Venerdì, 4 Settembre, 2009 16:30

“La dodicesima sibilla” segna il ritorno in libreria di Caio Celso

A Luigi De Pascalis, scrittore il cui valore è riconosciuto ben oltre i premi e riconoscimenti di cui può fregiarsi, non può certo negarsi uno spiccato talento ed una rara capacità nel padroneggiare diversi registri di narrazione; ne sono ben consapevoli i più fedeli ed appassionati lettori de L’extra che, da un paio d’anni a questa parte, mensilmente godono, nella tradizionale collocazione della sesta pagina, di suoi racconti costruiti con ispirazioni, stili, linguaggi ed intuizioni differenti e variegati. La prova del nove, peraltro, l’ha offerta lui stesso ai suoi lettori, cimentandosi con successo, qualche anno fa, in una per lui inedita iniziativa: un’esauriente ed accattivante biografia di Adriano Castellesi (La porpora e la penna, edito nel 2002 dalla STAS) in cui i risultati di anni di appassionate ricerche d’archivio abbandonano il caratteristico stile accademico per ravvivarsi di una vitalità quasi romanzesca. A caratterizzare le pubblicazioni di maggior successo di Luigi è, però, un’altra delle sue qualità narrative: la serie di Caio Celso che, in questi giorni, si arricchisce nelle librerie di un nuovo capitolo mostra infatti, in ogni sua pagina, una non comune capacità dell’autore di creare suspense, interesse, quasi trepidazione; il risultato è, spesso e volentieri, una lettura avida, alla ricerca delle verità, in attesa dei colpi di scena che – s’intuisce sin dall’inizio – non mancheranno. Anche le oltre trecento pagine dell’ultima fatica di Luigi, La dodicesima sibilla. Un’indagine di Caio Celso, edito da Hobby & Work, finiscono perciò divorate con soddisfazione ed in poche ore: merito anche di uno stile scorrevole e comunque mai superficiale, perfettamente adatto a rappresentare le atmosfere di tensione a metà tra romanzo giallo e letteratura fantastica. Tra misteriosi assassini, evocazioni mistiche e intrighi di corte in un impero romano decadente e – ahinoi! – sin troppo evocativo dei malesseri dei tempi attuali, il virtuoso magistrato nato dalla fantasia di De Pascalis e i suoi stretti e fidati collaboratori guideranno il lettore in una storia che non si ferma al procedere del thriller, ma che si condisce di riflessioni sulla vita, la morte, l’amore, la religione. Spunti che non cadono persi nemmeno nel curioso fluire di una lettura interessata alla scoperta dell’assassino e che sono scanditi, spesso e volentieri, dalle parole di quel Seneca che per Caio Celso (e, chissà, forse anche per lo stesso Luigi De Pascalis) è punto di riferimento nei pensieri e nelle riflessioni. In attesa delle future disavventure ed indagini nella Roma antica, il consiglio ai lettori de L’extra è non solo di avventurarsi in questo ultimo volume, ma di viversi per intero quella che – per ora – è una brillante trilogia, iniziando dal debutto con Rosso Velabro (Irradiazioni, 2003) per proseguire con Il Signore delle Furie Danzanti. La prima indagine di Caio Celso (Hobby & Work, 2006).
Buona lettura.

Stefano Tienforti

 
Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
© 2010 La Ripa Associazione Culturale - Partita IVA 01967770569| Note legali e di cortesia | Pubblicità | Contatti
Google
Web www.l'extra.info