C'è una
buca.
Ma
non una buca qualsiasi, questa è una buca
stradale.
Di quelle impertinenti, di quelle che se ci cadi
dentro con le ruote, due o tre volte al giorno,
quando sei costretto ad uscire con la macchina,
ti chiedi: “Gli avrò fatto male?”.
Alla buca, s’intende.
E sì, perché a forza di caderci dentro,
tutti i giorni, più volte al giorno, uno
s’affeziona, comincia a sentirla come una
delle tante cose che ti ritmano la giornata e che
ti dicono che, in fondo, le abitudini servono a
fissare l’idea di casa, delle radici e delle
stagioni che stai vivendo.
Una buca per amica? No, non è a questi livelli
il rispetto per quella cavità nel manto stradale.
Diciamo che il rapporto è più simile
a quello che si ha con un conoscente che si saluta
frettolosamente ma non prima di aver notato qualche
segno di cambiamento nell’aspetto, nel modo
di vestire o nella pettinatura. La profondità
e il diametro,nel caso della buca.
Provano, caparbiamente, a tapparla colmandola di
brecciolino bituminoso. Dieci, venti, cento volte
ci hanno provato ma, lei, imperterrita, con sole
due gocce d’acqua in suo aiuto, da autentica
ribelle espelle tutta quella porcheria all’intorno.
“Ah, avessi sotto di me la spinta del magma
diventerei un vulcano!”, sembra quasi sentirla
pensare mentre il mucchio delle brecce espulse s’alza
a formare una duna per nulla affascinante. Ribelle,
ingovernabile, quasi anarchica resta lì,
solitaria, a sfidare chi tenta d’attraversarla
illudendosi di uscirne indenne. Come qualche imprudente
ruota le si avvicina, lei la attrae, l’abbraccia
e prima che le sfugga sull’altra sponda, la
morde.
Chi la vuol schivare se la deve ricordare per tempo:
a furia di accumulare esperienza si è collocata
in una posizione strategica degna di un infallibile
cecchino.
È, per la forma, l’antitesi del dosso
di rallentamento, eppure risulta molto più
efficace, nel redarguire i conducenti più
scalmanati, di quei brutti gropponi d’asfalto,
zebrati di giallo.
Li vedi attenti, avvinti al volante, passarle accanto,
non prima di aver adeguatamente rallentato per infilare
con l’auto lo stretto e critico passaggio
che resta tra lei e quel pezzo di muro che, d’angolo,
sembra voler spingere le vetture proprio verso quel
piccolo ma temuto baratro.
Qualcuno, tra gli automobilisti più sfigati,
ci cade e, dato l’energico sobbalzo, con tanto
di coro dolente di giunti e ammortizzatori, leva
al cielo un’imprecazione. E lei, la pugnace
e resistente buca, violata centinaia di volte al
giorno, cosa dovrebbe dire?
Chi volesse esprimerle solidarietà, la trova
all’intersezione di via della Ripa con via
di Porta Castello.
Marco
Vallesi