della borsa di studio resto sino a luglio, poi torno a Venezia per la tesi. Qui sto seguendo un laboratorio di arte partecipativa e creazione collettiva legato ai Laboratoires d’Aubervilliers, che mi interessa molto perché mi permette di proseguire il lavoro che sto facendo in questi mesi sul concetto di comunità e di arte dell’esistenza, ed un corso molto interessante sui dispositivi cinematografici e la questione della memoria legata all’immagine”.

“Stando fuori da parecchio però – conclude – il richiamo di Tarquinia è forte. Qui comunque sto bene: abito sì in una grande città, ma in un quartiere tipico: e in fondo credo che chiunque venga da una piccola ma splendida realtà come la nostra abbia la tendenza a cercare luoghi che danno, in qualche modo, la sensazione di accoglierti”.

Ai Musei Capitolini gli ultimi folli giorni dell’Impero

di Francesco Rotatori

Eta_dell_Angoscia_Musei_Capitolini_2“Niente capita a nessuno, che questi non sia per natura in grado di reggere”. scrive Marco Aurelio nei suoi pensieri A se stesso. Chissà se l’imperatore filosofo avrebbe pensato lo stesso se di lì a qualche anno avesse osservato dall’alto la situazione in cui versava il suo grande impero. Da Commodo (180 d.C.) in poi la carica di imperatore si associò sempre di più a una figura tirannica e dispotica, a un lusso sfrenato e all’impossibilità di saper governare un territorio oramai disomogeneo e ricco di tendenze diversificate.

Il secolo d’oro dell’impero si era improvvisamente chiuso con la decadenza dei commerci e una grave crisi agricola a cui seguì l’inflazione. La situazione politica era degenerata di giorno in giorno, e una serie di comandanti si erano susseguiti velocemente al potere con una conseguente instabilità crescente. Commodo era difatti caduto vittima di una congiura, Pertinace governò per soli tre mesi, Didio Giuliano comprò addirittura all’asta il titolo di imperator, Settimio Severo prevalse coll’aiuto dell’esercito, Caracalla fece assassinare il fratello Geta per ascendere al soglio imperiale ma si trovò colpito a morte da Macrino, a sua volta deposto da Eliogabalo sotto l’influsso della nonna Giulia Mesa, che tra l’altro non esitò a fare uccidere il nipote per favorirne un altro, Alessandro Severo, il quale fu assalito dai suoi stessi militari dopo un regno di una decina d’anni, Massimino il Trace, il primo imperatore barbaro, durò nemmeno tre anni. Anni di anarchia militare e di signori della guerra condussero infine all’avvento della riorganizzazione dell’impero e della sua stessa divisione in quattro regioni sotto Diocleziano. Alla sua abdicazione (305 d.C.) si era conclusa un’epoca di distruzione e ne era iniziata un’altra, quella cristiana, con il grande Costantino.

Eta_dell_Angoscia_Musei_Capitolini_1A questi anni i Musei Capitolini dedicano una rassegna inedita, il quarto grande appuntamento del ciclo “I Giorni di Roma”, L’età dell’angoscia - Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.). Sette sezioni affrontano i temi fondanti dell’analisi storica e sociologica: dalla riorganizzazione dell’esercito, elemento divenuto fondamentale per l’elevazione al potere, ai nuovi culti religiosi che si affiancarono a quelli principali e finirono per unirsi in un generale sincretismo portando a Roma la cultura del mitraismo, della dea Iside, del dio greco-egizio Serapide o del culto del sole, di cui fu grande promotore Marco Aurelio Antonino, meglio noto come Eliogabalo; dal nuovo assetto dell’urbe agli arredi delle dimore patrizie; dagli usi e costumi di tutti i giorni alla ritrattistica dei protagonisti, tra cui spiccano il ritratto di Commodo come Eracle, un bellissimo busto femminile del II sec. d.C. che ci permette di indagare la fantasia delle acconciature femminili, e il ritratto di Settimio Severo proveniente dalla Grecia.
E proprio a quest’ultimo ambito è legata un’affascinante attività proposta dalla direzione museale: due mercoledì al mese, da marzo a maggio, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma saranno in mostra a disegnare dal vivo i volti di pietra, cercando di carpirne i segreti e di riportarne con varie tecniche le espressioni profonde, e a tutorare gli eventuali interessati e curiosi che si avvicinano per la prima volta in questo modo alla ricerca storico-artistica.

