Lunedì, 7 Settembre, 2009 21:06

Ancora sugli aviatori
brasiliani a Tarquinia


L’originale, brillante ed impeccabile contributo di Anna Alfieri alla conoscenza dello stanziamento presso il campo d’aviazione della “Portaccia”, nell’ottobre-novembre 1944, del 1° Gruppo da caccia dell’Areonautica militare brasiliana, apparso su “L’extra” dello scorso mese, mi suggerisce delle brevi note a margine su taluni avvenimenti cittadini conseguiti, in tempo di pace, a quei lontani eventi bellici. Giova premettere che la partecipazione dell’Aviaçào Brasileira alla campagna d’Italia ha sempre assunto, per quell’Arma azzurra, un’importanza eccezionale e memorabile, per la semplicissima ragione che il grande Paese sudamericano non è mai intervenuto, nel corso della sua storia nazionale, in altri conflitti. Nessuna sorpresa, perciò, che tale epica vicenda formi tuttora oggetto di adeguate e convinte commemorazioni e che gli siano state dedicate, prima ancora, fior di pubblicazioni celebrative e la pellicola rievocativa Senta a pùa, dal grande successo.
Ebbene, un bel giorno dei primi – ed ultimi – anni 80, alcuni reduci del reparto di volo carioca, rincorrendo sensazioni ed emozioni d’una giovinezza ormai remota, giunsero in piazza Cavour, sostando presso il Bar Impero per un coffee-break. Caso volle che nell’esercizio fosse presente il compianto avv. Paolo Mattioli, che dedotto fulmineamente, da alcune richieste d’informazioni, d’essere dinanzi ad un imprevisto e imprevedibile pellegrinaggio di veterani, ospitò d’impeto e con squisita signorilità il gruppetto presso la vicina sede della Pro-Tarquinia, intrattenendolo in un clima che la comunanza dei ricordi emergenti via via tramutò ben presto da ufficiale e formale in amicale e cameratesco.
Il simpatico ritorno da oltre-oceano dei reduci sui luoghi della vecchia base operativa non rimase, peraltro, un episodio isolato. Infatti, di lì a poco, e più precisamente il 17 maggio 1983, l’Areonautica militare italiana, su presumibile segnalazione della consorella brasileira, installò sulla palazzina-comando dell’aeroporto, intitolato al pilota-collaudatore montaltese Amerigo Sostegni ed ormai declassato a campo di fortuna, una lapide rammemorante il contributo offerto dal Gruppo alla guerra di liberazione d’Italia.
Alla relativa, sobria e commovente cerimonia militare intervennero, tra gli altri, autorità amministrative, diplomatiche, una folta rappresentanza della Força Aérea e – lo ricordo nitidamente – una pioniera eroina dell’aviazione brasiliana, in uniforme bianca, pluridecorata e pimpante, della quale, ahimé!, mi sfugge il nome.
Ma non è finita qui. Lapidi, inscrizioni, stemmi e cippi non hanno mai goduto da noi, si sa, vita facile, sicché la targa in argomento, cui la nazione ritornata amica teneva in special modo, venne distaccata, per oscuri motivi, dalla parete che l’ospitava, correndo il serio rischio di finire in discarica similmente a tante altre, riguardate alla stregua di orpelli insignificanti ed inutili.
Si deve, da ultimo, all’iniziativa della locale Sezione “Ten. Pil. Vincenzo Ferri” dell’Associazione nazionale Arma Aeronautica, subito fatta propria, con atto di grande sensibilità, dall’Università Agraria cittadina, se il 22 aprile 2007 la 1apide è stata nel contesto di altra cerimonia militare non meno austera, affollata e toccante, degnamente collocata – voglio sperare in via definitiva – sul ripristinato ingresso dell’antico campo di volo.
Tutto qui, ma m’è sembrato opportuno che anche questi riverberi della presenza a Tarquinia, in tempo di guerra, del 1° Gruppo da caccia brasiliano meritassero d’esser ricordati e, sia pure per un momento, sottratti alla patina impietosa del tempo.

Romeo Manfredi Rotelli



Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
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