“Perché
non hai fatto pulire la Fontana?”. Questa
domanda me la sono sentita ripetere da più
di una persona, negli ultimi giorni, in giro per
Tarquinia. Già, perché non l’ho
fatta pulire? Per rispondere devo, necessariamente,
raccontarvi una storia. Una storia che inizia proprio
da quel monumento nazionale eretto, ai piedi del
Palazzo Comunale, attorno alla metà del 1700,
su progetto dell’architetto Filippo Barigioni;
un’opera d’oggettiva importanza storico-artistica
ma che per i tarquiniesi è qualcosa, anzi
molto di più. La Fontana di Piazza è
infatti un simbolo, un “pezzo” di Città
per il quale si prova un attaccamento forse superiore
ad ogni altro monumento cittadino. Un amore dimostrato
più e più volte, ed in più
occasioni, nel corso degli anni: come quando, ad
esempio, nel 1994, la cittadinanza – attraverso
una serie di sottoscrizioni e raccolte di fondi
– finì per partecipare in maniera entusiastica
e decisiva al finanziamento dell’opera di
restauro che la coinvolse. Una mattina di quasi
due mesi fa, passando in macchina, vedo un artigiano
impegnato a recintare il perimetro della vasca della
Fontana con dei teli di plastica. Sentendo la necessità
d’informarmi su quale tipo d’intervento
si sarebbe dovuto effettuare, mi rivolsi all’operatore
che, con tutta la sua buona fede, mi spiegò
che stava per provvedere alla pulitura del basamento
centrale mediante l’uso di una sabbiatrice
di carattere dichiaratamente industriale. Un intervento,
insomma, assolutamente invasivo, eccessivo e, probabilmente,
pericoloso per il monumento, promosso e proposto
all’artigiano direttamente dall’ufficio
comunale addetto, cioè quello competente
per la manutenzione dei beni patrimoniali e demaniali
e la gestione dei servizi tecnologici.
Rivoltomi, perciò, agli impiegati dell’ufficio
scopro che l’iniziativa – con estrema
superficialità – era stata presa senza
che fossero stati redatti il progetto e la relazione
tecnica, ed oltretutto in assenza di qualsiasi preventiva
comunicazione alla Soprintendenza dei Beni Architettonici
del Lazio. La Fontana, insomma, non è stata
pulita perché – di fronte ad una situazione
di tale, illogica avventatezza – ho suggerito
agli impiegati di non dare il via all’intervento
in quanto privo non solo dei necessari adempimenti
ed autorizzazioni, ma anche dell’attenzione
e dell’irrinunciabile rispetto che, chi svolge
una funzione pubblica, dovrebbe, più di ogni
altro, dimostrare nei confronti del patrimonio monumentale.
E se queste sono l’attenzione e l’accuratezza
con cui un ufficio custodisce e salvaguarda uno
dei principali monumenti cittadini, con quale noncuranza
possono venire trattati angoli meno appariscenti
della Città? Ancora una volta, insomma, lo
scaricabarile delle responsabilità e delle
inadeguatezze, delle negligenze e superficialità
viene gettato sulla schiena degli altri: magari,
ultimo paradosso, su quella di chi, come me, si
è esposto per difendere una ricchezza di
tutti ed invece, ora, viene indicato come quello
che, appunto, “non ha fatto pulire la Fontana”.