Non dobbiamo accostarci a questo mondo romano pensando che sia del tutto diverso dal nostro: le disgrazie naturali, le gravi crisi economico-finanziarie, il crollo della borsa, la successione di governi-lampo impossibilitati a ottenere completamente il consenso popolare, la fuoriuscita di una miriade di credenze religiose e tendenze innovative che si sommano alle tradizioni comuni… Siamo davvero così lontani da quella realtà?

“La Scultura Ceramica Contemporanea in Italia”: Belli, Luccioli e Ferri alla GNAM di Roma

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di Romina Ramaccini

Il 12 marzo, alla Gnam di Roma, ha aperto al pubblico la mostra “La Scultura Ceramica Contemporanea in Italia”, una retrospettiva che vuole essere sia omaggio a Leoncillo Leonardi, grande ceramista del dopoguerra e di cui ricorre quest’anno il centenario della morte, sia un excursus di come, negli ultimi decenni, questa arte sia andata diffondendosi e si sia staccata di dosso l’aggettivo, a torto attribuitogli, di arte minore, divenendo Scultura a tutti gli effetti.

La mostra, nata da un’idea di Nino Caruso (figura centrale della scultura ceramica contemporanea e di cui son presenti le opere), è curata, oltre che dall’artista italiano, da Maria Stella Margozzi e coinvolge sessanta artisti appartenenti a tre diverse generazioni.

Da sempre utilizzata per oggetti di uso quotidiano, è alla fine del XIX secolo, anche su impulso internazionale dello stile Liberty, che, in Italia, si iniziano a sperimentare nuovi modi di lavorare la ceramica, non più solamente collegati alle tecniche tradizionali ed alla classica forma del vaso ma, soprattutto grazie a Chini, Cambellotti e Baccarini, andando oltre, attraverso la sperimentazione di nuove forme che possano coinvolgere sempre di più il pensiero e la società contemporanea. È nel dopoguerra però, che avvengono le maggiori sperimentazioni e gli artisti, andando affondo alla materia, inseriscono nuovi elementi che vanno ad accordarsi con la ceramica fino a creare vere e proprie composizioni.

“Dall’assemblaggio al costruttivismo modulare, dalle forme primarie ai confini del minimalismo” (Luciano Marziano, Scultura ceramica contemporanea in Italia, introduzione al catalogo della mostra, Castelvecchi Editore, 2015), gli artisti di fama internazionale non rimangono indifferenti alle potenzialità che può offrire la ceramica ed agli esiti innovativi che possono ottenere con essa studiandone a fondo le varie possibilità espressive. Con Tullio Mazzotti di Albissola, tradizione ed innovazione troveranno, sotto l’impulso futurista, il giusto compromesso e Lucio Fontana, ad esempio, riuscirà a compenetrare le sue idee sullo spazialismo nella materia, dando vita alle sue “sfere” che ben si connetteranno con la realtà ambientale. Molti artisti, anche di discipline diverse, concretizzeranno le proprie idee nella scultura in ceramica ed in Italia si inizierà a dare maggiore importanza a questa arte attraverso esposizioni volte a far conoscere la ceramica non solo ad un ristretto gruppo elitario, bensì renderla fruibile a tutti.

Sebastian Matta, di cui fortunatamente Tarquinia offre molte testimonianze, costruisce “un mondo figurale a valenza archetipica” (Luciano Marziano, dal Saggio Le ragioni della ceramica) e nel paese dove si stabilisce fino alla sua morte, fonda “Etrusculundens”, un atelier dove i giovani possono rapportarsi alle varie discipline ma, soprattutto, con la manipolazione della ceramica. Tarquinia, dalle antichissime origini, terra madre della lavorazione in ceramica, offre ancora un mondo da scoprire che va oltre ai manufatti etruschi ed alla “pesante” tradizione che offusca gli artisti di oggi. Alla GNAM di Roma, infatti, grazie anche a Luciano Marziano che in loro ripone la propria stima, possono ammirarsi le opere di ben tre scultori tarquiniesi: Massimo Luccioli, Luigi Belli e Marco Ferri, diversi tra loro ma accomunati dal lungo studio e dalle molteplici sperimentazioni effettuate con la ceramica.

Marco_Ferri_GnamUna volta entrati all’esposizione, dopo aver osservato le opere di Leoncillo, possono subito ammirarsi i lavori di Marco Ferri. Opere di piccolo formato che racchiudono la poetica dell’artista, volta a trovare un accordo con la realtà circostante, attraverso l’inserimento, nei propri lavori, di diversi materiali che vanno a compenetrarsi con la ceramica dando vita ad un tutt’uno omogeneo. Con Ad Alessandria fa molto caldo, opera del 2008 facente parte di un più vasto percorso espositivo del 2012 alla biblioteca Vallicelliana, l’artista ricorda le vicende della grande biblioteca egiziana, evocandola non solo nel titolo, ma anche attraverso l’utilizzo dell’elemento cartaceo incastonato nella ceramica.

