Martedì, 4 Agosto, 2009 1:16

Ci mancava tanto, il nucleare

Il 9 luglio scorso il Senato della Repubblica ha approvato, nell’ambito del disegno di legge per la finanziaria, “una serie di misure qualificanti – stando almeno alle dichiarazioni del Ministro Scajola – dell’azione di governo tesa ad incrementare lo sviluppo nel nostro paese”.
Tra i vari e cospicui ostacoli burocratici per l’avvento della produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico), inseriti ad hoc nel testo, spicca, per l’incredibile “ritorno di fiamma”, il nucleare.
Un tema che ci riguarda molto da vicino: non più di 15 o 16 chilometri in linea d’aria.
La scelta, ratificata dopo un iter parlamentare abbastanza tormentato, segue l’incontro di febbraio tra il premier Silvio Berlusconi e il capo dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy durante il quale i due si sono accordati ed hanno siglato l'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi sulla produzione di energia con l'atomo. Intesa che ha aperto la strada alla costruzione in Italia di quattro centrali di terza generazione.
Con queste premesse ci troveremo di nuovo di fronte, incredibilmente, il pericolo di veder riprendere i lavori per la costruzione di una centrale nucleare a Montalto di Castro.
E per giunta potrebbe essere una di quelle della così detta “terza generazione”, ovvero di una tecnologia già obsoleta nel momento in cui è stata concepita. Come quella, ad esempio, in costruzione in Finlandia, la Olkiluoto-3, che sta accumulando, per il suo completamento, ritardi e costi abissali dovuti ad errori strutturali e tecnici di progettazione, tanti e tali da aver moltiplicato a dismisura i previsti costi iniziali. La conferma dello stato d’incertezza in cui è piombato l’intero apparato che si occupa del progetto e del finanziamento dell’impianto finlandese ci viene direttamente dalle autorità competenti le quali, ancora oggi, non sono in grado di riferire quando, effettivamente, la costruenda centrale, progettata da una società franco-tedesca, potrà andare in esercizio, né prospettare quali saranno i costi finali di un tale, indefinibile progetto.
Ma non c’è bisogno di rilevare errori, progettuali o strutturali, per comprendere come l’energia elettrica prodotta con il “fuoco nucleare” sia il peggior investimento per chiunque voglia essere così pazzo da affidarsi a questa opzione per “risollevare” l’economia e rilanciare lo sviluppo.
Al riguardo, ricordiamo un saggio di spessore inconfutabile che ci viene da un articolo di Mark Hertsgaard, pubblicato su “l’Espresso” dell’8 luglio 2008 con il titolo Il bluff nucleare, da cui espungiamo solo un piccolo brano tra i tanti egualmente significativi.

Silvio Berlusconi è a conoscenza di qualcosa che il suo collega miliardario Warren Buffet non sa?... Nel frattempo, Buffet rifiutava l'opzione del nucleare per gli Stati Uniti. "Da un punto di vista economico non ha senso", ha dichiarato il leggendario investitore i cui decenni di favolosi successi e profitti azionari lo hanno reso un vero dio agli occhi di innumerevoli investitori fai-da-te, per non menzionare il partner informale cofondatore di Microsoft, Bill Gates. Nel 2007, una delle società di Buffet ha speso ben 13 milioni di dollari per cercare di capire se acquistare o meno una centrale nucleare nell'Idaho. L'idea fu abbandonata dopo che le ricerche e gli studi effettuati indicarono che il nucleare non poteva produrre elettricità 'a prezzi ragionevoli'. "Il fatto che uno come Buffet la faccia finita con un potenziale investimento, dopo aver speso ben 13 milioni di dollari solo per analizzare e prendere in considerazione un affare, dovrebbe far esitare chiunque e rendere tutti indecisi", ha commentato Joe Romm, ex assistente segretario del dipartimento americano per l'Energia.
Buffet non è affatto un'anomalia. Wall Street, e investitori privati di tutto il mondo, hanno voltato le spalle all'energia nucleare oltre vent'anni fa e non sono mai tornati sui loro passi. Il loro ragionamento è semplice: la costruzione di centrali nucleari è cosa molto onerosa, sia da un punto di vista dei costi che dei rischi, e l'esperienza dimostra che si sono sempre verificati ritardi e sforamenti multi-miliardari, sforamenti che possono causare la bancarotta di una società qualora questi non vengano poi trasferiti sui consumatori.


Sulle scelte del Governo per la localizzazione delle nuove centrali potranno pronunciarsi le amministrazioni degli Enti territoriali e, sempre stando a Scajola, da “La Stampa” del 10 Luglio 2009, apprendiamo che “abbiamo avuto disponibilità a livello locale, da vari enti, ad
accogliere centrali nucleari. C'è una maturazione rispetto a posizioni precedenti”. Scajola ha aggiunto che saranno individuati “i siti ideali per sicurezza e collocazione e su questa mappatura sarà il mercato a decidere con il consenso dei territori, che avranno dei vantaggi. Sarà un affare per l’Italia e uno ancora più grosso per i territori” senza dimenticare l’accenno alle “misure compensative” previste per i territori che impatteranno con il nucleare. Naturalmente Enel, Confindustria e dintorni, pur ostentando apprezzamenti trattenuti per la scelta definendola in successione come una “giornata storica” o “un’opzione importante”, si preparano al succulento banchetto fregandosi le mani e allargando le già capaci tasche.
Le regioni Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia, guidate dal centro-sinistra, hanno già espresso forti critiche alla scelta nucleare del governo e prospettano una indisponibilità ad accogliere sui propri territori le centrali. La regione Lazio, tramite una dichiarazione dell’Assessore all’Ambiente Zaratti, pigola. Marrazzo, invece, tace.
Saranno, di nuovo, quelle “misure compensative” a consigliare il silenzio, o quasi, agli amministratori dei nostri Enti territoriali?
Da questi, ci verrà riproposta, come per le recenti ed accomodanti prese di posizione sulla riconversione a carbone della civitavecchiese centrale Enel di T.V.N. e sull’autostrada tirrenica, la solita rappresentazione della realtà con le braccia allargate ad accompagnare l’esclamazione “Non possiamo farci niente, è stato tutto deciso dal Governo”?
Per il momento, non aggiungiamo altro se non un possibile, futuro sommario di altri interventi per affrontare punti di vista non esattamente favorevoli alla scelta nucleare italiana: E.D.F. e le centrali a rischio di Tricastin; stoccaggio e smaltimento delle scorie nucleari; sicurezza dei siti; territori di conquista energetica ed altro ancora.

Marco Vallesi

P.S. Converrà a tutti, per questi temi, magari utilizzando internet, informarsi per conoscere i rischi compresi nella scelta nucleare. L’extra e il supplemento on-line www.lextra.info sono spazi aperti al dibattito.



Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
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