100 giorni al voto: sensazioni di fine gennaio

Pubblicato il 27 gen 2012 con 1 Commento

di Stefano Tienforti

La sensazione che ho, da un po’ di tempo, è che Mauro Mazzola sarà, di nuovo, il Sindaco di Tarquinia. Quella che cresce, invece, giorno dopo giorno, è che possa ottenere la riconferma sin dal primo turno, senza l’appendice del ballottaggio che, con parecchia suspance, cinque anni fa costò la fascia a Giulivi proprio a vantaggio dell’attuale primo cittadino.

Intendiamoci, non credo che Mazzola abbia, in questi cinquantacinque mesi di governo cittadino, aumentato la sua popolarità e simpatia nei confronti degli elettori tarquiniesi, anzi: alcune scelte, parecchi modi di fare, certe prese di posizione hanno portato una buona fetta d’elettorato, soprattutto di sinistra, ad osteggiarlo e criticarlo anche apertamente ed aspramente. Il che, però, non cambia le mie sensazioni, che lungi dall’essere figlie di un’improvvisa vena da preveggente nascono da un paio di riflessioni.

La prima delle quali è di carattere quasi emotivo: cinque anni fa, la durezza di certi atteggiamenti di Giulivi – oltre ad alcune decisioni della sua amministrazione – finirono per essere un elemento decisivo durante la chiamata ai seggi; perché proprio lì va ricercato il collante che riuscì, soprattutto nel mese preelettorale, a far stringere attorno a Mazzola praticamente tutte le forze di centro sinistra, organizzate o spontanee. Un’unione di forze ed energie animata sì dalla voglia di vincere, ma anche – secondo alcuni soprattutto – dal desiderio di metter fine a quella che si considerava l’egemonia di Giulivi.

Ad oggi – a quattro mesi dal voto – di una simile forza d’aggregazione, nel centro destra, non si vede nemmeno l’ombra, ed anzi la forza di Mazzola pare proprio quella di saper scompigliare l’avversario, dividerlo, rubarne la forza numerica per farne le basi della propria riconferma. Così, mentre il Pdl manca di qualsiasi riferimento e l’Udc letteralmente si spacca, logorato da guerre sotterranee e contraddizioni interne sin troppo evidenti, il Sindaco arriva a sancire il paradosso per il quale vanta migliori rapporti con i presunti rivali che addirittura, a volte, con i suoi stessi compagni di partito, che sino a qualche mese fa pensavano di fargli le scarpe.

E così, capita di sentire voci di colloqui tra il Sindaco e Battistoni, senza dimenticare la collaborazione da tempo instauratasi con il “collega” civitavecchiese Moscherini: tutti e due, naturalmente, di centro destra. Se, poi, si guarda la politica “interna”, troviamo piccoli e grandi movimenti che paiono indicare, chiaramente, una strategia di fondo: allargare il bacino di consenso verso aree d’elettorato non tradizionalmente proprie, andando così a recuperare quanto perso, in termini di preferenze, lasciando per strada i vari Guarisco, Serafini and co. e la fetta di cittadini che poco hanno apprezzato le scelte dell’amministrazione, in primis quelle relative all’accordo con l’Enel.

La nomina a vicesindaco di Renato Bacciardi, ad esempio, e il più generale accordo elettorale che lega al Sindaco tutta una parte dei rappresentanti tarquiniesi dell’Udc (sarà curioso capire, piuttosto, se e per quanto potremo ancora chiamarli così) è solo un passo in questo senso. Un altro era stato fatto, sempre in tema di nomine post-Serafini, chiamando Loretta Di Simone all’assessorato all’agricoltura.

Poi c’è il Pdl, e qui i movimenti sono meno evidenti, ma non certo nulli. Perché se le voci di corridoio su una vicinanza crescente con Marco Fiaccadori sono frequenti, i continui scambi di cortesie, soprattutto all’Università Agraria, tra il consigliere Pdl e i rappresentanti del Pd non fanno che alimentare il gossip. E sempre dall’aula consigliare arrivano ulteriori segnali: l’approvazione, nell’ultimo consiglio, dei due piani di lottizzazione – San Giorgio e Marina Velka – che in passato erano stati cavalli di battaglia proprio del Pdl, dovrebbe far suonare più di un campanello d’allarme nelle menti di chi, nel centro destra, vorrebbe scalzarlo da piazza Matteotti.

Solo sensazioni sbagliate o c’è qualcosa di vero? Possibile che, alle prossime comunali, si verifichi quanto – secondo molti – è già avvenuto al Consorzio di Bonifica, con una buona fetta del centro destra in appoggio nemmeno troppo segreto al Primo cittadino?

Dubbi e domande di fine gennaio che, col passare delle settimane, forse troveranno risposta o, addirittura, finiranno per rivelarsi anacronistiche, rapide come sono le manovre e le idee politiche in clima d’elezioni. Di certo, ad oggi, la riconferma di Mazzola sembra garantita soprattutto dallo sfaldamento degli avversari, e semmai l’unica preoccupazione, il Sindaco, può averla da un possibile ballottaggio in cui quell’unità d’intenti che pare mancare ora potrebbe esser rafforzata non già dalle idee e dalle coalizioni, ma dal meccanismo elettorale dell’uno contro uno. Proprio nel desiderio di evitare anche questo rischio, forse, trovano spiegazione questi atteggiamenti.

La data del voto fissata ai primi di maggio – domenica 6 e lunedì 7, per l’esattezza, eventuale ballottaggio due settimane dopo – non potrà che accelerare le dinamiche, e la frenesia riguarderà non solo i cantieri delle opere pubbliche da finire per la passerella elettorale, ma anche le sezioni di partito.

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  1. La certezza che ho io, invece, è che Mazzola non vincerà al primo turno. Vi è infatti un pullulare dinamico di movimenti e associazioni che faranno senz’altro le loro liste e sottrarranno voti al primo turno soprattutto a sinistra. A ciò va aggiunto che nelle passate elezioni l’unità contro Giulivi si realizzò soltanto in sede finale, perché il centrosinistra traccheggiò per mesi a decidere se il sindaco dovesse essere uno della Margherita, del PD, o della cosiddetta società civile. Inoltre, anche all’interno dello stesso PD vi fu una certa maretta, perché alcuni sostenevano Celli, altri Centini, altri (sic) persino Ranucci che, per tutto il mandato, aveva brillato per la sua latitanza come oppositore.
    Lei dice che Mazzola riesce a scompigliare l’avversario. Come, scusi? Sino ad ora ha scompigliato soltanto la sua maggioranza e quale sia la effettiva situazione nell’ambito del centro destra (non basta accattarsi Bacciardi e la De Simone, che sono figure marginali della coalizione per liquidare la questione) non è dato di sapere. Spesso il fuoco cova sotto la cenere e, quando scoppia all’improvviso, l’effetto è ancora più dirompente, efficace ed aggregante. Del resto, come giustamente afferma, in Politica le manovre sono talmente rapide e le situazioni così in movimento che prefigurare sin da adesso un quadro certo, al di là delle sensazioni (dettate anche queste dall’onda del momento) è impresa quanto mai improba e azzardata.

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