Sabato, 5 Dicembre, 2009 17:08

“Perché non hai fatto pulire la Fontana?”. Questa domanda me la sono sentita ripetere da più di una persona, negli ultimi giorni, in giro per Tarquinia. Già, perché non l’ho fatta pulire? Per rispondere devo, necessariamente, raccontarvi una storia. Una storia che inizia proprio da quel monumento nazionale eretto, ai piedi del Palazzo Comunale, attorno alla metà del 1700, su progetto dell’architetto Filippo Barigioni; un’opera d’oggettiva importanza storico-artistica ma che per i tarquiniesi è qualcosa, anzi molto di più. La Fontana di Piazza è infatti un simbolo, un “pezzo” di Città per il quale si prova un attaccamento forse superiore ad ogni altro monumento cittadino. Un amore dimostrato più e più volte, ed in più occasioni, nel corso degli anni: come quando, ad esempio, nel 1994, la cittadinanza – attraverso una serie di sottoscrizioni e raccolte di fondi – finì per partecipare in maniera entusiastica e decisiva al finanziamento dell’opera di restauro che la coinvolse. Una mattina di quasi due mesi fa, passando in macchina, vedo un artigiano impegnato a recintare il perimetro della vasca della Fontana con dei teli di plastica. Sentendo la necessità d’informarmi su quale tipo d’intervento si sarebbe dovuto effettuare, mi rivolsi all’operatore che, con tutta la sua buona fede, mi spiegò che stava per provvedere alla pulitura del basamento centrale mediante l’uso di una sabbiatrice di carattere dichiaratamente industriale. Un intervento, insomma, assolutamente invasivo, eccessivo e, probabilmente, pericoloso per il monumento, promosso e proposto all’artigiano direttamente dall’ufficio comunale addetto, cioè quello competente per la manutenzione dei beni patrimoniali e demaniali e la gestione dei servizi tecnologici.
Rivoltomi, perciò, agli impiegati dell’ufficio scopro che l’iniziativa – con estrema superficialità – era stata presa senza che fossero stati redatti il progetto e la relazione tecnica, ed oltretutto in assenza di qualsiasi preventiva comunicazione alla Soprintendenza dei Beni Architettonici del Lazio. La Fontana, insomma, non è stata pulita perché – di fronte ad una situazione di tale, illogica avventatezza – ho suggerito agli impiegati di non dare il via all’intervento in quanto privo non solo dei necessari adempimenti ed autorizzazioni, ma anche dell’attenzione e dell’irrinunciabile rispetto che, chi svolge una funzione pubblica, dovrebbe, più di ogni altro, dimostrare nei confronti del patrimonio monumentale. E se queste sono l’attenzione e l’accuratezza con cui un ufficio custodisce e salvaguarda uno dei principali monumenti cittadini, con quale noncuranza possono venire trattati angoli meno appariscenti della Città? Ancora una volta, insomma, lo scaricabarile delle responsabilità e delle inadeguatezze, delle negligenze e superficialità viene gettato sulla schiena degli altri: magari, ultimo paradosso, su quella di chi, come me, si è esposto per difendere una ricchezza di tutti ed invece, ora, viene indicato come quello che, appunto, “non ha fatto pulire la Fontana”
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Supplemento a L’extra – Iscr. Trib. Di Civitavecchia R.S. n. 6/06 del 23/03/2006 – Direttore responsabile Stefano Tienforti
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