Tarquinia, 1944:
A Cobra fumou
L’etrusca
Tarquinia, si sa, fu madre di Roma e questa circostanza
di non poco rilievo le assicura un posto d’onore
in tutti i libri di storia antica. Eppure, aldilà
dell’Oceano Atlantico, la nostra città
dà il suo nome ad alcune strade brasiliane
e, per motivi patriottici in cui noi etruschi non
rivestiamo alcun ruolo specifico, è sorprendentemente
citata anche in qualche testo di storia moderna.
Tutto questo perché, na dia 14 de outubro
1944, il 14 ottobre 1944, a Tarquinia si verificò
un evento epocale: a Cobra fumou, ed è
come dire che un Serpente misteriosissimo fumò
e fumò con particolare soddisfazione.
Il rettile in questione non era, però, uno
di quelli dipinti sulle pareti delle nostre Tombe
che, attorcigliati alle braccia di Aitas, di Tuchulcha
o di Charun, spaventavano i defunti alle porte degli
Inferi. Non era nemmeno l’aspide “pigro”
che, strisciando tra l’erba secca e sulle
pietre infuocate dell’Ara della Regina, ammaliò
l’archeologo George Dennis e neanche una delle
bisce fienarole che furono amiche di Vincenzo Cardarelli
nella sua rustica fanciullezza paesana. A Cobra
era un vispo serpentello, buffo come un personaggio
dei cartoni animati, che fumava la pipa, disegnato
nel distintivo ufficiale della Força
Expedicionaria Brasileira na Secunda Guerra Mundial,
e ricamato in verde e giallo sulla divisa dei 25.334
militari sudamericani che nell’estate ’44
sbarcarono, letteralmente a passo di samba, nel
porto di Napoli. Uomini bruni, vivacissimi, apparentemente
svagati ma combattivi che accanto ai canadesi, ai
neozelandesi, agli australiani, ai polacchi, ai
sudafricani, agli indiani, agli algerini, ai senegalesi,
ai kenioti kikuyu e, ahimè, anche ai non
onorevoli marocchini fecero onorevolmente parte
della formidabile Quinta Armata statunitense che
risalì pesantemente la nostra penisola allo
scopo di liberarla dalle truppe tedesche che la
occupavano. Ostinate truppe nazifasciste a loro
volta esperte, ben armate, ben addestrate e disciplinatissime,
che resistevano alla pressione americana con grande
durezza, rispondendo colpo su colpo. Fu proprio
al margine di questo apocalittico scenario bellico
sempre in movimento, che nell’aeroporto di
Tarquinia accadde Il Fatto. Accadde, cioè,
che 452 anni dopo la scoperta dell’America
e per la prima volta nel vecchio continente europeo,
venne issata una bandiera istituzionale latino-americana,
o Pavilaho Nacional Brasilero, che aveva
appena percorso a ritroso il viaggio intrapreso
molti secoli prima dai Conquistadores portoghesi
e spagnoli.
A
compiere l’impresa, che fece esultare il Cobra
con la pipa, furono i 48 ufficiali piloti del Primo
Gruppo di Caccia dell’Aviaçào
Brasileira, nel quale militava, come medico
di guerra, anche Luthero Sarmento, figlio del Presidente
Getulio Vargás. La squadra, comandata dal
futuro Ministro dell’Aeronautica do Brasil,
il mitico Maggiore Pilota Nero Moura, era partita
dai campi di addestramento di Agua Dulce de Panama
nei primi giorni di giugno, ma solo in ottobre era
riuscita a raggiungere all’Aeroporto di Tarquinia
il 350° Fighter Group della United States Tactical
Air Force che appoggiava la 5ª Armata americana
e l’8ª Armata britannica nel bacino del
Mediterraneo e che, quindi, aveva già combattuto
in Africa settentrionale e in Sicilia.
L’hasteamento do Pavilhao, cioè
la cerimonia dello storico alzabandiera brasiliano
a Tarquinia, fu semplice ma solenne e il Comandante
Moura in persona – trentaquattrenne, opportunamente
bello, fotogenico come Clark Gable in Via col
Vento e proprio per questo tenuto in grande
considerazione dagli uomini della propaganda bellica
che ne enfatizzavano ogni gesto – pronunciò
il discorso d’apertura che fece velocemente
il giro del mondo: “Na historia dos povos,
nella storia dei popoli – disse – spetta
a noi l’onore di essere la prima Força
Aérea sudamericana che, attraversando
gli oceani, è venuta a volare sobre os
campos de batalha europeus. Prima di entrare
in azione, aqui no velho mundo, qui nel
vecchio mondo, il Primo Gruppo di Caccia compie
il sacro dovere, cumpre os sagrato dever,
de plantar em território inimico a bandiera
do Brasil, con il pensiero fisso all’immagine
della Patria, il cui onore e integrità giurammo
di mantenere intatti, custe o que custar,
costi quel che costi”.
A Campanha aerea dos Apeninos do Norte
si scatenò a conclusione della lettura dell’Ordine
del Giorno, e iniziò con una serie di furiose
azioni contro postazioni tedesche, snodi ferroviari
e stradali, ponti e depositi di munizioni, compiute
in volo radente dai brasiliani a bordo di micidiali
cacciabombardieri Republic P47 “Thunderbolt”
di fabbricazione americana, contrassegnati dall’immagine
portafortuna, dipinta sulla fusoliera, di un indiavolato
Struzzo Volante armato di mitraglia e somigliantissimo
a Zio Paperino in preda ad una crisi di nervi.
Il 6 novembre, o Grupo subì la sua
prima perdita e si trattò del ventunenne
2° Tenente Pilota John Richardson Cordeiro Silva,
abbattuto dalla contraerea tedesca nei cieli sopra
Bologna. Na dia 2 de dezembro 1944, il 2 dicembre
1944, seguendo le Armate alleate e la Força
Expedicionaria Brasileira che si spostavano
sempre più a nord, il 350° Fighter Group
e i piloti di Nero Moura si trasferirono all’aeroporto
di Pisa per iniziare da lì a Campanha
do Vale do Po. Il 20 aprile, i tedeschi cominciarono
a ritirarsi lungo tutto il fronte padano e, nel
maggio del 1945, conclusa vittoriosamente la guerra,
i Cobra fumantes brasiliani tornarono in Patria,
dove furono accolti da una trionfale parata na
Avenida Rio Branco de Rio de Janeiro. I Fighter
americani si spostarono, invece, nei cieli del Pacifico,
dove continuarono a combattere fino all’olocausto
di Hiroshima e Nagasaki. Ma questa è un’altra
storia.
Anna
Alfieri
Ringrazio
Mauro Belli che mi ha suggerito l’argomento
di questo articolo e mi ha fornito molte notizie
sulla spedizione brasiliana, e Nino Jacopucci che
mi ha parlato a lungo del 350° Fighter Group
del quale fece parte. Entrambi mi hanno informato
che A Cobra fumou nel distintivo della
Força Expedicionaria Brasileira,
perché lo scettico Presidente Getulio Vargas
aveva affermato che il Brasile sarebbe entrato in
guerra solo quando un “Cobra” avesse
fumato la pipa.