Venerdì, 7 Agosto, 2009 13:25

Tarquinia, 1944: A Cobra fumou

L’etrusca Tarquinia, si sa, fu madre di Roma e questa circostanza di non poco rilievo le assicura un posto d’onore in tutti i libri di storia antica. Eppure, aldilà dell’Oceano Atlantico, la nostra città dà il suo nome ad alcune strade brasiliane e, per motivi patriottici in cui noi etruschi non rivestiamo alcun ruolo specifico, è sorprendentemente citata anche in qualche testo di storia moderna. Tutto questo perché, na dia 14 de outubro 1944, il 14 ottobre 1944, a Tarquinia si verificò un evento epocale: a Cobra fumou, ed è come dire che un Serpente misteriosissimo fumò e fumò con particolare soddisfazione.
Il rettile in questione non era, però, uno di quelli dipinti sulle pareti delle nostre Tombe che, attorcigliati alle braccia di Aitas, di Tuchulcha o di Charun, spaventavano i defunti alle porte degli Inferi. Non era nemmeno l’aspide “pigro” che, strisciando tra l’erba secca e sulle pietre infuocate dell’Ara della Regina, ammaliò l’archeologo George Dennis e neanche una delle bisce fienarole che furono amiche di Vincenzo Cardarelli nella sua rustica fanciullezza paesana. A Cobra era un vispo serpentello, buffo come un personaggio dei cartoni animati, che fumava la pipa, disegnato nel distintivo ufficiale della Força Expedicionaria Brasileira na Secunda Guerra Mundial, e ricamato in verde e giallo sulla divisa dei 25.334 militari sudamericani che nell’estate ’44 sbarcarono, letteralmente a passo di samba, nel porto di Napoli. Uomini bruni, vivacissimi, apparentemente svagati ma combattivi che accanto ai canadesi, ai neozelandesi, agli australiani, ai polacchi, ai sudafricani, agli indiani, agli algerini, ai senegalesi, ai kenioti kikuyu e, ahimè, anche ai non onorevoli marocchini fecero onorevolmente parte della formidabile Quinta Armata statunitense che risalì pesantemente la nostra penisola allo scopo di liberarla dalle truppe tedesche che la occupavano. Ostinate truppe nazifasciste a loro volta esperte, ben armate, ben addestrate e disciplinatissime, che resistevano alla pressione americana con grande durezza, rispondendo colpo su colpo. Fu proprio al margine di questo apocalittico scenario bellico sempre in movimento, che nell’aeroporto di Tarquinia accadde Il Fatto. Accadde, cioè, che 452 anni dopo la scoperta dell’America e per la prima volta nel vecchio continente europeo, venne issata una bandiera istituzionale latino-americana, o Pavilaho Nacional Brasilero, che aveva appena percorso a ritroso il viaggio intrapreso molti secoli prima dai Conquistadores portoghesi e spagnoli.
A compiere l’impresa, che fece esultare il Cobra con la pipa, furono i 48 ufficiali piloti del Primo Gruppo di Caccia dell’Aviaçào Brasileira, nel quale militava, come medico di guerra, anche Luthero Sarmento, figlio del Presidente Getulio Vargás. La squadra, comandata dal futuro Ministro dell’Aeronautica do Brasil, il mitico Maggiore Pilota Nero Moura, era partita dai campi di addestramento di Agua Dulce de Panama nei primi giorni di giugno, ma solo in ottobre era riuscita a raggiungere all’Aeroporto di Tarquinia il 350° Fighter Group della United States Tactical Air Force che appoggiava la 5ª Armata americana e l’8ª Armata britannica nel bacino del Mediterraneo e che, quindi, aveva già combattuto in Africa settentrionale e in Sicilia.
L’hasteamento do Pavilhao, cioè la cerimonia dello storico alzabandiera brasiliano a Tarquinia, fu semplice ma solenne e il Comandante Moura in persona – trentaquattrenne, opportunamente bello, fotogenico come Clark Gable in Via col Vento e proprio per questo tenuto in grande considerazione dagli uomini della propaganda bellica che ne enfatizzavano ogni gesto – pronunciò il discorso d’apertura che fece velocemente il giro del mondo: “Na historia dos povos, nella storia dei popoli – disse – spetta a noi l’onore di essere la prima Força Aérea sudamericana che, attraversando gli oceani, è venuta a volare sobre os campos de batalha europeus. Prima di entrare in azione, aqui no velho mundo, qui nel vecchio mondo, il Primo Gruppo di Caccia compie il sacro dovere, cumpre os sagrato dever, de plantar em território inimico a bandiera do Brasil, con il pensiero fisso all’immagine della Patria, il cui onore e integrità giurammo di mantenere intatti, custe o que custar, costi quel che costi”.
A Campanha aerea dos Apeninos do Norte si scatenò a conclusione della lettura dell’Ordine del Giorno, e iniziò con una serie di furiose azioni contro postazioni tedesche, snodi ferroviari e stradali, ponti e depositi di munizioni, compiute in volo radente dai brasiliani a bordo di micidiali cacciabombardieri Republic P47 “Thunderbolt” di fabbricazione americana, contrassegnati dall’immagine portafortuna, dipinta sulla fusoliera, di un indiavolato Struzzo Volante armato di mitraglia e somigliantissimo a Zio Paperino in preda ad una crisi di nervi.
Il 6 novembre, o Grupo subì la sua prima perdita e si trattò del ventunenne 2° Tenente Pilota John Richardson Cordeiro Silva, abbattuto dalla contraerea tedesca nei cieli sopra Bologna. Na dia 2 de dezembro 1944, il 2 dicembre 1944, seguendo le Armate alleate e la Força Expedicionaria Brasileira che si spostavano sempre più a nord, il 350° Fighter Group e i piloti di Nero Moura si trasferirono all’aeroporto di Pisa per iniziare da lì a Campanha do Vale do Po. Il 20 aprile, i tedeschi cominciarono a ritirarsi lungo tutto il fronte padano e, nel maggio del 1945, conclusa vittoriosamente la guerra, i Cobra fumantes brasiliani tornarono in Patria, dove furono accolti da una trionfale parata na Avenida Rio Branco de Rio de Janeiro. I Fighter americani si spostarono, invece, nei cieli del Pacifico, dove continuarono a combattere fino all’olocausto di Hiroshima e Nagasaki. Ma questa è un’altra storia.

Anna Alfieri

Ringrazio Mauro Belli che mi ha suggerito l’argomento di questo articolo e mi ha fornito molte notizie sulla spedizione brasiliana, e Nino Jacopucci che mi ha parlato a lungo del 350° Fighter Group del quale fece parte. Entrambi mi hanno informato che A Cobra fumou nel distintivo della Força Expedicionaria Brasileira, perché lo scettico Presidente Getulio Vargas aveva affermato che il Brasile sarebbe entrato in guerra solo quando un “Cobra” avesse fumato la pipa.


1944: il Pavilaho Nacional Brasilero sventola all'aeroporto di Tarquinia



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