Sabato, 6 Marzo, 2010 16:33

C'è una buca.

Ma non una buca qualsiasi, questa è una buca stradale.
Di quelle impertinenti, di quelle che se ci cadi dentro con le ruote, due o tre volte al giorno, quando sei costretto ad uscire con la macchina, ti chiedi: “Gli avrò fatto male?”. Alla buca, s’intende.
E sì, perché a forza di caderci dentro, tutti i giorni, più volte al giorno, uno s’affeziona, comincia a sentirla come una delle tante cose che ti ritmano la giornata e che ti dicono che, in fondo, le abitudini servono a fissare l’idea di casa, delle radici e delle stagioni che stai vivendo.
Una buca per amica? No, non è a questi livelli il rispetto per quella cavità nel manto stradale. Diciamo che il rapporto è più simile a quello che si ha con un conoscente che si saluta frettolosamente ma non prima di aver notato qualche segno di cambiamento nell’aspetto, nel modo di vestire o nella pettinatura. La profondità e il diametro,nel caso della buca.
Provano, caparbiamente, a tapparla colmandola di brecciolino bituminoso. Dieci, venti, cento volte ci hanno provato ma, lei, imperterrita, con sole due gocce d’acqua in suo aiuto, da autentica ribelle espelle tutta quella porcheria all’intorno.
“Ah, avessi sotto di me la spinta del magma diventerei un vulcano!”, sembra quasi sentirla pensare mentre il mucchio delle brecce espulse s’alza a formare una duna per nulla affascinante. Ribelle, ingovernabile, quasi anarchica resta lì, solitaria, a sfidare chi tenta d’attraversarla illudendosi di uscirne indenne. Come qualche imprudente ruota le si avvicina, lei la attrae, l’abbraccia e prima che le sfugga sull’altra sponda, la morde.
Chi la vuol schivare se la deve ricordare per tempo: a furia di accumulare esperienza si è collocata in una posizione strategica degna di un infallibile cecchino.
È, per la forma, l’antitesi del dosso di rallentamento, eppure risulta molto più efficace, nel redarguire i conducenti più scalmanati, di quei brutti gropponi d’asfalto, zebrati di giallo.
Li vedi attenti, avvinti al volante, passarle accanto, non prima di aver adeguatamente rallentato per infilare con l’auto lo stretto e critico passaggio che resta tra lei e quel pezzo di muro che, d’angolo, sembra voler spingere le vetture proprio verso quel piccolo ma temuto baratro.
Qualcuno, tra gli automobilisti più sfigati, ci cade e, dato l’energico sobbalzo, con tanto di coro dolente di giunti e ammortizzatori, leva al cielo un’imprecazione. E lei, la pugnace e resistente buca, violata centinaia di volte al giorno, cosa dovrebbe dire?
Chi volesse esprimerle solidarietà, la trova all’intersezione di via della Ripa con via di Porta Castello.

Marco Vallesi



Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
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