Desmond O’
Grady, esponente di grandissimo spicco della poesia
irlandese, è oggi un signore scarmigliato
di 74 anni circa. Occhi chiari, gravi e ironici
di chi ha visto molto, viso antico da druido, orecchie
da elfo.
È nato a Limerick, in Irlanda, nel 1935,
e attualmente vive a Kinsale, in una casa che dicono
si affacci su una baia deserta e ventosa. Nulla
di più adatto a un uomo che ha definito se
stesso “poeta navigante attraverso molti mari”
e tornato infine alla sua Itaca verde. Dove, per
la verità, risiede in maniera abbastanza
saltuaria perché la passionaccia di girare
il mondo non l’ha mai abbandonato. “Il
problema con O’ Grady” confida infatti
il suo traduttore italiano Giuseppe Serpillo, “è
che non sta mai fermo: di solito risiede a Kinsale,
Repubblica d’Irlanda, dove lo conoscono tutti.
Ma potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo,
invitato da chissà chi”.
In Irlanda O’ Grady ha compiuto gli studi
di base, prima con i cistercensi, poi con i gesuiti.
Inquieto e avventuroso, presto si è trasferito
a Dublino, poi a Parigi dove ha insegnato alla British
School, quindi negli USA, ad Harvard, dove si è
laureato in studi celtici.
Tornato in Europa riprende la lenta marcia verso
sud – Venezia, Roma, Egitto – scrivendo
nel frattempo un’opera maestosa, Trawling
Tradition: Translation, in cui si cimenta con traduzioni
di poesie da irlandese, italiano, francese, tedesco,
armeno, greco e russo. Subito dopo pubblica un volume
di poesie di ben 500 pagine dal titolo The Road
Taken.
O’ Grady ha fatto per tutta la vita il “mestiere
di vagabondo”, definendosi “celta errante”
(Dying Gaul, 1968). Da questo dato biografico discende
la sua predilezione per il tema dell’esilio,
visto però in chiave costruttiva. Quando
e se ci si allontana per cercare se stessi, scrive
infatti, allora il ritorno è segno di crescita
e preludio di nuova partenza.
O’ Grady parla e capisce molto bene l’italiano.
Ha vissuto a Roma diversi anni, al tempo della “dolce
vita”, ed ha perfino interpretato la parte
di se stesso nel film di Fellini.
Con la maturità l’io lirico delle sue
prime poesie è stato sostituito da un io
drammatico intessuto di riferimenti ad altre letterature,
sia antiche che moderne; ma invariate nel tempo
sono rimaste la curiosità per la vita e la
passione per i viaggi.
Luigi
De Pascalis