Giovedì, 1 Ottobre, 2009 0:46

La cultura dei silenzi

Sono trascorsi ormai diversi mesi da quando il sarcofago etrusco – il segnacolo posto in origine ad indicare il luogo di sepoltura di Vincenzo Cardarelli – è stato spostato in altra sede lasciando così spoglio ed anonimo il luogo ove, sino a pochi giorni fa, riposava, da quasi cinquant’anni, il grande poeta.
Solo le nostre segnalazioni, prima con il racconto di Luigi De Pascalis, poi con la pubblicazione della lettera aperta indirizzata al sindaco da parte di Bruno Blasi, sono state utili a mobilitare l’Amministrazione comunale che, di gran fretta, forse resasi finalmente conto delle incongruente manovra che ha separato cenotafio e resti mortali, ha provveduto, intanto, a rintracciare nel luogo originario le spoglie del vate.
Nel momento in cui andiamo in stampa, non sappiamo ancora quale sarà la sorte – ormai non possiamo più scrivere “definitiva” –, che toccherà all’insieme del sepolcro carderelliano.
Certo, le perplessità sull’opportunità del “trasloco” in questione restano aperte sul fatto se sia giusto o meno adottare decisioni che modificano o ribaltano quelle assunte da amministrazioni precedenti. In questo caso, storicizzata, quella di quasi mezzo secolo fa.
Osiamo pertanto sperare che nulla più d’una leggerezza, una sottovalutazione delle implicazioni storiche, morali e, perché no?, giuridiche o un improvvido e goffo tentativo di far bene o meglio, siano state le cause all’origine di cotal trambusto.
Peggio sarebbe stato se a qualcuno fosse venuto in mente di sgombrare l’area della prima sepoltura per finalità speculative, magari per edificarvi altre strutture cimiteriali, loculi o altro, che sarebbero comunque insufficienti per le attuali esigenze cittadine.
Il tempo ci darà l’opportunità di comprendere meglio quali saranno gli effettivi esiti della vicenda ma, non per questo, intendiamo chiudere qui i nostri commenti e le nostre osservazioni in merito. Tutt’altro.
Soprassedendo perciò, per il momento, ad una ulteriore ed approfondita disamina dei comportamenti e delle decisioni dell’Amministrazione comunale sulla questione, vorremmo spostare la concentrazione del lettore su di un altro punto, magari meno conclamato, ma, diffuso, spinoso e non meno doloroso.
È quindi l’ora di rivolgere la nostra attenzione ai silenzi, spesso più eloquenti di tanti discorsi, all’assenza di opinioni e critica di quei tanti nostri concittadini, presunti intellettuali.
Sì, quelli che escono da casa indossando l’abito della “cultura”; quelli che, numerosi, si beano nel presenziare le cicliche manifestazioni del “Premio Tarquinia-Cardarelli” (sic!), ma anche quelli che, curiosamente, si definiscono letterati, artisti, filosofi, storici. Ultimi in elenco ma non ultimi nel dar corpo all’assordante silenzio, i rappresentanti di quelle associazioni culturali (?) che pure contemplano, tra i loro scopi statutari, la tutela e la conservazione delle tradizioni, dei monumenti e della cultura in genere.
Tutti muti. Non una frase sulla vicenda, nemmeno una parola, scritta o pronunciata apertis verbis e de visu, tanto per usare una lingua di cui spesso abusano per darsi un tono, ma morta come le loro coscienze.
Si possono trovare spesso così, con pose meditabonde, nelle adunanze cittadine a sbirciare chi, tra i convenuti, registra la loro presenza ad avallarne, per reciproco riconoscimento, lo status di “personalità della cultura”.
Se questa fosse una città con qualche centinaia di migliaia di abitanti avremmo, sicuramente, difficoltà nell’individuarli tutti ma, ahi loro, li conosciamo per nome e per fama.
Ed anche in questo caso, non è un gran piacere.

Marco Vallesi

Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
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