Martedì, 1 Settembre, 2009 16:26

Nel numero del mese scorso del nostro giornale abbiamo pubblicato un racconto breve di Luigi De Pascalis in cui i fantasmi di Vincenzo Cardarelli e Titta Marini ragionavano sulle disavventure riguardanti la nuova sistemazione delle rispettive tombe voluta dall’amministrazione cittadina. Ricordate? I resti di Cardarelli erano stati “dimenticati” nel precedente sito e quelli di Titta erano stati traslati nell’ex tomba di un sacerdote.
Ebbene, molti lettori hanno erroneamente ritenuto che si trattasse di una trovata letteraria. In realtà la situazione era così grottesca che abbiamo preferito “alleggerirla” con la forma del racconto scherzoso. Ora Bruno Blasi ci ha pregati di ospitare questa sua indignata lettera aperta al sindaco Mazzola. Lo facciamo volentieri.

Al Sindaco di Tarquinia,
Non me la sento di chiamarla “signor” sindaco perché l’aver autorizzato di mettere le mani sulla tomba di Vincenzo Cardarelli, uno degli uomini più illustri della nostra moderna letteratura, e rimuoverne il cenotafio etrusco autorizzato da un intero Consiglio Comunale non troverebbe giustificazione nemmeno da parte di un illetterato.

Se lei avesse letto il testamento dello stesso Cardarelli che è riportato in una delle copie dell’Epistolario che si dovrebbe rintracciare nella biblioteca del suo ufficio, vi avrebbe letto “Desidero essere sepolto nel cimitero dei poveri in vista di Tarquinia etrusca mia”; e avrebbe forse capito il significato di tutta la sua dedicazione letteraria alla terra, alla città della tradizione etrusca.

Se lei avesse viaggiato di più avrebbe saputo che il grande pittore e incisore tedesco Albrecht Dürer è tuttora sepolto al centro della città di Norimberga; che la tomba di Leonardo da Vinci è tuttora interrata all’interno del castello di Ambois in Francia; che nessuno ha mai pensato di rimuovere un sasso dal tempio di Ravenna dove è sepolto dal 1321 l’Alighieri; e che nel Pantheon di Roma è ancora ricoverato il corpo di Raffaello.
Le pare che qualcuno avrebbe mai pensato di andare a frugare fra i resti umani di questi o di altri illustri della nostra tradizione?

Le riporto per sua conoscenza ciò che il grande critico letterario Carlo Bo, rettore magnifico dell’Università di Urbino, scrisse nella rivista letteraria “Ca’ de sass”: “Cardarelli non fu un mendicante ingrato alla Bloy ma un figlio senza padre, un grande poeta dalla sorte avversa”. Sorte avversa che evidentemente continua.

Provveda a rimediare all’oltraggio che è stato consumato, glielo consiglia l’unico erede della famiglia Romagnoli - Blasi, dal momento che mia madre era cugina carnale di Cardarelli. Faccia rimettere il cenotafio del sarcofago etrusco laddove si trovava in omaggio a quanto Cardarelli scrisse in una sua poesia: “Io morrò dove e quando il fato vorrà \ e resti alle ossa inappagate \ il fremito e il desio del ritorno”.

Bruno Blasi



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