Ci mancava tanto,
il nucleare
Il 9 luglio
scorso il Senato della Repubblica ha approvato,
nell’ambito del disegno di legge per la finanziaria,
“una serie di misure qualificanti –
stando almeno alle dichiarazioni del Ministro Scajola
– dell’azione di governo tesa ad incrementare
lo sviluppo nel nostro paese”.
Tra i vari e cospicui ostacoli burocratici per l’avvento
della produzione di energia elettrica con fonti
rinnovabili (fotovoltaico ed eolico), inseriti ad
hoc nel testo, spicca, per l’incredibile
“ritorno di fiamma”, il nucleare.
Un tema che ci riguarda molto da vicino: non più
di 15 o 16 chilometri in linea d’aria.
La scelta, ratificata dopo un iter parlamentare
abbastanza tormentato, segue l’incontro di
febbraio tra il premier Silvio Berlusconi e il capo
dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy durante il quale i
due si sono accordati ed hanno siglato l'intesa
che prevede la cooperazione tra i due Paesi sulla
produzione di energia con l'atomo. Intesa che ha
aperto la strada alla costruzione in Italia di quattro
centrali di terza generazione.
Con queste premesse ci troveremo di nuovo di fronte,
incredibilmente, il pericolo di veder riprendere
i lavori per la costruzione di una centrale nucleare
a Montalto di Castro.
E per giunta potrebbe essere una di quelle della
così detta “terza generazione”,
ovvero di una tecnologia già obsoleta nel
momento in cui è stata concepita. Come quella,
ad esempio, in costruzione in Finlandia, la Olkiluoto-3,
che sta accumulando, per il suo completamento, ritardi
e costi abissali dovuti ad errori strutturali e
tecnici di progettazione, tanti e tali da aver moltiplicato
a dismisura i previsti costi iniziali. La conferma
dello stato d’incertezza in cui è piombato
l’intero apparato che si occupa del progetto
e del finanziamento dell’impianto finlandese
ci viene direttamente dalle autorità competenti
le quali, ancora oggi, non sono in grado di riferire
quando, effettivamente, la costruenda centrale,
progettata da una società franco-tedesca,
potrà andare in esercizio, né prospettare
quali saranno i costi finali di un tale, indefinibile
progetto.
Ma non c’è bisogno di rilevare errori,
progettuali o strutturali, per comprendere come
l’energia elettrica prodotta con il “fuoco
nucleare” sia il peggior investimento per
chiunque voglia essere così pazzo da affidarsi
a questa opzione per “risollevare” l’economia
e rilanciare lo sviluppo.
Al riguardo, ricordiamo un saggio di spessore inconfutabile
che ci viene da un articolo di Mark Hertsgaard,
pubblicato su “l’Espresso” dell’8
luglio 2008 con il titolo Il bluff nucleare,
da cui espungiamo solo un piccolo brano tra i tanti
egualmente significativi.
Silvio
Berlusconi è a conoscenza di qualcosa che
il suo collega miliardario Warren Buffet non sa?...
Nel frattempo, Buffet rifiutava l'opzione del nucleare
per gli Stati Uniti. "Da un punto di
vista economico non ha senso", ha
dichiarato il leggendario investitore i cui decenni
di
favolosi
successi e profitti azionari lo hanno reso un vero
dio agli occhi di innumerevoli investitori fai-da-te,
per non menzionare il partner informale cofondatore
di Microsoft, Bill Gates. Nel 2007, una delle società
di Buffet ha speso ben 13 milioni di dollari per
cercare di capire se acquistare o meno una centrale
nucleare nell'Idaho. L'idea fu abbandonata dopo
che le ricerche e gli studi effettuati indicarono
che il nucleare non poteva produrre elettricità
'a prezzi ragionevoli'. "Il fatto che uno come
Buffet la faccia finita con un potenziale investimento,
dopo aver speso ben 13 milioni di dollari solo per
analizzare e prendere in considerazione un affare,
dovrebbe far esitare chiunque e rendere tutti indecisi",
ha commentato Joe Romm, ex assistente segretario
del dipartimento americano per l'Energia.
Buffet non è affatto un'anomalia. Wall
Street, e investitori privati di tutto il mondo,
hanno voltato le spalle all'energia nucleare
oltre vent'anni fa e non sono mai tornati sui loro
passi. Il loro ragionamento è semplice: la
costruzione di centrali nucleari è cosa molto
onerosa, sia da un punto di vista dei costi che
dei rischi, e l'esperienza dimostra che si sono
sempre verificati ritardi e sforamenti multi-miliardari,
sforamenti che possono causare la bancarotta di
una società qualora questi non vengano poi
trasferiti sui consumatori.
Sulle scelte del Governo per la localizzazione delle
nuove centrali potranno pronunciarsi le amministrazioni
degli Enti territoriali e, sempre stando a Scajola,
da “La Stampa” del 10 Luglio 2009, apprendiamo
che “abbiamo avuto disponibilità a
livello locale, da vari enti, ad
accogliere centrali nucleari. C'è una maturazione
rispetto a posizioni precedenti”. Scajola
ha aggiunto che saranno individuati “i siti
ideali per sicurezza e collocazione e su questa
mappatura sarà il mercato a decidere con
il consenso dei territori, che avranno dei vantaggi.
Sarà un affare per l’Italia e uno ancora
più grosso per i territori” senza dimenticare
l’accenno alle “misure compensative”
previste per i territori che impatteranno con il
nucleare. Naturalmente Enel, Confindustria e dintorni,
pur ostentando apprezzamenti trattenuti per la scelta
definendola in successione come una “giornata
storica” o “un’opzione importante”,
si preparano al succulento banchetto fregandosi
le mani e allargando le già capaci tasche.
Le regioni Piemonte, Emilia Romagna, Campania e
Puglia, guidate dal centro-sinistra, hanno già
espresso forti critiche alla scelta nucleare del
governo e prospettano una indisponibilità
ad accogliere sui propri territori le centrali.
La regione Lazio, tramite una dichiarazione dell’Assessore
all’Ambiente Zaratti, pigola. Marrazzo, invece,
tace.
Saranno, di nuovo, quelle “misure compensative”
a consigliare il silenzio, o quasi, agli amministratori
dei nostri Enti territoriali?
Da questi, ci verrà riproposta, come per
le recenti ed accomodanti prese di posizione sulla
riconversione a carbone della civitavecchiese centrale
Enel di T.V.N. e sull’autostrada tirrenica,
la solita rappresentazione della realtà con
le braccia allargate ad accompagnare l’esclamazione
“Non possiamo farci niente, è stato
tutto deciso dal Governo”?
Per il momento, non aggiungiamo altro se non un
possibile, futuro sommario di altri interventi per
affrontare punti di vista non esattamente favorevoli
alla scelta nucleare italiana: E.D.F. e le centrali
a rischio di Tricastin; stoccaggio e smaltimento
delle scorie nucleari; sicurezza dei siti; territori
di conquista energetica ed altro ancora.
Marco
Vallesi
P.S. Converrà
a tutti, per questi temi, magari utilizzando internet,
informarsi per conoscere i rischi compresi nella
scelta nucleare. L’extra e il supplemento
on-line www.lextra.info
sono spazi aperti al dibattito.