Ancora
sugli aviatori
brasiliani a Tarquinia
L’originale, brillante ed impeccabile contributo
di Anna Alfieri alla conoscenza dello stanziamento
presso il campo d’aviazione della “Portaccia”,
nell’ottobre-novembre 1944, del 1° Gruppo
da caccia dell’Areonautica militare brasiliana,
apparso su “L’extra” dello scorso
mese, mi suggerisce delle brevi note a margine su
taluni avvenimenti cittadini conseguiti, in tempo
di pace, a quei lontani eventi bellici. Giova premettere
che la partecipazione dell’Aviaçào
Brasileira alla campagna d’Italia ha
sempre assunto, per quell’Arma azzurra, un’importanza
eccezionale e memorabile, per la semplicissima ragione
che il grande Paese sudamericano non è mai
intervenuto, nel corso della sua storia nazionale,
in altri conflitti. Nessuna sorpresa, perciò,
che tale epica vicenda formi tuttora oggetto di
adeguate e convinte commemorazioni e che gli siano
state dedicate, prima ancora, fior di pubblicazioni
celebrative e la pellicola rievocativa Senta
a pùa, dal grande successo.
Ebbene, un bel giorno dei primi – ed ultimi
– anni 80, alcuni reduci del reparto di volo
carioca, rincorrendo sensazioni ed emozioni d’una
giovinezza ormai remota, giunsero in piazza Cavour,
sostando presso il Bar Impero per un coffee-break.
Caso volle che nell’esercizio fosse presente
il compianto avv. Paolo Mattioli, che dedotto fulmineamente,
da alcune richieste d’informazioni, d’essere
dinanzi ad un imprevisto e imprevedibile pellegrinaggio
di veterani, ospitò d’impeto e con
squisita signorilità il gruppetto presso
la vicina sede della Pro-Tarquinia, intrattenendolo
in un clima che la comunanza dei ricordi emergenti
via via tramutò ben presto da ufficiale e
formale in amicale e cameratesco.
Il simpatico ritorno da oltre-oceano dei reduci
sui luoghi della vecchia base operativa non rimase,
peraltro, un episodio isolato. Infatti, di lì
a poco, e più precisamente il 17 maggio 1983,
l’Areonautica militare italiana, su presumibile
segnalazione della consorella brasileira,
installò sulla palazzina-comando dell’aeroporto,
intitolato al pilota-collaudatore montaltese Amerigo
Sostegni ed ormai declassato a campo di fortuna,
una lapide rammemorante il contributo offerto dal
Gruppo alla guerra di liberazione d’Italia.
Alla relativa, sobria e commovente cerimonia militare
intervennero, tra gli altri, autorità amministrative,
diplomatiche, una folta rappresentanza della Força
Aérea e – lo ricordo nitidamente
– una pioniera eroina dell’aviazione
brasiliana, in uniforme bianca, pluridecorata e
pimpante, della quale, ahimé!, mi sfugge
il nome.
Ma non è finita qui. Lapidi, inscrizioni,
stemmi e cippi non hanno mai goduto da noi, si sa,
vita facile, sicché la targa in argomento,
cui la nazione ritornata amica teneva in special
modo,
venne distaccata, per oscuri motivi, dalla parete
che l’ospitava, correndo il serio rischio
di finire in discarica similmente a tante altre,
riguardate alla stregua di orpelli insignificanti
ed inutili.
Si deve, da ultimo, all’iniziativa della locale
Sezione “Ten. Pil. Vincenzo Ferri” dell’Associazione
nazionale Arma Aeronautica, subito fatta propria,
con atto di grande sensibilità, dall’Università
Agraria cittadina, se il 22 aprile 2007 la 1apide
è stata nel contesto di altra cerimonia militare
non meno austera, affollata e toccante, degnamente
collocata – voglio sperare in via definitiva
– sul ripristinato ingresso dell’antico
campo di volo.
Tutto qui, ma m’è sembrato opportuno
che anche questi riverberi della presenza a Tarquinia,
in tempo di guerra, del 1° Gruppo da caccia
brasiliano meritassero d’esser ricordati e,
sia pure per un momento, sottratti alla patina impietosa
del tempo.
Romeo
Manfredi Rotelli