Nelle opere di Ferri convivono oggettualità e concettuale; l’artista, inoltre, riesce nella complessa impresa di rappresentare il tempo, un tempo che, con l’aiuto del fuoco, dà origini ad esiti inaspettati che spesso nemmeno l’artista riesce ad immaginare. Nelle sue parole, infatti, Ferri sottolinea proprio l’imprevedibilità del suo operato, fondamentale nella sua ricerca e motivo costante delle sue sperimentazioni che ogni volta volgono lo sguardo verso nuovi orizzonti. Così avviene anche in Fili di Ferri del 2010, opera minimalista dal profondo risvolto concettuale.

Massimo_Luccioli_GNAM_1Più avanti sono invece le opere “pittoriche” di Massimo Luccioli: Voi siete il sale della terra, del 2011, e Grande paesaggio, del 2014. Eseguite con la tecnica a riduzione, sono frutto di un attento “studio delle antiche tecniche etrusche e giungono a risvolti magico-sacrali” (Luciano Marziano, cit.).

L’artista, con un passato da pittore, sottolinea il suo profondo amore per la ceramica, elemento primordiale ed indistrMassimo_Luccioli_GNAM_2uttibile che, nel suo essere, rappresenta l’eternità. La terracotta, frutto dell’unione tra la terra ed il fuoco, da vita a qualcosa di nuovo, non presente in natura e che rimarrà comunque in essa perché sì, può cambiarsi l’oggetto, lo si può distruggere, ma non può cambiare la materia. La sua attenzione volge esclusivamente alla “materia”, piuttosto che all’oggetto costruito e, nei lavori esposti, ci si immerge nelle leggere sfumature che attraverso luci ed ombre accrescono ulteriormente la conoscenza su ciò che dalla materia si può ottenere. Solamente terracotta, nient’altro aiuta l’artista a raggiungere gli effetti da lui desiderati ma non sempre prestabiliti, nonostante si abbia l’impressione di avere davanti ai propri occhi un’opera pittorica.

Luigi_Belli_GNAM_1Altro artista presente è Luigi Belli, che della ceramica fa uso completamente diverso dagli altri due. In mostra Madrigale ed Istallazione, entrambe del 2014, composte da una struttura in acciaio inox 314, con elementi mobili in ceramica smaltata ed elementi trafilati. Sembra aver di fronte un gioco interattivo, con forme archetipiche e simboliche mobili che, spostandosi, generano un’opera in costante cambiamento. Un lavoro che comporta il coinvolgimento diretto dello spettatore che, in un certo senso, diviene anche lui stesso“artista” decidendone l’ulteriore effetto finale e che gli permette di avvicinarsi a questa arte senza alcuna titubanza.

Questa è senza ombra di dubbio una mostraLuigi_Belli_GNAM_2 che aiuta a crescere e che apre nuovi orizzonti verso un mondo per troppo tempo trascurato e che ancora oggi si tende ad emarginare. L’intero percorso espositivo è una scoperta incredibile che presenta allo spettatore dei risvolti che si credevano impossibili ottenere fino a poco tempo fa ed una mostra che vuole finalmente andare ben oltre le false credenze sulla ceramica, sulla sua emarginazione e sul suo coinvolgimento nella vita quotidiana.

Già dall’inaugurazione c’è stato un enorme riscontro da parte del pubblico che, numeroso, è accorso alla GNAM per ammirare la “Scultura contemporanea” e soprattutto il suo evolversi nelle generazioni qui rappresentate. Da parte mia invece, come credo anche da parte di molti, vanno i più sinceri complimenti e migliori auguri ai nostri tre artisti presenti in un evento di così elevata importanza, oltre che ringraziamento per avermi insegnato un nuovo modo di vedere l’arte.

La mostra sarà visibile fino al 7 giugno 2015 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e lasciarsela scappare sarebbe davvero una grave perdita personale. I contributi critici in catalogo sono di Luciano Marziano, Claudia Casali, Stefania Petrillo, Daniela Fonti, Giuliana Ericani, Mariastella Margozzi e Nino Caruso , mentre, il progetto d’allestimento è di Massimo Licoccia.