D'industria
e altri saccheggi.
La repentina
manovra d’inversione di rotta dell’Amministrazione
comunale – rispetto alle dichiarate intenzioni
della campagna elettorale all’insegna della
“qualità”, dell’apertura,
della trasparenza e del coinvolgimento dei cittadini
nelle scelte amministrative, punti ribaditi in più
occasioni dal sindaco Mazzola – si palesò
sin dalla seconda adunanza consiliare (la prima
si tenne per espletare le sole formalità
di ratifica della nuova amministrazione) quando
comparve, in un punto all’ordine del giorno,
l’approvazione dello schema di convenzione
per una ulteriore lottizzazione di diverse decine
di ettari di terreno in località San Giorgio.
Le opportune “comunicazioni” dell’allora
Presidente del Consiglio, Giovanni Guarisco, prolungate
ad arte oltre i tempi utili alla discussione della
proposta di deliberazione, scongiurarono la frettolosa,
inusitata e poco ragionata approvazione del provvedimento
apparsa nell’aula del Consiglio come un coniglio
dal cappello del prestigiatore. Da quel momento
in poi, come rispondendo per frustrazione al negato,
iniziale desiderio di “fare” economia
“facile” senza badar troppo alla tutela
del territorio e dell’ambiente ed anche, anzi
che no, all’economia vera, cioè, quella
di prospettiva, l’Amministrazione non ha risparmiato
alla Città ogni sorta di spinta verso il
degrado delle originarie risorse territoriali, comprese
quelle umane. Un paletto, in questo senso, l’Amministrazione
se lo è fatto piantare dall’Enel, con
l’aiuto determinante del limpidissimo
Marrazzo, esattamente al centro dell’aula
consiliare. Intorno a questo punto fisso, materialmente
sostanziato dall’insieme delle erogazioni
disposte dall’Enel in favore del Comune (a
quale titolo nessuno sa dirlo), ruota, dalla prima
ora dell’era Mazzola, tutta l’attività
politica della giunta, in massima parte impegnata
a difendere, schierata in ringhioso affanno, il
sacro palo.
Se le note vicende intorno all’affaire
T.V.N. non fossero già da sole sufficienti
e significative per apprezzare la tensione impiegata
da Mazzola & C. nel non lasciarsi sfuggire altre
simili e devastanti “opportunità”
economiche, allora converrebbe ricordare la frenesia
che pervase il Consiglio comunale nell’approvare,
oliato e prono, il tracciato autostradale senza
interferire in alcun modo col volere del Ministro
Matteoli e, trasversalmente, con quello dei portaordini
regionali; ed anche, se a qualcuno fosse sfuggita,
la recente, pressoché surreale, apologetica
dissertazione del sindaco – apparsa sulla
stampa locale – sui benefici occupazionali
derivanti dall’industria e, in particolare,
dall’insediamento di un cementificio in zona
“Arcipretura”. Per completare la rassegna
mnemonica, a corollario delle precedenti, le esclusive
e solitarie uscite del primo cittadino sul gradimento
del nucleare a Montalto e la proposta di costruire
a Tarquinia un aeroporto alternativo a quello in
discussione per Viterbo (sic!). Queste tristi e
documentate vicende ci dovrebbero rendere tutti
consapevoli che l’assalto al territorio tarquiniese
è iniziato e da un pezzo e senza bisogno
d’assedio.
Torna in mente, così come evocata dai dipinti
nella “sala degli affreschi” comunale,
la vagheggiata discendenza della nostra Città
dalla mitica, resistente Troia d’omerica memoria,
dalla quale, evidentemente, non sono state ereditate
altre suggestioni se non quelle utili al pittore
che si cimentò in un puro volo di poetica
e artistica fantasia.
Non c’è il coraggioso Ettore a difendere
le mura e gli accessi, spalancati dall’ignavia
d’origine antica e corrente, sono agevoli
per l’invasore di turno. Si chiami esso Ulisse
d’Itaca, Federico lo Svevo, Altero da Cecina
o Roberto del Carroccio, poco importa. Il saccheggio
è consentito ovunque e con ogni tempo, anche
in caso di pioggia.
Marco
Vallesi