Nel numero
del mese scorso del nostro giornale abbiamo pubblicato
un racconto
breve di Luigi De Pascalis in cui i fantasmi
di Vincenzo Cardarelli e Titta Marini ragionavano
sulle disavventure riguardanti la nuova sistemazione
delle rispettive tombe voluta dall’amministrazione
cittadina. Ricordate? I resti di Cardarelli erano
stati “dimenticati” nel precedente sito
e quelli di Titta erano stati traslati nell’ex
tomba di un sacerdote.
Ebbene, molti lettori hanno erroneamente ritenuto
che si trattasse di una trovata letteraria. In realtà
la situazione era così grottesca che abbiamo
preferito “alleggerirla” con la forma
del racconto scherzoso. Ora Bruno Blasi ci ha pregati
di ospitare questa sua indignata lettera aperta
al sindaco Mazzola. Lo facciamo volentieri.
Al Sindaco di
Tarquinia,
Non me la sento di chiamarla “signor”
sindaco perché l’aver autorizzato di
mettere le mani sulla tomba di Vincenzo Cardarelli,
uno degli uomini più illustri della nostra
moderna letteratura, e rimuoverne il cenotafio etrusco
autorizzato da un intero Consiglio Comunale non
troverebbe giustificazione nemmeno da parte di un
illetterato.
Se lei avesse letto il testamento dello stesso Cardarelli
che è riportato in una delle copie dell’Epistolario
che si dovrebbe rintracciare nella biblioteca del
suo ufficio, vi avrebbe letto “Desidero essere
sepolto nel cimitero dei poveri in vista di Tarquinia
etrusca mia”; e avrebbe forse capito il significato
di tutta la sua dedicazione letteraria alla terra,
alla città della tradizione etrusca.
Se lei avesse
viaggiato di più avrebbe saputo che il grande
pittore e incisore tedesco Albrecht Dürer è
tuttora sepolto al centro della città di
Norimberga; che la tomba di Leonardo da Vinci è
tuttora interrata all’interno del castello
di Ambois in Francia; che nessuno ha mai pensato
di rimuovere un sasso dal tempio di Ravenna dove
è sepolto dal 1321 l’Alighieri; e che
nel Pantheon di Roma è ancora ricoverato
il corpo di Raffaello.
Le pare che qualcuno avrebbe mai pensato di andare
a frugare fra i resti umani di questi o di altri
illustri della nostra tradizione?
Le riporto per
sua conoscenza ciò che il grande critico
letterario Carlo Bo, rettore magnifico dell’Università
di Urbino, scrisse nella rivista letteraria “Ca’
de sass”: “Cardarelli non fu un mendicante
ingrato alla Bloy ma un figlio senza padre, un grande
poeta dalla sorte avversa”. Sorte avversa
che evidentemente continua.
Provveda a rimediare
all’oltraggio che è stato consumato,
glielo consiglia l’unico erede della famiglia
Romagnoli - Blasi, dal momento che mia madre era
cugina carnale di Cardarelli. Faccia rimettere il
cenotafio del sarcofago etrusco laddove si trovava
in omaggio a quanto Cardarelli scrisse in una sua
poesia: “Io morrò dove e quando il
fato vorrà \ e resti alle ossa inappagate
\ il fremito e il desio del ritorno”.
Bruno
Blasi