Lunedì, 12 Ottobre, 2009 16:57

Il "mestiere di vagabondo"
Breve biografia di Desmond O'Grady

Desmond O’ Grady, esponente di grandissimo spicco della poesia irlandese, è oggi un signore scarmigliato di 74 anni circa. Occhi chiari, gravi e ironici di chi ha visto molto, viso antico da druido, orecchie da elfo.
È nato a Limerick, in Irlanda, nel 1935, e attualmente vive a Kinsale, in una casa che dicono si affacci su una baia deserta e ventosa. Nulla di più adatto a un uomo che ha definito se stesso “poeta navigante attraverso molti mari” e tornato infine alla sua Itaca verde. Dove, per la verità, risiede in maniera abbastanza saltuaria perché la passionaccia di girare il mondo non l’ha mai abbandonato. “Il problema con O’ Grady” confida infatti il suo traduttore italiano Giuseppe Serpillo, “è che non sta mai fermo: di solito risiede a Kinsale, Repubblica d’Irlanda, dove lo conoscono tutti. Ma potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo, invitato da chissà chi”.
In Irlanda O’ Grady ha compiuto gli studi di base, prima con i cistercensi, poi con i gesuiti. Inquieto e avventuroso, presto si è trasferito a Dublino, poi a Parigi dove ha insegnato alla British School, quindi negli USA, ad Harvard, dove si è laureato in studi celtici.
Tornato in Europa riprende la lenta marcia verso sud – Venezia, Roma, Egitto – scrivendo nel frattempo un’opera maestosa, Trawling Tradition: Translation, in cui si cimenta con traduzioni di poesie da irlandese, italiano, francese, tedesco, armeno, greco e russo. Subito dopo pubblica un volume di poesie di ben 500 pagine dal titolo The Road Taken.
O’ Grady ha fatto per tutta la vita il “mestiere di vagabondo”, definendosi “celta errante” (Dying Gaul, 1968). Da questo dato biografico discende la sua predilezione per il tema dell’esilio, visto però in chiave costruttiva. Quando e se ci si allontana per cercare se stessi, scrive infatti, allora il ritorno è segno di crescita e preludio di nuova partenza.
O’ Grady parla e capisce molto bene l’italiano. Ha vissuto a Roma diversi anni, al tempo della “dolce vita”, ed ha perfino interpretato la parte di se stesso nel film di Fellini.
Con la maturità l’io lirico delle sue prime poesie è stato sostituito da un io drammatico intessuto di riferimenti ad altre letterature, sia antiche che moderne; ma invariate nel tempo sono rimaste la curiosità per la vita e la passione per i viaggi.

Luigi De Pascalis




Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
© 2010 La Ripa Associazione Culturale - Partita IVA 01967770569| Note legali e di cortesia | Pubblicità | Contatti
Google
Web www.l'extra.info